La carica dei 178 cardinali in Vaticano per il secondo Concistoro dell'era Prevost. Il caldo record del venerdì romano ha reso di sollievo l'aria condizionata dell'aula Paolo VI. Nell'agenda di ieri le due sessioni sul mondo e sulla pace. Inevitabile affrontare l'attualità, così come ha fatto il Pontefice sin dall'omelia della mattina per la messa a San Pietro nella quale ha detto che «la guerra non è mai degna dell'uomo, e non è mai benedetta da Dio». Gli uomini sono stati «dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi ipertecnologiche».
Più tardi, nel suo intervento introduttivo in aula, Leone XIV si è ripresentato agli occhi di chi lo ha eletto poco più di un anno fa come il Papa dell'unità. «Il ministero che il Signore mi ha affidato - ha detto Leone - non può essere vissuto da solo ma ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza
pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli». Musica per le orecchie di un sacro collegio sentitosi trascurato nei dodici anni del pontificato bergogliano.
Ai cardinali papa Leone XIV ha chiesto «libertà, franchezza e lealtà» perché «un consiglio sincero è sempre un atto di comunione». Il Pontefice si è mostrato consapevole delle perplessità che ha suscitato tra diversi cardinali il metodo di lavoro «sinodale» di questa riunione e di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi. Non a caso, nel suo discorso ha detto di sapere che «per molti di noi, non è il modo abituale di svolgere un Concistoro» ma al tempo stesso li ha incoraggiati «a vivere con convinzione il lavoro nei gruppi». Prevost li ha rassicurati dicendo che ci sarà spazio per gli interventi personali e per fargli pervenire «osservazioni o riflessioni riservate» ma ha chiesto di adeguarsi per imparare «la sinodalità praticandola».
Sinodalità che Leone ci ha tenuto a declinare a modo suo spiegando che «non è un insieme di procedure» e che non implica «una diminuzione dell'autorità» ma aiuta a comprenderne meglio il significato. Ai cardinali è stato chiesto il silenzio stampa, mentre all'esterno è stata fornita una sintesi delle discussioni
da cui scopriamo che si è parlato dei conflitti e delle polarizzazioni in corso nel mondo. Presente anche il tema della persecuzione della Chiesa e delle minoranze religiose ed etniche. Alla luce delle recenti tensioni con Israele e della crisi del dialogo ebraico-cattolico appare significativo che alcuni gruppi di cardinali abbiano voluto evidenziare la crescita dell'antisemitismo. I prelati hanno poi denunciato la crisi della famiglia e la perdita di valori trascendenti e spirituali. Si è parlato anche di migranti invocando il «bisogno di reali politiche di integrazione». Non c'è stato solo pessimismo nei lavori e, ad esempio, si è sottolineata la «sete crescente di Vangelo» tra i giovani.
E tra le righe
della sintesi si nota il sussulto d'orgoglio dei cardinali per il viaggio papale in Spagna (più volte citato) e per l'autorevolezza mantenuta dalla Chiesa in un tempo in cui molte istituzioni sono in crisi di credibilità.