Nell’ultimo giorno del viaggio in Spagna, Papa Leone XIV ha incontrato i migranti alle Canarie prima di rientrare a Roma e qui ha incontrato circa 600 migranti del Centro Las Raíces a Tenerife. Ha ringraziato governo, istituzioni spagnole e “tanti uomini e donne di buona volontà che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone”. Poi, ha aggiunto: “Mi ha colpito il nome del vostro Centro di accoglienza, che si chiama 'Le Radici'. Al mio Predecessore, il caro Papa Francesco, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l'immagine delle radici per indicare la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore”.
Il Pontefice ha proseguito rivolgendosi ai migranti, spiegando che “i santi migranti e missionari seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò di nuovo che veniva offerto loro. Perciò invito anche voi a offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato”. Noi, ha aggiunto, “dobbiamo vivere questo scambio con responsabilità, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell'amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perché possono diventare un'occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli”. Tutti “in qualche modo siamo migranti, siamo pellegrini in cammino. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone”.
Ha quindi lanciato un monito: “Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all'incontro”. E rivolgendosi direttamente ai migranti ha detto: “A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni”.
Ogni società che accoglie, ha proseguito il Papa, “ha dei doveri nei confronti di chi arriva - spiega Leone -; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità”.