Caro don Walter,
la visita di Papa Leone XIV nella mia città, Pavia, sulle orme di sant'Agostino, ha suscitato in me alcuni interrogativi. Da grande devoto del Santo di Ippona, mi chiedo: in che modo l'eredità spirituale e il pensiero di sant'Agostino stanno influenzando il pontificato di Papa Prevost? E quale attualità conserva oggi il messaggio agostiniano per chi è alla ricerca di Dio?
Alfredo
Caro Alfredo, la visita di Leone XIV a Pavia, presso la tomba di sant'Agostino, non è stata soltanto un gesto devozionale. Per un Papa agostiniano, tornare alle radici del proprio carisma significa anche indicare una direzione alla Chiesa. Certamente è ancora presto per stabilire fino a che punto quello di Robert Francis Prevost possa definirsi un pontificato pienamente «agostiniano», ma alcuni tratti appaiono già evidenti.
Fin dal primo saluto dopo l'elezione, Leone XIV ha insistito su parole che appartengono al vocabolario più autentico di sant'Agostino: pace, amore, unità, fraternità e comunione. Ha ricordato che «Dio ci ama tutti incondizionatamente» e ha invitato i fedeli a camminare insieme come un'unica famiglia. Dietro queste parole si intravede una precisa visione della Chiesa, profondamente radicata nella tradizione agostiniana.
Sant'Agostino visse in un'epoca segnata da divisioni, conflitti e contrapposizioni. Per tutta la vita cercò di costruire l'unità della Chiesa e di ricomporre le fratture che la attraversavano. Non è un caso che i cardinali, ispirati dall’alto, abbiano scelto un figlio di sant'Agostino. In un tempo caratterizzato da polarizzazioni ecclesiali, culturali, politiche e sociali, Leone XIV sembra voler privilegiare ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Lo fa senza proclami, con uno stile mite, umile e dialogante che molti già gli riconoscono.
Ma la straordinaria attualità di Agostino non riguarda soltanto la sua idea di Chiesa. Riguarda soprattutto la sua esperienza umana. Se vivesse oggi, probabilmente sarebbe considerato un intellettuale contemporaneo: brillante, inquieto, appassionato, sempre alla ricerca di qualcosa che desse senso alla propria esistenza. Prima della conversione attraversò dubbi, errori, ambizioni e passioni. Cercò la felicità nel successo, nella carriera, negli affetti e nelle filosofie del suo tempo. Nulla, però, riuscì a colmare il desiderio più profondo del suo cuore.
Per questo la sua frase più famosa continua a parlare agli uomini e alle donne del XXI secolo: «Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». È difficile trovare parole più moderne. Viviamo in una società che offre infinite possibilità, ma che spesso lascia le persone sole e smarrite davanti alle grandi domande dell'esistenza. Agostino ci ricorda che dentro ogni uomo abita una sete di infinito che nessun bene materiale, nessun successo e nessuna tecnologia possono soddisfare pienamente.
Credo che Papa Leone XIV senta particolarmente attuale questo messaggio. Da religioso agostiniano ha imparato che la fede nasce da una ricerca sincera della verità e che l'incontro con Dio non spegne le domande dell'uomo, ma le porta a compimento. Per questo continua a richiamare i grandi temi della spiritualità di Agostino: la ricerca di Dio, la vita fraterna, la comunione e l'amore come principio unificante della Chiesa.
Forse è proprio qui che si può cogliere il tratto più agostiniano del nuovo Pontefice: nell'invito a non smettere mai di cercare Dio e a costruire una Chiesa capace di essere una casa accogliente per tutti, una vera casa e scuola di comunione. Perché, ieri come oggi, il cuore umano resta inquieto. E continua ad avere bisogno di quella pace che soltanto Dio può donare.