Leone XIV aveva chiesto franchezza ai cardinali. E c’è chi lo ha preso in parola. Come vi possiamo svelare, infatti, se nell’agenda nessuna menzione era stata fatta dell’imminente scisma dei lefebvriani, ci ha pensato un cardinale già al primo giorno di lavori ad approfittare dello spazio dedicato agli interventi personali per indicare l’elefante nella stanza: la sfida aperta della San Pio X a Roma.
L’intervento
Alla vigilia del Concistoro la Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre ha lanciato un altro guanto di sfida al Papa e ai cardinali inviando loro una professione di fede che di fatto accusa Roma di aver deviato rispetto alla tradizione e al magistero di sempre. Ebbene, un j’accuse che il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha invitato a respingere al mittente. Da qui il suggerimento ad elaborare una risposta ai lefebvriani per rivendicare che Roma non ha mai abbandonato la strada della tradizione a differenza di quanto da loro sostenuto. Una presa di posizione ancora più significativa se si pensa che il cardinale tedesco era a capo del dicastero che si occuperà proprio dello strappo.
Una nuova Ecclesia Dei
L’intervento, inoltre, ha affrontato le conseguenze di uno degli scenari da noi anticipati nei giorni scorsi: la dichiarazione di scisma dopo le consacrazioni senza mandato pontificio dei nuovi vescovi della San Pio X porterà diversi lefebvriani a cercare un ritorno verso Roma. Il cardinale ha dunque sottolineato la necessità di prepararsi alla loro accoglienza, proponendo una struttura su modello della
Pontificia Commissione “Ecclesia Dei voluta nel 1988 da Giovanni Paolo II per accogliere chi volle tornare in piena comunione con Roma dopo le consacrazioni illecite fatte da monsignor Lefebvre. L’accoglienza di chi lascerà la Fraternità è un tema molto sentito e su cui il dicastero per la dottrina della fede è già attenzionato. Tra i lefebvriani c’è preoccupazione per la prospettiva di una scomunica che, a differenza di 38 anni fa, potrebbe non toccare solo i vescovi consacrati e consacranti. Se riguardasse solo loro, ad esempio, ne sarebbe esente Davide Pagliarani, superiore generale della San Pio X e principale promotore della linea dura. In ogni caso, al momento non esistono certezze sulla tipologia di reazione che ci sarà dall’ex Sant’Uffizio, ma si prevede che un numero di preti, religiosi e suore lascerà gli scismatici e vorrà tornare in piena comunione con Roma.
Liturgia
Oggi grazie al lavoro fatto all’epoca dalla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei esistono nella Chiesa, in piena comunione con Roma, istituti che celebrano la liturgia antica e accettano il Concilio Vaticano II. La Ecclesia Dei venne soppressa nel 2019 da Francesco.
Nel 2021 vennero poi introdotte restrizioni a queste celebrazioni con Traditionis Custodes, ma oggi la linea di una maggiore tolleranza sembra prevalere nel sacro collegio. Anche perché, come rivelato circa un anno fa dalla vaticanista Diane Montagna, la maggior parte dei vescovi consultati prima di introdurre il provvedimento si erano detti contrari ai divieti.
L’intervento di Müller è stato accolto da silenzio assoluto come gli altri interventi, ma al
termine dei lavori - da quanto si apprende - diversi cardinali di orientamenti diversi sembravano d’accordo ed hanno anche apprezzato la franchezza del porporato, uno dei più autorevoli per studi e carriera ecclesiastica.