Oggi la Curia si ritroverà a San Pietro per la messa conclusiva del summit sulla famiglia organizzato nel decimo anniversario di Amoris Laetitia, ma la testa di tutti è qualche km più in là. Il Papa convalescente al Gemelli è uno scenario che nessuno immaginava fino a domenica.
Pensieri e retropensieri si affollano nella testa dei cardinali che commentano tra loro l’invito ricevuto dai confratelli Mario Grech e Kevin Joseph Farrell. Una comunicazione riservata in cui segretario generale del Sinodo e il prefetto del dicastero per i laici riportavano il «desiderio» del Papa ad averli tutti presenti nella celebrazione odierna in basilica. Un invito dettato forse dalla consapevolezza che quest’anniversario non scaldava i cuori di tutti in Curia. Purtroppo però sarà Leone a non essere presente, mentre il cardinale Luis Antonio Tagle farà il suo esordio da decano. Gli occhi di tutti saranno puntati su questo prelato filippino in passato considerato troppo emotivo dai suoi confratelli. La parola «conclave», in ogni caso, resta bandita nelle conversazioni tra cardinali e vescovi a Roma: nessuno vuole pensare al peggio e tutti contano che l’azione normalizzatrice impressa da Prevost alla Chiesa possa proseguire. In questi 18 mesi di pontificato sono emerse in Curia delle figure di cui il Papa si fida di più. È soprattutto a loro che si guarda in questo momento di preoccupazione. Oltre al neodecano Tagle, una fortissima confidenza con Prevost può vantarla il cardinal Farrell che non è solo prefetto del dicastero per i laici ma anche camerlengo. Per la sua esperienza è lui l’uomo che può permettersi di sussurrare all’orecchio del Papa. In segreteria di Stato, invece, brilla sempre meno la stella del cardinale Pietro Parolin, lo sconfitto dell’ultimo conclave. Prevost lo tratta con rispetto ma in Terza Loggia ha un rapporto privilegiato col segretario dei rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Parlano la stessa lingua e si conoscono da più tempo.
C’è poi il capitolo finanze su cui Leone ha messo la testa sin da poco dopo l’elezione. Sui soldi la linea leoniana è chiara: più Usa, meno Germania. Non c’è da fidarsi sull’esito del Cammino sinodale, quindi l’imperativo è ridurre la dipendenza dalle donazioni tedesche. Questo impegno personale sui dossier economici ha fatto nascere una sintonia con il presidente dell’Apsa, la cassaforte vaticana guidata dal salesiano Giordano Piccinotti.
Un altro italiano tenuto in grande considerazione è monsignor Filippo Iannone la cui nomina al dicastero per i vescovi è stata una delle più apprezzate di questo pontificato. Sembra che sarà proprio lui, peraltro, a trasferirsi nella casa all’ex sant’Uffizio lasciata libera da Prevost dopo il trasferimento al Palazzo Apostolico.
Il ricovero papale è anche il battesimo del fuoco per la nuova comunicazione vaticana. È vero che Maria Montserrat Alvarado entrerà in carica il primo novembre, ma la nuova prefetto è già operativa da mesi a studiare il pesante lavoro che si troverà ad ereditare. Si dice che abbia già individuato diversi sprechi a cui intende mettere mano un minuto dopo essere entrata nel suo ufficio. Quindi è probabile che la manager americana abbia detto la sua sulla gestione delle informazioni dal Gemelli.
Tra ansia e speranza, in Curia c’è chi pensa che questo inaspettato pit stop ai box ospedalieri potrebbe accelerare quei processi avviati finora gradualmente da Leone con l’intenzione di non creare o esasperare fazioni.
