A Vendola riesce il bis, ma il Pdl diventa il primo partito

Confermato grazie anche agli errori del centrodestra sarà al governo
della regione per altri 5 anni: "Mi sono ispirato a Tatarella"

nostro inviato a Bari

Il dolore vive dentro, non c'è gioia che possa spegnerne il respiro profondo. Anche quando tutto è passato. Un fiume in piena, il dolore, come Nichi nelle ore che accompagnano la sofferta vittoria. La soglia del cinquanta per cento è un miraggio visibile soltanto a Bari, gli avversari Palese e Poli Bortone si elidono grazie alle loro incomprensioni che buttano via il sorpasso. Nonostante il Pdl sia il primo partito, Vendola spunta altri cinque anni di governo in Puglia: un altro lustro per sognare, costruire l'alternativa, forse la sinistra fin dalle fondamenta. Magari puntare su Palazzo Chigi nel 2013. «Ma sono un leader nazionale solo nella misura in cui governerò bene in Puglia».

È un fiume in piena, Vendola, come il dolore che custodisce dentro. L'orribile anno vissuto, un tunnel nero alla fine del quale c'è questa gente che fino all'ultimo lo tocca, lo osanna, lo idolatra, lo imbarazza.
«Sì, è stato un anno terribile - dice -. Mi volevano morto...». La morte l'ha toccato già all'inizio del 2009, con la perdita dell'amatissimo papà. «Non si può spiegare quello che si prova, come se una mano ti si conficcasse nel petto e ti strappasse il cuore». Forse per questo, nella pila degli ultimi libri acquistati in libreria, spicca «Indignazione» di Philip Roth: ode disperata di ciò che ci viene sottratto per sempre, lamento dolente sull'ingiustizia che la vita porta con sé, senza ricompensa alcuna. «Lo leggerò dopo, con ansia - dice -... Temo che risvegli altro dolore».

Vendola il poeta, Vendola l'umile, Vendola il politico «diverso». Eppure capace di tenere a bada i contendenti, incunearsi nelle loro carenze e nelle loro contraddizioni, fino a immaginare la collaborazione con la Poli Bortone e a ghermire voti impensabili, gente di centrodestra che lo sceglie assieme alla lista del Pdl. Unione «di fatto» assurda, impensabile e però vera, di cui il governatore riconfermato vuole farsi carico. Il suo modello di rinascita, spiegava nella notte dell'attesa, è stato Pinuccio Tatarella: campione della «baresità» applicata alla politica nazionale, «armonia» come ricerca antropologica permanente, capacità di essere popolo senza cadere nel populismo. «Avevo con lui un ottimo rapporto - racconta Vendola -, e quando se n'è andato ho voluto studiarlo a fondo, ho cercato di capire, ho frequentato i suoi luoghi».

Primo tra tutti il bar di Bari Vecchia nel quale Pinuccio giocava a scopone attorniato da amici di una vita o semplici conoscenti. Dove, senza scomporsi e neppure girarsi, sapeva ascoltare e «farsi popolo». L'essere politico sta in «questa capacità di ascolto», sostiene Vendola, che si autodefinisce «leghista» per il culto delle radici e che, senza scomporsi, parla di Berlusconi come «grande politico», anche se ora «è giunto il momento che tutti noi ci deberlusconizziamo e l'Italia volti pagina».

Bari lo ama incondizionatamente, il resto della regione meno. Il suo primo mandato è stato un esperimento, lui ringrazia ironicamente Fitto e chiede polemicamente che il governo «rimuova questa barriera architettonica» costituita dal ministro per i Rapporti con le Regioni.

«Pensa che in questi negozi non mi facevano nemmeno entrare, un tempo...», sorride nella passeggiata notturna davanti alle vetrine illuminate della Bari-bene. Le macchine si fermano, suonano i clacson, la gente cerca di farsi riconoscere, si fa fotografare accanto all'icona del politico «diverso». Non è stato sempre così, nell'anno orribile degli scandali e delle inchieste giudiziarie, del Pd che s'è fatto tramite di vendette politiche e interessi affaristici, pagandoli sonoramente nell'urna con un calo di quasi il 7 per cento. «La mattina facevo fatica a uscire dal portone di casa. Ci sono stati giorni che mi mancava il fiato, e la terra sotto i piedi. Pensa a come ti puoi sentire, quando al Tg scorrono le tue immagini e la conduttrice parla di mazzette nella sanità, festini con le escort. Che c'entro con tutto questo? Questo non è il mio mondo! Questo ho urlato al mio ex vice, Frisullo, prima ancora che venisse indagato, quando ho azzerato l'intera giunta. La gente ha capito».

Ha compreso l'ingiustizia, il torrente che trascinava via colpevoli assieme ad innocenti e lì, sulla riva, falchi pronti ad approfittarne. L'attacco diversivo portato da D'Alema, che ha provato a schiacciare sotto il tacco la «primavera» del centrosinistra rappresentata da Vendola ed Emiliano, il sindaco di Bari che ora parla di «lezione dolcissima eppure severa: avevamo perso la connessione con il popolo, ma il popolo ci ha ripreso per mano». Il sodalizio tra i due è tornato saldo. Grazie al successo personale, Nichi può legittimamente muovere l'offensiva al «potere centrale» che lo voleva «morto». «Esiste uno schema vecchio, di una politica che ha perduto ogni capacità di contatto con la gente, che per il dopo Berlusconi pensa di poter mettere assieme Bersani e Casini, Fini e Montezemolo. Ma questa politica che non conosce il popolo è soltanto un'allusione di alternativa. Allusione che diventa illusione, se riesci a parlare soltanto con te stesso, e hai interrotto ogni legame con chi ti vota, con chi spera, con chi soffre», dice Nichi, che nel sorriso sa conservare il dolore.

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