Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 08:54
Politica

«Venga pure la riforma farà bene anche a noi»

da Milano

«Nulla di nuovo. Già nel 1997 la prima delle indagini dell’Antitrust sembrava dovesse sconvolgere il mondo delle professioni: siamo ancora qui». È scettico William Santorelli, presidente dell’Ordine dei ragionieri commercialisti. «Anche questa volta si fanno più o meno le stesse affermazioni, alcune scontate».

Cioè?

«Per esempio la pubblicità. Che non debba essere vietata è un dato ormai acquisito; è corretto il principio che non debba essere comparativa ma informativa. La stessa Autorità sottolinea che non deve “alimentare bisogni”: tutto ragionevole».

E della tariffa, che cosa dice?

«Quella minima obbligatoria riguarda poche professioni. In quelle giuridico-economiche è un punto di riferimento orientativo. Non ci piace che si generalizzi».

L’Antitrust fa altre osservazioni

«Sì, e sono generiche. Parla di limitazione agli accessi, di sbarramenti, e di eccesso di normativa che creerebbe ingiustificati privilegi. Mi piacerebbe vedere elencati questi privilegi, non dice quali sono. In realtà riserve forti ci sono soprattutto per notai e farmacisti, che sono le categorie alle quali è rivolta l’attenzione dell’Antitrust, ma quest’ultima, per pudore, parla di tutte. Pensi che tra ragionieri, dottori commercialisti e avvocati in Italia siamo in 250mila, quando di notai ce ne sono 5mila. Noi facciamo da soli un mercato, come si fa a dire che ci sono limitazioni all’accesso?».

Le critiche non vi riguardano?

«L’Antitrust fa le sue valutazioni su alcune professioni allargando il giudizio a tutte».

Quindi condividete le critiche?

«Prendiamo i notai: hanno esclusive fortissime e noi siamo i primi a lamentarci. Con i dottori commercialisti chiediamo che vengano tolte alcune loro esclusive e allargati alcuni compiti anche a noi».

Un esempio?

«Il caso di cessione di quote di un’azienda. Il commercialista prepara l’atto, che poi va firmato davanti al notaio. È assurdo. Ma sa qual è il problema?

Quale?

«Le nostre professioni sono regolate da leggi antiquate. I ragionieri si reggono su una legge del 1906 riformata nel 1953, anno in cui sono “nati” i dottori commercialisti. Altre professioni hanno più di cinquant’anni. Una riforma è urgente e necessaria».

Commenti