Verona tenta la crociata contro Abu Dhabi: «Difendiamo Unicredit»

La finanza araba è tra le poche ad avere denaro da investire e una public company quotata è per sua natura contendibile, ma per Verona l’idea che gli sceicchi di Abu Dhabi abbiano soppiantato la Fondazione di Paolo Biasi come primo azionista di Unicredit deve essere davvero insopportabile. «Io vedo che gli altri governi quando qualcuno cerca di mettere i piedi in casa loro comunque difendono quello che è patrimonio della loro nazione. Siccome Unicredit è patrimonio di questa nazione, credo che vada difeso», ha detto ieri il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi sottolineando di nutrire «qualche preoccupazione» visto che entrano partner internazionali «nei beni che consideriamo assolutamente nostri». Il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, ha rastrellato il 4,9% di Unicredit, superando di un soffio anche la Banca Centrale Libica; insieme i due soci arabi posseggono il 10% di Piazza Cordusio.
C’è il rischio di una indigestione di datteri e kebab, ha forse pensato Tosi, cavaliere della stessa crociata indetta dal governatore del Veneto, Luca Zaia, contro il riassetto della Banca Unica voluto da Alessandro Profumo, spintosi ieri nell’accidentata provincia scaligera per la cerimonia di consegna del premio «ok Italia» a una ventina di pmi ambasciatrici del made in Italy. La politica segue logiche diverse da quelle della finanza, ma è indubbio che è stata proprio Fondazione Cariverona la prima a mettersi di traverso sulla nuova governance di Unicredit, fino a fare mancare il proprio voto al momento della nomina di Gabriele Piccini a country chairman per l’Italia. E sempre lungo l’Adige si è consumato lo strappo sul prestito cashes legato al maxi-aumento di capitale con cui Profumo ha puntellato la banca nel pieno della crisi. L’attacco fu letto come un atto di sfiducia verso il vertice della banca che ora incassa però il sostegno dei grandi fondi internazionali. Considerando, oltre ai soci arabi, il 4% in mano all’americana Black Rock e il 2% di Allianz, gli investitori stranieri rappresentano ormai la fetta più consistente del capitale di Unicredit, dove le fondazioni si fermano tutte insieme all’11,7%. Internazionale è peraltro la stessa banca creata da Profumo con una progressiva espansione in Est Europa: la prossima tappa dovrebbe essere la Libia. L’arbitro della gara è il governatore della Banca centrale libica che è anche l’emissario di Gheddafi nel consiglio di amministrazione di Unicredit. Quanto ad Abu Dhabi, al momento non sembra aver avanzato pretese, ma è comunque difficile pensare che resti fuori dal board. Il vice presidente di Unicredit, Luigi Castelletti, ha già detto che è in corso una verifica sui mutati pesi dei soci all’interno dell’azionariato di Piazza Cordusio.
Per il sindaco di Verona era comunque «prevedibile», viste le quotazioni stracciate di Borsa, che ci fossero compratori esteri. Il primo cittadino di Verona vuole però che la superbanca dia risposte a famiglie e imprese, «il nostro timore è che si allontani dal territorio»: gli impieghi di Unicredit nel veronese raggiungono i 5,7 miliardi e, con il Bancone, l’87% delle deleghe sui crediti sarà decentrato.

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