Verso il derby

È un punto interrogativo. «Ma io cosa ci faccio qui?», rivolto alla sua panchina, primo tempo di Bari-Inter, dichiarazione resa spontanea da Mario Balotelli, sguardo che si incrocia con quello di Beppe Baresi. José Mourinho, iperudente, in piedi a pochi metri.
La sua non era una richiesta esistenziale, non intendeva cosa ci faccio qui io sulla terra fra voi mortali. Ma in quel momento era nella sua metà campo per svolgere un compito che non sa fare o più probabilmente ritiene poco edificante per uno del suo rango. O più semplicemente non vuole fare. E allora passa davanti alla sua panchina in azione di ripiego, si fa per dire, e rivolto a chi sta lì fa: «Cosa ci faccio qui? Io devo giocare più avanti». Qualcuno potrebbe ricordargli che ogni volta che difende fa felice José. Ma rischierebbe di sentirsi rispondere: ragione di più...
Pur non trovandosi agli arresti domiciliari, a Mario Balotelli è stato ricordato in tempi sospetti che qualunque sua dichiarazione potrebbe essere usata contro di lui. Ma Mario Balotelli non crede che qualcuno possa fare qualcosa contro di lui, per questo è così naif, va a vedere Milan-Novara e a chi gli chiede spiegazioni risponde che tifa Milan. E non ha sospetti neppure su José Mourinho.
I due si sopportano amabilmente, José ha digerito il 50 per cento della cessione di Ibrahimovic solo per la presenza di Balotelli in squadra. Balotelli, se ha voglia di fare un po’ di conti, scoprirà che non ha mai giocato così tanto come in questo periodo. Sabato sera però al San Nicola, Mario Balotelli non ha confermato di essere un talento del calcio italiano e José glielo ha ricordato. Primo tempo accettabile, qualche bravo, finale in calando, shampoo nell’intervallo, Mario zitto. Come ha iniziato a vederlo vacillare, e cioè poco reattivo dietro, José non gli ha più dato tregua, lo ha richiamato duramente e costantemente, lui si aspetta sempre molto da Mario. Lo ha martellato senza ritegno e se qualcuno chiede spiegazioni, il tecnico le dà subito: «Se ne parlo bene fa un passo indietro. Per fargli fare un passo avanti devo parlarne male». José si è dichiarato: ha detto che deve provocarlo per ottenerne il meglio. Quindi ha continuato a riprendere il Mario inesistente in fase difensiva fino al cambio con Cambiasso, 34’ secondo tempo, punteggio ormai congelato sul 2-2, mossa stracondivisa dalla maggioranza. A quel punto per l’Inter era ancora più importante non sbagliare in fase di contenimento, e qui Mario resta un’incognita.
Mourinho, che questa sera agli Oscar del calcio promossi dall’Aic verrà premiato dai calciatori come miglior allenatore della scorsa stagione, a fine partita ha reso questa dichiarazione spontanea: «Mario in fase difensiva è stato zero. Doveva chiudere l’uomo o lo spazio invece non ha chiuso né l’uno né l’altro. Il suo rendimento dipende dalla luna, invece un professionista non dovrebbe mai cambiare l’intensità del suo impegno. Ma lui ogni volta che entra in campo è un punto interrogativo». Dichiarazione spontanea perché nessuno aveva chiesto a José di Balotelli, evidentemente ci teneva a far sapere come stavano le cose.
Mario, sempre durante la partita, aveva già espresso le sue: «Ma così non tiro più in porta...». Qualcuno potrebbe ricordargli che Eto’o ha sorpreso tutti per la sua disponibilità in campo, ma rischierebbe di sentirsi rispondere che Eto’o è Eto’o e lui è lui. Mario dopo il cambio è rimasto in panchina ancora pochi minuti, poi si è alzato, era molto agitato per la sostituzione e si è diretto nello spogliatoio. È successo quanto accade su qualsiasi campo di calcio, chiunque venga sostituito, Balotelli-Mourinho però fa titolo, intriga, Special One contro SuperMario fa il tutto esaurito. Qualcuno ha anche ipotizzato che Mario rischia grosso, per esempio che l’Inter lo mandi a maturare altrove, non in Premier ma al Chievo, proprio dove ieri, poco prima del fischio d’inizio, un gruppo di ultrà juventini gli ha riservato nuovi cori con saltello. Ma manca una tessera al mosaico: Mourinho e Balotelli probabilmente andranno sempre avanti così, non accetteranno mai gli atteggiamenti dell’altro e probabilmente continueranno a bisticciare. Nell’Inter.
Poi si accettano scommesse: quando José se ne andrà, Mario sarà la sua prima scelta.
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