Dagli Stati Uniti all’Ucraina, passando per l’Unione europea e il Mercosur: Giorgia Meloni a tutto tondo in una lunga intervista rilasciata ai microfoni del Foglio. Uno dei passaggi più significativi riguarda il dibattito interno sulla collaborazione con Washington e, in particolare, sulla presenza di esponenti dell’Ice — l’agenzia federale statunitense per il controllo delle dogane e dell’immigrazione — in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Su questo punto, il primo ministro ha evidenziato quella che definisce una contraddizione nel confronto politico, osservando: "Non trova che sia un paradosso che proprio quelli che fanno continuamente polemica sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per una presenza di esponenti delle forze di sicurezza statunitensi durante le Olimpiadi, come accade sempre in questi eventi con i diversi Paesi alleati, poi chiedano agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa? Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi".
La Meloni ha poi ribadito la propria posizione sul tema della sicurezza e degli investimenti nel settore della difesa, sottolineando come, a suo avviso, l’Europa abbia a lungo sottovalutato la necessità di occuparsi direttamente della propria protezione. Nel contesto attuale, ha spiegato, l’idea che non esistano minacce esterne risulta superata. Secondo Meloni, una parte del dibattito politico continua invece a considerare superflue le spese militari, nonostante uno scenario internazionale caratterizzato da instabilità crescente. In merito, ha affermato: "Per lungo tempo l'Europa ha rinunciato a occuparsi della propria sicurezza e, nel tempo, si è arrivati addirittura a pensare che non esistesse alcun pericolo esterno dal quale doversi difendere. Non è un caso, infatti, che gran parte della sinistra italiana ed europea sostenga, ancora oggi nel contesto in cui ci troviamo, la tesi che le spese per la sicurezza e per la difesa siano inutili. Purtroppo, la realtà è molto diversa da ciò che vorrebbe la sinistra. Viviamo in un'epoca nella quale l'instabilità e l'incertezza sono diventate la normalità, ed è nostro dovere agire di conseguenza. Sarebbe esiziale, per i nostri popoli e per le nostre democrazie, nascondere la testa sotto la sabbia e pensare che il problema non esista".
Ampio spazio è stato dedicato anche alle questioni economiche e commerciali, con particolare riferimento all’accordo tra Unione Europea e Mercosur. Il premier ha evidenziato come l’Italia sostenga un approccio orientato all’apertura dei mercati come risposta al protezionismo, pur ribadendo la necessità di condizioni eque. Questa la sua analisi: "Da troppi anni stiamo pagando le pesanti conseguenze di un processo di globalizzazione che ha aperto al libero commercio senza regole tra sistemi economici e produttivi che non erano equi tra loro e che non rispettavano le stesse regole. Questo processo ha creato sperequazioni strutturali e ha finito per rendere le nostre economie più deboli e vulnerabili, creando nuove dipendenze strategiche".
Secondo la leader del governo, la politica commerciale di Bruxelles dovrebbe quindi puntare su nuovi criteri, privilegiando la rilocalizzazione delle produzioni e la semplificazione normativa, oltre a introdurre tutele più efficaci per imprese e produttori.
A questo proposito, ha concluso sottolineando che "la strategia commerciale dell'Unione europea debba avere come priorità il nearshoring e il friendshoring, ossia la rilocalizzazione di produzioni nei paesi più vicini o nei paesi amici, oltre che semplificare la sua assurda burocrazia e prevedere precise garanzie per i nostri produttori e per le nostre imprese quando decide di costruire nuove aree di libero scambio. Come è accaduto con il Mercosur, dove l'Italia ha svolto un ruolo determinante per definire un accordo che fosse equilibrato e vantaggioso per tutti".