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"Imbastiamo il nostro lavoro?" Quelle trame contro la Meloni

Nell'inchiesta sul caso Sangiuliano le conversazioni tra la Boccia e il conduttore di Report. "Complimenti per il coraggio e la dignità". L'incontro "segreto" a Napoli

"Imbastiamo il nostro lavoro?" Quelle trame contro la Meloni
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"Possiamo cominciare a imbastire il nostro lavoro?". È in questa frase che è racchiuso il metodo Report, la fabbrica delle inchieste di Sigfrido Ranucci e le trame montate ad arte per colpire il governo Meloni. Uno dei tanti messaggi delle chat finite agli atti dell'affaire Sangiuliano, l'inchiesta della Procura di Roma pronta a portare a processo per stalking e lesioni l'imprenditrice Maria Rosaria Boccia. Il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e il pm Giulia Guccione, titolari del fascicolo sul Boccia-gate, hanno depositato decine di conversazioni tra la pompeiana e il conduttore del programma di Rai3. Chat che ricostruiscono il lavoro "imbastito" dal conduttore. Il quale, nel mentre, non ha gradito la nostra esclusiva e, in un post su Facebook, scrive che "il Giornale degli Angelucci diretto da Cerno in versione "metodo Boffo" apre la guerra delle chat", lanciando una sorta di sfida alla pubblicazione delle conversazioni tra Sangiuliano e la Boccia in cui "si parla di nomine ed esponenti politici di primo livello, che la maggioranza ha secretato". Il direttore Cerno replica sui social: "Non mi passerebbe mai per la testa di insegnare al dottor Ranucci il suo mestiere. Spero continui a fare bene il suo lavoro per decenni. W Report e la libertà di stampa. Che vale per tutti, però. E sono settimane che cercano di intimidirci. Il Giornale in edicola ogni giorno".

I pm hanno acceso i riflettori sulle chat di Ranucci, visto che è stato Report a ricevere dalla Boccia e a mandare in onda l'audio illegalmente registrato dalla presunta autrice di ben 33 episodi di stalking. Una conversazione che nulla aveva a che vedere con eventuali profili di illeicità paventati dalla Boccia, diventata l'idolo della sinistra per aver fatto lo scalpo a Sangiuliano, umiliato al punto da rassegnare le dimissioni da ministro il 6 settembre 2024. Le chat depositate dai pm tracciano la genesi di quel rapporto Ranucci-Boccia, sfociato nella messa in onda, l'8 dicembre 2024, dell'audio privato, costato a Report una maxi sanzione dell'Agcom da 150mila euro ma ben presto annullata, in spregio dei diritti di una moglie tradita, da una sentenza del giudice romano Corrado Bile. Tutto inizia l'8 settembre, due giorni dopo le dimissioni di Sangiuliano, quando Ranucci manda un messaggio alla Boccia, dicendole che avrebbe piacere a incontrarla. "E complimenti a prescindere dai fatti per aver avuto il coraggio di metterci la faccia per la dignità", scrive il conduttore. I due si scambiano una serie di messaggi, per organizzare un incontro tra il 16 e il 17 settembre, quando il giornalista sarebbe stato a Napoli per la presentazione del libro. Lui prepara il terreno, girandole su whatsapp alcuni articoli dei quotidiani sull'affaire Sangiuliano, che commentano puntualmente. E nei momenti di reticenza della pompeiana, apparentemente combattuta sull'opportunità di parlare con i giornalisti, lui la rassicura: "Io credo di essere stato sempre corretto con lei". Tanto da conquistare la fiducia della Boccia e ottenere l'appuntamento per il 17 settembre, a patto che non verrà intervistata né registrata. Ranucci le garantisce la massima riservatezza, informandola che prenderà al massimo qualche appunto, pretendendo lo stesso livello di segretezza dalla Boccia. "Non faccia cenno a nessuno, proprio nessuno, del nostro incontro", precisa il conduttore di Report.

E incontro fu. "Complimenti per il coraggio e la lucidità", scrive lui a lei al termine dell'abboccamento. Boccia e Ranucci entrano così in confidenza che le critiche e gli attacchi si sprecano. Sulla premier Giorgia Meloni la pompeiana: "È stata capace di bloccare la stampa sul G7... vedi quanto potere ha anche sulla stampa di sinistra". E Ranucci: "Non esiste più la stampa di sinistra". Il 18 settembre Ranucci, il quale ha ormai conquistato la fiducia dell'imprenditrice di Pompei, getta l'amo per la costruzione della macchina del fango.

"Possiamo cominciare a imbastire il nostro lavoro? Il 27 ottobre si avvicina", chiede il conduttore, facendo riferimento alla puntata cucinata poi con la messa in onda della conversazione privata tra l'ex ministro e la moglie. I tempi sono maturi e l'ora della vendetta è arrivata. "A me farebbe molto piacere...".

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