Eduardo, nella "Grande magia" ci parla del "Terzo occhio", un concetto utilizzato dal mago Otto Marvuglia per fare credere che la illusione possa sostituire la realtà. Marvuglia lo definisce: "occhio del pensiero", per fare accettare a Cologero Di Spelta, interpretato da Franco Parenti, nella edizione di Strehler, l'apparenza come verità. Lidia Ravera ha scritto un romanzo "Il Terzo Tempo" (Bompiani) in cui racconta, con un certo distacco epico, la vita degli anni Settanta, quando si cercava di affrontare argomenti come l'incipiente vecchiaia o la solitudine utilizzando, in maniera comunitaria, il rapporto con gli altri, una visione certamente alimentata da una cosciente dose di illusione. Erano gli anni in cui Dario Fo aveva creato "La Comune", un collettivo teatrale, concepito come momento di aggregazione. Oggi, il romanzo è diventato uno spettacolo, prodotto da AGIDI e dal Franco Parenti, dove è in scena fino al 7 giugno, con la regia di Emanuela Giordano autrice, insieme alla Ravera, della drammaturgia, protagonisti Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio, Marco Maravecchio. L'autrice ha immaginato la storia di Costanza, ex insegnante, che eredita dal padre un ex convento che lei decide di trasformare in una "Comune", per potere condividere la sua vita e quella di Domenico, ex marito, con vecchi amici, onde esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte. Per Lidia Rasvera, "Il Terzo tempo" rappresenta il momento di passaggio tra l'età adulta e quella senile, un periodo difficile che potrebbe essere risolto solo in compagnia degli altri, eliminando ogni forma di convenzione e di vergogna, viste le difficoltà di una vita in comune, in un luogo dove esiste un solo bagno. Ne consegue che, secondo Costanza, la vita va vissuta in tutti i suoi ambiti, con assoluta libertà. A dire il vero, lei è ossessionata dal tempo che passa, che vorrebbe fermare perché ritiene ingiusta la mortalità.
Costanza ci appare come una donna bizzarra, sempre in cerca di progetti che possano alleviare le difficoltà della vita, essendo convinta che la terza età sia come l'adolescenza, a differenza della quarta, che ritiene sia come quella infantile dato che, con l'età avanzatissima, ci si comporta come dei bambini. Lei affronta le difficoltà con una allegra malinconia e con la convinzione che i sessantenni, come lei, appartengano a una classe privilegiata, essendo una generazione che si è formata sui libri. Non per nulla, l'azione inizia con Domenico che arriva affaticato nell'ex convento con due valigie piene di libri. Domenico, al contrario di Costanza, affronta la vecchiaia con uno spirito diverso, lui è più saggio, molto accomodante e molto pigro, mentre lei è alquanto impulsiva, irrequieta, oltre che visionaria e, a prima vista, anaffettiva, visto il suo rapporto, non solo col marito, ma anche col figlio Matteo, più simile alla mamma, come carattere, che, ritornato dall'America, dove svolgeva l'attività di scrittore, vorrebbe fare del convento, un B&B. Un quarto personaggio, Dolores, si inserisce nella trama alla ricerca di un lieto fine. La scena alterna due spazi, quello del convento e quello del ristorante dove, ogni martedi, Costanza e Domenico si incontrano, come stabilito, al tempo della loro strana separazione.
Questa materia viene utilizzata dalla regista in maniera sorridente, esaltando il carattere ironico presente nel testo. Ha evitato il trabocchetto di farci trovare dinanzi a una coppia borghese in crisi, preferendo lavorare su una coppia sui generis che non si prende molto sul serio.