Una storia di libertà e di formazione dell'individuo in un mondo antichissimo, popolato da uomini preistorici, ma già tirannici (Amanti elementari di Paolo Sortino); una ex insegnante in pensione, troppo buona, perseguitata dal proprio atteggiamento caritatevole verso gli altri (Le occasioni di Giovanna di Claudio Morandini); una generazione di tre uomini legati dal filo rosso della passione per la Cina imperiale al tramonto (Il letto cinese di Anna Luisa Pignatelli); una coppia che non vuole mettere radici, eppure non può non fare i conti col proprio passato (La via delle stelle di Sandro Frizziero): ecco i quattro romanzi, di autori italiani, che vi presentiamo in questa pagina.
Violenza e libertà in una preistoria già piena di tiranni
Non si può dire che Paolo Sortino, nello scegliere il tema di Amanti elementari (Einaudi, pagg. 121, euro 16,50) abbia mirato al punto di minore resistenza: si tratta di una ricostruzione romanzata del percorso evolutivo che ha trasformato gli ominidi in esseri umani. Il lettore viene scagliato in un paesaggio dai tratti aurorali, fra paludi e vapori. Incalzata da bande, l'orda di cui fa parte il protagonista sopravvive grazie a una spietata gerarchia: il maschio alfa stabilisce l'ordine con il quale ci si accosta al cibo e alle femmine, pronto ad aggredire e mutilare chiunque. A fare le spese di una simile tirannia è l'ominide al centro del romanzo, per aver violato il divieto di raggiungere un corso d'acqua i cui riflessi permettono una sorta di fase dello specchio lacaniana, grazie alla quale salire il primo gradino della scala che conduce all'essere umano. Espulso dall'orda, vedrà nascere in sé il germe del mondo nuovo. Rendere con verosimiglianza la condizione di esseri privi di coscienza e dominati dagli istinti più ferini è la sfida raccolta dall'autore di Elisabeth, a costo di sfiorare l'anacronismo in ogni pagina e di sconvolgere la sintassi. Al mito tucidideo e poi hobbesiano che vede la civiltà come il passaggio dalla vita isolata a quella associata, l'autore oppone un mito antitetico: l'animale "che per antifrasi chiamiamo sapiens" (la frase è di Levi-Strauss) sarebbe sorto sulle ceneri del clan, sostituendo all'automatismo di un'obbedienza basata sulla forza l'interiorità, la scelta, l'individuo. In una parola la libertà.
Dal Celeste impero alla Roma anni '70 una vendetta "di carta"
Fra il 1901 e il 1947 una scaglia del Celeste impero, la città di Tientsin, fu concessa all'Italia come ringraziamento per aver contribuito alla sconfitta dei Boxer. È proprio da lì che Anna Luisa Pignatelli prende le mosse per raccontare la storia di tre generazioni di uomini. Il padre del protagonista de Il letto cinese (Fazi, pagg. 178, euro 17,50) si trasferisce negli anni Venti a Tientsin e un giorno vede sfilare la limousine dell'ultimo imperatore manciù. Anni dopo racconterà l'evento al figlio, che ne rimarrà così affascinato da dedicare la vita a quel mondo remoto. L'uomo insegna all'Istituto degli studi orientali di Roma e vive da solo, da quando la segretaria cinese, piccata per la mancanza di avances da parte del professore, è tornata in patria spedendogli la mela avvelenata costituita da un pechinese. Bestiola subito regalata al nipote, bocciato alla maturità. È il giovane a raccontare l'estate degli anni Settanta in cui, assunto dallo zio come segretario, scoprirà il mondo incantato della Città proibita al tempo dell'imperatrice madre Tzu Hsi, l'ex concubina che trascinò la Cina nella catastrofe. Gli ingredienti che rendono il romanzo attraente sono numerosi: le incredibili vicende che scandiscono il tramonto cinese si intrecciano con le esitazioni del nipote. Il narratore si toglie i sassolini dalla scarpa, precisando che di solito ci si vendica di ciò che si vuole respingere dopo esserne stati sedotti. In questo caso il seduttore è l'intera civiltà cinese la cui leggendaria, impersonale implacabilità riecheggia nei tratti disturbanti dello zio.
A una ex insegnante troppo buona toccano solo incubi
Ormai in pensione, un figlio e un ex marito assenti, la protagonista dell'ultimo romanzo di Claudio Morandini, Le occasioni di Giovanna (Nottetempo, pagg. 216, euro 18) è stata un'insegnante efficiente e amata dai colleghi; un po' meno dagli alunni, che le davano della "pazza" per via dell'interesse non puramente professionale che mostrava per la letteratura. Anche adesso trova il modo di impegnarsi. Porta a spasso i quadrupedi del canile comunale, tiene delle conferenze all'università della terza età, visita assieme alle amiche le sale da concerto. E allora perché i suoi sogni sono un teatro nel quale si dispiegano gli incubi più sinistri? Forse perché la cagnetta del canile sta per essere soppressa e invece meriterebbe un minimo di pietà; perché la vicina arteriosclerotica e fobica non può essere liquidata con una telefonata ai parenti; perché i suoi attempati studenti, più interessati ai pasticcini che alla poesia, devono essere tollerati e magari incoraggiati... Probabilmente, gli incubi la visitano perché in ogni essere umano risiede un'aporia morale. Bisogna difendere la serenità dell'esistenza, anche a costo di mistificare e questa operazione, leggermente ignobile, non si può eseguire senza rimanerne nauseati. La soluzione alternativa, però, la verità sbattuta in faccia, devasterebbe l'essenza dell'uomo, lo trasformerebbe in un mostro e Morandini non vuole consegnare l'umanità nelle mani del diavolo. Inutile dire che la cortesia che Giovanna ha la forza di usare con tutti non sarà ricambiata.
Il nostro passato è una dimora dismessa. E non ci molla mai
Non serve aver letto Proust per sapere che la difficoltà ad addormentarsi spinge all'elucubrazione più smodata e quasi al delirio; figurarsi se poi la causa dell'insonnia è una donna come Ludo. Insegnante in un liceo di Venezia, al pari del compagno che è la voce narrante de La via delle stelle di Sandro Frizziero (Nottetempo, pagg. 153, euro 18), Ludo è di origini napoletane, una borghese del Vomero trasferitasi nella città lagunare. Attraente, esplicita nel raccontare la sua vita sessuale pregressa, soffre di bruxismo. A parte la differenza di età, le cose che li accomunano superano per numero e importanza quelle che li dividono; a cominciare dal nomadismo urbano, la pulsione che spinge a traslocare ogni due o tre anni per non mettere radici. In effetti, La via delle stelle è la storia di un conflitto al calor bianco, ma non privo di tregue e armistizi, con il passato.
Nelle pagine più belle, per esempio quelle in cui si tesse l'arazzo di una Napoli tiepida e cimiteriale, si bestemmia, elabora e celebra il legame con i luoghi in cui si è vissuto, in particolare le abitazioni avite soffocate dalle buone cose di pessimo gusto; dimore sempre in vendita, in ristrutturazione o semplicemente abbandonate perché teatro della morte dei genitori, ma anche di un'infanzia incistata in un muffito passato al quale perversamente si continua a ritornare. Sullo sfondo, una disperazione virilmente accettata che dilaga sulla pagina come un monito articolata in una prosa densa, ad un tempo sprezzante e poetica.