La prima volta del Senatùr: contestato mentre parla sul palco

I Cobas del latte irrompono alla festa padana nel Milanese e attaccano il leader: "Non ti ricordi più di quello che ci avevi promesso?"

Milano Quando viene interrotto dalle urla e dai fischi, Bossi ha appena iniziato a parlare sul palco a Paderno Dugnano, nel Milanese: microfono in mano, il Senatùr sta per arringare i suoi quando, tra i trecento militanti del Carroccio, fanno irruzione una cinquantina di allevatori e agricoltori del Nord. Armata di bandiere, megafoni e tanta rabbia, la compagine di rappresentanti della Confederazione dei produttori agricoli - da sempre a favore di Bossi e della Lega - raggiunge a spintoni la base del palco, obbligando il leader padano a interrompersi. «Bossi – urlano - devi ascoltarci. Ti sei dimenticato di noi. Non ti ricordi più di quello che ci avevi promesso?».
Venerdì sera, centro di Milano. Poche ore prima di «invadere» la riunione leghista, quei cinquanta allevatori erano impegnati in un presidio permanente davanti alla sede della Regione Lombardia. Accampati fin dal giorno prima sotto il Pirellone, i cobas del latte chiedevano un incontro immediato «con il ministro dell’Agricoltura Galan o con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni». «La nostra situazione - aveva commentato giovedì pomeriggio Roberto Cavaliere, presidente di Copagri Lombardia - è diventata insostenibile. Chiediamo la sospensione immediata di tutte le rateazioni delle multe latte». La truppa di allevatori si stava dunque preparando alla seconda scomoda notte di presidio, quando qualcuno ha portato loro la notizia: Bossi si trova a pochi chilometri di distanza, e sta per tenere un discorso pubblico. In pochi minuti gli allevatori sbaraccano, risalgono sui trattori - una trentina di mezzi - e volgono in comitiva verso il centro sportivo di Paderno, sede della festa della Lega Nord. Pezzo forte dell’evento in programma: il comizio del Senatùr.
«Amici – replica Bossi ai manifestanti dopo un momento di smarrimento – lo sapete che ho gli allevatori nel cuore. Il mio primo impegno sarà quello di procurarvi un incontro ad Arcore con Berlusconi e il ministro Tremonti. Ci sarò anch’io, ve lo garantisco. Appena Silvio tornerà dal Canada, vi prometto che ve lo farò incontrare. E insieme troveremo una soluzione ai vostri problemi». La promessa provoca un uragano di applausi. «Lo sapete – aggiunge - che con la Lega voi siete al sicuro. Vi do la mia parola che finché ci saremo noi, nessun magistrato, usando come scudo l’Europa, vi porterà mai via le vostre stalle, i vostri animali e la vostra ricchezza». Poi conclude: «Finché c’è stato il ministro Zaia, voi eravate al sicuro. Poi sono iniziati i problemi. Ma ora vi prometto che il prossimo ministro delle Politiche agricole o sarà della Lega, oppure dovrà essere qualcuno amico nostro e amico degli allevatori». «Erano queste le parole che volevamo sentire - commenterà poi Cavaliere -. Ci sentivamo traditi dalla Lega, ma ora sappiamo che abbiamo ritrovato in Umberto Bossi un amico». È quasi mezzanotte, i trattori si rimettono in moto. Gli allevatori arrivati con tanta voglia di mettere a ferro e fuoco la kermesse leghista tornano rappacificati alle loro case. La festa del Carroccio può riprendere.

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