Roberta Zerbi non ha bisogno di presentazioni. Una vita nel settore automotive, fino all'ingresso in Fiat nel 2011 e alla nomina di Ceo Lancia nel novembre 2025. Nel mezzo una lunga serie di sfide. Oggi c'è quella di guidare il percorso di rilancio del brand.
Zerbi, essere donna e ceo nell'automotive è ancora una sfida particolare?
"Lo è molto meno rispetto a quando ho iniziato. Alla fine degli anni 90 l'automotive era un mondo ancora fortemente maschile e, per certi versi, anche maschilista: ricordo contesti, linguaggi e abitudini che oggi sarebbero semplicemente impensabili. Oggi in Stellantis ci sono molte donne in ruoli di responsabilità e molte giovani professioniste con grande potenziale. C'è però un tema strutturale: l'automotive è un settore fortemente legato a competenze tecniche, ingegneristiche e manifatturiere, e sappiamo che nei percorsi Stem la presenza femminile è ancora inferiore rispetto a quella maschile. Solo un terzo dei laureati Stem in Europa sono donne. Questo inevitabilmente si riflette anche nel mondo del lavoro, soprattutto nelle funzioni legate allo sviluppo prodotto e al manufacturing. Perciò il cambiamento non riguarda solo le aziende, ma parte molto prima: dall'orientamento e dalla formazione. In sintesi, siamo a buon punto di un percorso non ancora concluso".
In un mercato sempre più omologato e in un'epoca di piattaforme condivise, come si garantisce l'identità?
"L'identità di un brand non nasce dalla piattaforma, ma da ciò che si costruisce sopra quella piattaforma: design, proporzioni, materiali, messa a punto della dinamica di guida ed esperienza a bordo. E poi c'è l'esperienza complessiva del cliente, in ogni punto di contatto con il marchio: dalla comunicazione al mondo digitale, fino al rapporto con le Concessionarie Lancia. Le sinergie industriali sono fondamentali, ma il carattere del brand resta una responsabilità nostra. Del resto, la storia di Lancia ci insegna che la condivisione tecnica non è un limite e non è nemmeno una novità: grandi modelli Lancia di un passato non troppo lontano, dalla Y10 alla Ypsilon alla Delta, hanno condiviso architetture e componenti con altri modelli del Gruppo, mantenendo però una personalità molto forte e immediatamente riconoscibile".
Come stanno rispondendo i mercati europei?
"La risposta è incoraggiante. Siamo rientrati in Europa con un approccio selettivo e progressivo, partendo da mercati che riconoscono il valore del lifestyle italiano, del design e della qualità. Non stiamo cercando scorciatoie: stiamo ricostruendo presenza, rete e credibilità passo dopo passo. È un lavoro di lungo periodo, ma i primi segnali confermano che Lancia ha un potenziale emotivo molto forte anche fuori dall'Italia".
Quali sono le sfide principali?
"La sfida principale è ricostruire un brand con coerenza, senza disperdere energie. Puntiamo su mercati selezionati, dove Lancia può essere compresa e valorizzata. Fuori dall'Italia siamo in Francia, Spagna, Belgio e Olanda. In questo momento più che allargare la presenza ad altri mercati, dobbiamo consolidare rete e vendite lì dove siamo presenti. Per un brand come il nostro non conta essere ovunque: conta essere rilevanti nei luoghi giusti, con il prodotto giusto e con una rete capace di rappresentare davvero il marchio".
Che cosa deve rappresentare oggi Lancia per un cliente under 40?
"Con Ypsilon abbiamo già un prodotto perfettamente coerente con i Millennials, anzi in nomen omen, dato che ci si riferisce a questa generazione anche come Generazione Y. Possiamo rispondere alle esigenze sia di chi cerca una vettura elegante, contemporanea e accessibile, grazie agli allestimenti entry ed LX, sia di chi desidera un carattere più sportivo, attraverso il mondo HF. E anche in termini di motorizzazione, abbiamo ora una gamma completa con versioni benzina, ibride ed elettriche".
Cosa cambierà con l'arrivo di Gamma?
"Allargheremo ulteriormente il nostro pubblico, parlando anche a una clientela più matura, alla Generazione X. Gamma sarà un passaggio molto importante nella rinascita del marchio: è un modello progettato e sviluppato in Italia, e prodotto a Melfi, in uno degli stabilimenti più avanzati del Gruppo Stellantis. Sarà un crossover fastback dalle linee slanciate e dalla coda rastremata, basato sulla piattaforma STLA Medium, pensato per portare il linguaggio Lancia in un segmento superiore, con grande attenzione a design, comfort, tecnologia ed efficienza. Sarà disponibile in versione ibrida ed elettrica, e rappresenterà un modello chiave anche per rafforzare la nostra presenza nei mercati esteri e nel mondo B2B e flotte".
Il ritorno di Lancia nel WRC2 sta andando bene, ma quali sono i prossimi orizzonti?
"Il ritorno nel WRC2 è per Lancia un programma serio, costruito con Stellantis Motorsport, che ci permette di riportare il marchio nel suo habitat naturale: la competizione. Prosegue poi il Trofeo Lancia, per noi una piattaforma concreta per far crescere nuovi talenti, anche con uno sguardo al Campionato Europeo Rally. Il rally ha un ruolo molto preciso nella nostra strategia: rafforza la parte più grintosa del brand, dà credibilità al mondo HF e crea un legame autentico con una community che non ha mai smesso di amare Lancia.
Tra 10 anni, come vorrebbe che il pubblico parlasse di Lancia?
Vorrei che si dicesse che Lancia è tornata a essere un marchio desiderabile, credibile e profondamente italiano.