La zanzara Cruciani punge i politici e vola negli ascolti

Eccola lì la cara vecchia radio con le sue modulazioni di frequenza. Chi avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza con l’arrivo delle nuove tecnologie? Invece la radio, quatta quatta, s’è ritagliata uno spazio sempre più importante nel mondo dei media moderni, e non solo quella leggera (celebrata anche nella nota canzone di Eugenio Finardi) ma anche e soprattutto quella tagliente, corrosiva e politicamente scorretta portata avanti da Giuseppe Cruciani e David Parenzo (due personaggi agli antipodi, per questo funzionano così bene) su Radio 24 con La zanzara. «Da anni si parla della fine della radio - commenta Cruciani - senza pensare che cambia continuamente ed è lo strumento che si evolve meglio a contatto con le nuove tecnologie, tanto che è facilissimo ascoltarla sul computer».
Cruciani la sa lunga, tutti i giorni dibatte e fa le pulci in diretta a politici, opinionisti, personaggi più o meno controversi e radioascoltatori facendosi la fama di cattivo dell’etere. È una zanzara a prova di Autan che ha inventato un nuovo modo di fare la radio: «Ho imposto l’idea che il conduttore non deve essere un semplice vigile urbano che dirige il traffico, ma un protagonista al pari dei suoi ospiti». E allora giù duro con le mazzate. E le controidicazioni? «Se non sei cresciuto in un ambiente culturale di sinistra ma con una cultura liberale che non segue il mainstream ti etichettano subito come berlusconiano ed è una cosa ridicola, soprattutto per uno come me che ha votato spesso in modo differente». Filoberlusconiano o meno, l’ex premier mancherà alla vis polemica del suo programma? «È un po’ un problema, siamo tutti orfani di Berlusconi e siamo in cerca di uno come lui dal punto di vista mediatico. Prima bastava una sua dichiarazione per costruire il programma. Oggi bisogna lavorare di più, scavare nei personaggi». Ma i bersagli quotidiani certo non mancano. «Bisogna essere duri e decisi, senza sconti, ma allo stesso tempo con alcuni ospiti bisogna essere accomodanti, gentili, metterli a proprio agio in modo che, inconsciamente, tirino fuori le notizie, le cose che hanno dentro ma che non vorrebbero dire». Insomma con alcuni è una passeggiata cavare informazioni, con altri diventa una battaglia all’ultimo sangue. «Daniela Santanchè ad esempio è molto brava; è disponibile al combattimento ma non si lascia mai sfuggire nulla, mentre è facilissimo stimolare i peones della politica e farli parlare delle cose più assurde. Io voterei per Ichino se diventasse segretario del Pd, ma in trasmissione non lo inviterei mai, chiamerei piuttosto Scilipoti». Anche il confronto col pubblico è un momento fondamentale del programma: «Ma con il pubblico non devi essere accomodante - sottolinea Cruciani - devi lasciar sfogare la gente ma anche interromperla quando la telefonata diventa troppo noiosa. Perché anche la radio d’informazione ha bisogno di ritmo, bisogna evitare l’effetto soporifero che fa cambiare canale e fare intrattenimento». Come quella volta che scatenò un pandemonio con uno scherzo telefonico in cui fece dialogare il segretario della Cisl Bonanni con un finto Umberto Bossi. «Anche questo è intrattenimento fatto alla nostra maniera», dice Cruciani che è nato radiofonicamente a Radio Radicale («Solo per pochi mesi, e ho preso molto dando poco», puntualizza lui), che ne ha anche per i programmi cosiddetti concorrenti: «Un giorno da pecora è il programma migliore e Radiodue resta al Top della programmazione, Zapping invece non lo ascolto quasi mai ma mi fa venir sonno; amo ascoltare Lo zoo di 105 che ha innovato la radio».
Anche se la radio è il suo business principale, Cruciani ogni tanto fa capolino anche in tv, ad esempio come opinionista sportivo a Controcampo o come conduttore di Il tritacarne su Current Tv. «Un one man show di mezz’ora che mi divertiva molto - ricorda - poi la tv ha chiuso. Tornerò in televisione prima o poi ma senza fretta, con il format giusto, senza farmi condizionare e continuando a fare La zanzara».

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