Il «2984» mette la tuta agli spettatori

Una scelta audace quella di Emanuele Conte in questo suo ultimo spettacolo in prima nazionale al Teatro della Tosse fino al 7 novembre. Audace perché in questa messa in scena il regista porta realmente gli spettatori a far parte di quanto accade sul palco (che palco poi non è), accompagnandoli in un percorso che genera in ognuno un profondo senso di disagio ed impotenza. Il pubblico viene infatti inaspettatamente spinto verso una realtà deviata in cui regna una filosofia di vita che costringe a limitare il proprio essere, i propri istinti la propria personalità e i propri desideri. Gli spettatori vengono condotti in fila, maschi da una parte e femmine dall'altra, verso degli stanzoni in cui sono obbligati ad indossare delle tute scure, tutte rigorosamente uguali, perché l'uguaglianza fa la massa e la massa è più facile da gestire. Spogliati del ruolo di spettatori per acquisire quello di coprotagonisti vengono fatti sedere su panche di legno sparse per la Sala Campana, completamente rovesciata per l'esigenza scenica.
Quando sono tutti seduti, una serie di messaggi video letti da volti apparentemente rassicuranti e felici comincia a bombardare le menti di ognuno dicendo cosa sia meglio fare per essere ben accetti al Grande Fratello. Ed ecco che si sentono a ripetizione slogan come La guerra è pace, La libertà è schiavitù, L'ignoranza è forza. Il pubblico è come ipnotizzato da queste telecamere e da tutta un'atmosfera che fa venire la voglia di scappare, ma la storia d'amore che malgrado l'atmosfera di paura riesce ad uscire fuori con forza e coraggio incute in ognuno il senso di speranza. Una storia d'amore che ha il sapore della ribellione e della trasgressione e per questo avrà un finale tragico, ma che comunque ricorda che nessuna forma di dittatura può avere la meglio sull'animo umano.
Questo è il ben riuscito «2984» realizzato in collaborazione con il Festival della Scienza e tratto dal noto libro di Orwell il cui titolo cambia solo la prima cifra da 1 a 2, ma che del testo originale mantiene l'essenza. Un racconto che ci mette in guardia da un futuro che sta in agguato sempre più pericoloso e inquietante, dove gli oppressi sorridono felici e riconoscenti al loro tiranno perché intanto è impossibile spegnere questo mondo «perfetto». Bravi gli attori della compagnia tra cui spicca l'elegante interpretazione di ti.
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