Abitano a Palazzo Imperiale i re dell’artigianato della Liguria

(...) più prestigiosi si sono incontrati un’idea vincente, l’eleganza della Storia, e il coraggio di mettersi in gioco. È nato così Liguriastyle.it il centro di eccellenza dell’artigianato della nostra regione, insieme un punto espositivo e di valorizzazione del saper fare e un mercato di qualità che offre prodotti rigorosamente controllati a un prezzo da filiera corta, dal produttore al consumatore. Frutto di una joint venture tra Confartigianato e Cna delle Liguria e finanziato dalla Regione tramite Liguria International Liguriastyle.it è un esempio unico in Italia che sa unire insieme cultura e interesse economico. Si tratta di un vero e proprio centro espositivo che si può visitare, come spiega l’anima del progetto e direttore del centro Raoul Bollani, attraverso un «percorso emozionale». Intanto basta varcare la soglia del cinquecentesco palazzo Imperiale per viaggiare nella macchina del tempo. Sembra di essere nell’anno 1560 quando Vincenzo Imperiale, stizzito per non aver avuto modo di costruire il suo palazzo in quella che oggi è via Garibaldi, decise di spendere il doppio di quello che era costato Palazzo Tursi, quindi un milione di lire, per la propria dimora. All’epoca in cui una galea costava dieci lire, palazzo Imperiale divenne uno dei massimi esempi autocelebrativi che un nobile genovese, al culmine del potere e della ricchezza, abbia realizzato nella città vecchia.
Per comprendere l’importanza dell’opera, cui intervengono Gio Batta Castello detto il Bergamasco per la struttura e gli stucchi, Luca Cambiaso e Andrea Ansaldo per gli affreschi, basti ricordare che il committente acquistò e demolì tutte le case di fronte al suo nuovo palazzo per collegarlo direttamente con la Cattedrale di San Lorenzo attraverso quella che oggi è via Scurreria la nuova.
Nelle sede del centro, oltre 800 metri quadrati suddivisi in sale climatizzate, i meravigliosi affreschi sembrano vigilare dall’alto sulle vetrinette che contengono i preziosi manufatti liguri. Come in un affettuoso richiamo tra il saper fare di ieri e quello di oggi, il passato e il presente, qui si trova l’eccellenza dell’artigianato. Che è un bene da tramandare. «Il centro è nato per riportare la corretta etimologia della parola artigianato che oggi non si usa più - spiega Bollani - Tant’è che quando accolgo alcune comitive e chiedo se qualcuno sa cosa faccia un tappezziere in stoffa, vedo sguardi sfuggenti. Allora dico: ma chi li fa i divani? E mi sento spesso rispondere in coro l’Ikea!».
Ma sono i mille visitatori alla settimana, tutti veri, contati uno per uno, che fanno la differenza tra ciò che attira il pubblico e quello è destinato alla polvere. E allora non serve chiedersi quanto appeal abbia LiguriaStyle.it che pur avendo il basso profilo di comunicazione visto che non vuole buttare troppi soldi nella pubblicità, cresce a vista d’occhio solo con il passaparola. D’altronde come non restare affascinati dai gioielli della linea «catene d’amore», dove girocollo e collane sono formati da lettere che riscrivono letteralmente frasi di poeti celebri, come il montaliano «L’attesa è lunga ma il mio sogno di te non è finito». E insieme agli oggetti ci sono gli strumenti, quelli di cui si servivano gli orefici per realizzare pezzi unici, come il tratto inconfondibile e imitatissimo dell’oro degli Sforza. Si resta increduli di fronte alle miniature di caravelle di oro e brillanti di Pier Fausto Montali che fonde uno per uno centocinquanta minuscoli pezzettini d’oro per crearle. C’è la corona di Miss Muretto, moda e simbolo dei nostri tempi. Ma come non applaudire la maestria antica di Marilisa Parodi, che ha «rubato» l’arte del macramé alla nonna per creare monili di tessuto e perle di grande suggestione. Tra gli esempi di eccellenza non mancano i ceramisti, gli artigiani tessitori, gli artigiani delle filigrana. O i profumieri. Genovese di nascita, Mario Sbarbori è stato uno dei «nasi» più famosi dell’Italia del Novecento. Dalla sua bottega di via di Scurreria arrivò a conquistare Parigi e persino gli Stati Uniti grazie all’originalità e purezza dei suoi profumi. E poi ancora i liutai, o i custodi di antiche tradizioni come quella delle sedie di Chiavari. Nel 1807 il Marchese Stefano Rivarola, ambasciatore della Repubblica di Genova, portò con sé al ritorno da un viaggio a Parigi alcune sedie parigine perché servissero da modello agli artieri chiavaresi.
Fu Giuseppe Gaetano Descalzi, detto il Campanino, a creare per primo l’inconfondibile sedia che prende il suo nome: un intreccio sottile di fili di legno pregiato e sapientemente stagionato per una sedia che, come disse l’ebanista «ha da essere leggera e robusta, deve diventare la sedia eterna». Molti sono i modelli che seguirono a questa prima foggia, come la sedia «tre archi» di raffinata eleganza, la «parigina», la «filippa», la «tre spade» o «spadina» e numerose altre ognuna con il suo stile unico e inconfondibile.
Vogliamo parlare dei tessuti? Intanto a Palazzo Imperiale si può vedere la tovaglia di macramé più grande del mondo, entrata nel Guinness dei primati (a novembre a Liguriastyle.it si terrà la 7ª biennale del macramé). Corona e palma sono invece i due disegni caratteristici dei damaschi del levante genovese. È a Lorsica, in provincia di Genova, che sopravvive intatta dal Cinquecento l’antica lavorazione del damasco, che trae la sua origine dall’omonima città siriana, famosa per la produzione di manufatti decorati con smalti neri su fondo in oro ed argento. Proprio il contrasto lucido-opaco del fondo e del disegno del raso caratterizzano la lavorazione del damasco classico, ritenuto un tessuto «senza rovescio». Il velluto di Zoagli deriva dal pregiato tessuto orientale, morbido e delicato, che gli arabi chiamavano «kahifet» e che giunse in Liguria a seguito delle Crociate. L’importanza rivestita dalla lavorazione del «Velluto di Genova» era legata all’impareggiabile morbidezza e lucentezza di questa stoffa serica che vestiva la nobiltà europea del tempo, come dimostrato dai dipinti di Van Dyck. Volete comprarvi una casa a Portofino? Ce ne sono anche da meno di venti euro, nella collezione numerata dei fratelli Sechi che hanno ricostruito minuziosamente tutto il borgo in piccoli edifici fatti a scatole, numerandone ciascuna. E poi l’angolo dell’enogastronomia è di eccellenza nella qualità e nei prezzi.
Che dire? Liguriastyle.it è da vedere. Apre tutti i giorni (tranne il mercoledì) dalle 10 alle 18.15. Vi stupirà.

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