«In Abruzzo un record mondiale» E scherza coi bimbi: «Vi darò il voto»

nostro inviato all’Aquila

È un Silvio Berlusconi di buon umore quello che si presenta per la 25ª volta all’Aquila, sfregiata lo scorso aprile dal terremoto. Il presidente del Consiglio viene qui sempre molto volentieri: la gente del luogo lo ama particolarmente visti gli sforzi sovrumani della protezione civile e del governo e degli ottimi risultati ottenuti. La prima tappa è dai piccoli aquilotti blu: i 300 bambini con grembiule cobalto della nuova scuola Mariele Ventre, inaugurata a fine settembre. Gli edifici sfregiati di Pettino, resi inagibili dal sisma, sono stati quindi sostituiti da una palazzina bianca e verde a due piani che ospita elementari e asilo. Ad attendere il premier fuori dell’istituto, i rappresentanti di un comitato pro Berlusconi con tanto di magliette «L’Aquila con Silvio» e un cesto di prodotti tipici della zona. «Sappiamo che non sarà facile avvicinarlo dopo quello che è successo in piazza Duomo a Milano ma vogliamo far sentire la nostra voce e ringraziarlo». Guai a parlar loro di critiche: «Noi siamo la vera L’Aquila: quella che lavora, che si tira su le maniche e che lo ringrazia per quanto fatto: continui nella ricostruzione come ha fatto nell’emergenza». La Mariele Ventre si chiama anche Mus, Modulo ad uso scolastico provvisorio, ed è venuta su persino prima dell’erba della mega aiuola che la circonda.
Berlusconi arriva alle 13.45, quando tutti i bambini hanno già raggiunto la mensa in fila per due. L’ingresso nel refettorio coincide con un applauso e con un premier visibilmente soddisfatto. Seguìto come un’ombra dagli uomini della sicurezza, stringe mani, accarezza testoline ma soprattutto ha voglia di scherzare: «Vediamo se avete studiato bene le tabelline: quante dita ha una mano?». E gli alunni in coro: «Cinqueee». «E due mani?». «Dieciii». «E dieci mani?». «Centoooo». «Bravissimi, di solito rispondono tutti cinquanta». E ancora: «Siete tutti in una bella casa?». «Siii». «Tenete tutti al Milan?». Ma qui il coro non è unanime come viceversa ottiene quando chiede «Pensate sia un buon presidente?». «Sììì». «Be’ allora daremo il voto anche ai bambini appena sopra i cinque anni». Si ride. «Dite al vostro papà e alla vostra mamma che il presidente è stato qui e manderà alla preside 2mila libri perché so che avete perso la vostra bella biblioteca di 4.500 libri. Va bene?». E poi via con le domande: «C’è qualcuno che vuole fare il medico? O l’avvocato? O l’ingegnere? E c’è qualcuno che vuole fare il politico?». I sì non mancano neppure stavolta, così arriva il consiglio: «Occupatevi prima di fare una professione e poi, dopo, anche di politica», rimarcando il suo fastidio per i politicanti di professione.
Uscito da scuola, la seconda tappa: ospite da una famiglia di Paganica, borgo dove sono sorte quattro palazzine antisismiche da 24 appartamenti ciascuna. Sembrano solide palafitte, con le auto parcheggiate sotto gli edifici e i pannelli solari sui tetti. Regala un mazzo di fiori alla padrona di casa e due cd al marito, scherza con i figli («quanti anni hai? Tre? Io alla tua età ne avevo due... ») e con i loro nonni («anche io sono plurinonno: cinque maschi e una bambina»). Anche qui è un bagno di elogi e una famiglia appende un lenzuolo al balcone: «Silvio, fatti clonare per i nostri figli». Chi lo ospita gli ha riservato il posto d’onore, a capotavola. E lui: «Devo fare il presidente del Consiglio anche qui?». Sorride, si informa e confessa: «La casa visitata a Venezia? No, non l’ho comprata: era troppo bella, di rappresentanza; io invece la volevo per qualche weekend e forse quella era troppo».
L’ultima visita a Cansatessa, frazione dell’Aquila non lontana da Coppito: una collina dove sono sorti sette edifici in legno e muratura per un totale di 61 appartamenti, consegnati una decina di giorni fa. Caffè da una famiglia di ormai ex sfollati, battute con un bambino interista in vista del derby di domenica prossima («scambiamoci i numeri che poi ci chiamiamo»), e qualche considerazione sulla gestione del terremoto: «Qui abbiamo fatto un record mondiale e ne andiamo fieri. Ad Haiti, invece, la situazione è drammatica e manca il coordinamento». Sembra stupito pure lui del lavoro svolto all’Aquila: «All’inizio abbiamo pensato che forse avevamo peccato di ottimismo a fissare dei tempi così stretti. Invece... ». Poi la rassicurazione: «Aiuteremo Haiti anche con l’invio di uomini, forse carabinieri». Di certo, invece, ad Haiti ci andrà il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso per verificare di persona cosa può fare il nostro governo.
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