Leggi il settimanale

Addio al "gran Sasso", più vicino a Severino che a Croce e Gentile

L'opera di Gennaro Sasso è attraversata da un paradosso

Addio al "gran Sasso", più vicino a Severino che a Croce e Gentile
00:00 00:00

In un recente docufilm di Pupi Avati, Un Natale a casa Croce, compare anche il filosofo Gennaro Sasso nelle vesti di sé stesso e racconta un gustoso aneddoto: "Mi trovavo ad una delle scrivanie dell'Istituto Croce intento a studiare quando vidi arrivare il vecchio filosofo che non avevo mai incontrato. Mi alzai in segno di rispetto e lui mi disse senza cerimonie: stia stia, non perda tempo". Ecco, Gennaro Sasso, morto ieri a Roma all'età veneranda di 97 anni, seguì senz'altro il consiglio di Croce, tanto che si può dire che nella vita non abbia di certo perso tempo, arrivando ben presto ad essere socio dell'Accademia dei Lincei e direttore dello stesso Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Croce nel 1946 a Napoli a Palazzo Filomarino. Se si scorre, anche a volo di uccello, la sua bibliografia ci si rende subito conto che il professor Sasso, che ha insegnato per circa quarant'anni Filosofia teoretica a La Sapienza, è stato particolarmente produttivo e ha avuto come suoi interessi di ricerca tre riferimenti: Machiavelli, Croce e Gentile e una particolare attenzione per Dante. Tra le sue opere vanno senz'altro ricordati i due volumi Niccolò Machiavelli e Su Machiavelli; il volumone di oltre mille pagine Benedetto Croce. La ricerca della dialettica sul quale a volte si ironizzava chiamandolo il Gran Sasso ; lo splendido Per invigilare me stesso. I Taccuini di lavoro di Benedetto Croce e Le due Italie di Giovanni Gentile dove l'antifascista Sasso, che da giovane militò nel Partito d'Azione, nega che la filosofia di Gentile sia per definizione fascista.

L'opera di Gennaro Sasso è attraversata da un paradosso: nonostante abbia dedicato forze e attenzione all'idealismo italiano sono ben sei i volumi di Filosofia e idealismo e nel 2022 con Bibliopolis uscì Idealismo e filosofia il suo pensiero non è né crociano né gentiliano e, al contrario, tende a ritenere che la logica dell'essere e la logica della storia siano diverse, tanto che considera "tramontata l'idea che il mondo e la sua storia prendano il loro senso dalla filosofia". Lo scrive nel suo ultimo libro, pubblicato ancora con Bibliopolis nel 2024, Essere, storia che richiama un altro suo testo, del 1999, La verità, l'opinione. Questi libri lo avvicinano, invece, ad Emanuele Severino al quale riconosceva che la verità dell'essere è inscalfibile il munito castello della verità ma rispondeva che gli uomini si devono interessare alle opinioni perché con le opinioni hanno a che fare e il castello rimane inespugnabile. La verità è che Gennaro Sasso è stato uno studioso di razza e come tale poco incline alle mode deboli o forti che siano.

C'era in lui qualcosa del suo Machiavelli nel quale, alla maniera di Giuseppe Prezzolini e anche di Isaiah Berlin, vedeva uno spirito anticristiano per il quale la politica non era parte ma tutto: un'etica patriottica alla maniera della civitas romana. Ma vi era in lui, proprio come in Machiavelli, anche un sorriso, insieme buono e ironico, che lo rendeva umano e paterno.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica