È morto ieri a Minorca, a 92 anni, Cees Nooteboom, uno dei più importanti scrittori olandesi contemporanei, che aveva eletto l'isola delle Baleari a suo "buen retiro" da oltre cinquant'anni. Nato all'Aja nel 1933, aveva all'attivo numerosi romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio. Vero globetrotter della letteratura il New York Times lo ha definito "una delle voci più alte nel coro degli scrittori contemporanei", nel corso degli anni la critica lo ha paragonato a Borges, Calvino e Nabokov. Nooteboom iniziò a viaggiare giovanissimo e a trasformare ciò che vedeva in un elegante distillato letterario. Cosa che lo portò ad esordire a soli ventidue anni con il romanzo Philip e gli altri. Il successo internazionale gli ha poi arriso con romanzi come Rituali (1980), dedicato alla cultura giapponese e al senso del tempo, e Il canto dell'essere e dell'apparire, tutto incentrato sul senso profondo della scrittura. Come giornalista, ha seguito come testimone tre momenti cruciali del secondo Novecento: l'invasione di Budapest nel '56, la contestazione del Maggio francese nel '68 e la caduta del muro di Berlino.
Tradotto in più di trenta paesi, è stato insignito di numerosi premi letterari; tra quelli italiani da ricordare il Premio Grinzane Cavour, il Premio Europeo di Poesia, il Premio Chatwin, il Premio Dedica, il Premio Sandro Onofri, il Premio Lerici Pea Alla carriera, il Premio letterario internazionale Mondello. Ben 19 dei suoi titoli sono stati pubblicati da Iperborea che in Italia era il suo editore d'elezione. Spesso ospite nel nostro Paese a Venezia aveva dedicato "Venezia.
Il leone, la città e l'acqua", pubblicato nel 2021: un omaggio alla città e alla laguna in dialogo ideale con le voci dei grandi che l'hanno frequentata, da Casanova a Montale. Notevole anche la sua produzione poetica, testi dove le parole diventavano una tavolozza per rendere i riflessi del mondo come in Luce ovunque (Einaudi).