Addio Renato Izzo, padre della dinasty che fa parlare Hollywood

É stato il doppiatore di Paul Newman e Alan Delon, ha reinventato il settore, le sue quattro figlie e le sue due nipoti danno voce alle attrici più sexy del cinema. É scomparso a 80 anni appena compiuti. La figlia Simona: «É stato un grande maestro di vita e di arte»

Sua figlia, la più grande, è Michelle Pfeiffer. Poi ha avuto altre tre femmine: Kim Basinger, Jennifer Beals e Rachel Weisz. Quattro sorelle in tutto. E due nipoti, femmine pure loro: Keira Knigthley e Avril Lavigne. Renato Izzo aveva compiuto 80 anni il 15 giugno scorso e in clinica era entrato per un'operazione che sembrava da poco: «Aveva tutti intorno, noi quattro sorelle, mio figlio Francesco, i suoi nove nipoti e mio zio Vittorio, che vive con noi. Eravamo 30 persone, sembrava un pranzo della domenica» dice ora la figlia Simona. Le altre sono Rossella, Fiamma e Giuppy, le voci delle attrici più sexy del cinema, Basinger, Pfeiffer, Beals e Weisz. Quattro sorelle, tutte doppiatrici, una famiglia reale di voci con lui, Renato, in cima, e due nipoti Myriam e Giulia Catania, figlie di Rossella, a continuare la dinastia. Keira Knigthley e Avril Lavigne.

«Quando ero piccola mi diceva: piangi in modo più sommesso, il pianto deve essere sommesso perchè abbia una sua efficacia, e mi correggeva quando pronunciavo la parola zucchero con la zeta dura. "Lo zucchero è dolce, devi dirlo con la zeta dolce", mi ripeteva» ricorda Simona. Era suo padre. «Era mio padre» del resto è stato uno dei suoi ultimi film, dava lui voce, timbro e sentimento a Paul Newman. Funerali nella Chiesa degli Artisti «perchè mio padre era un artista, oltre ad essere doppiatore, sceneggiatore e scrittore».

Renato Izzo «lascia una scuola di doppiaggio che porta il suo nome - aggiunge Simona - , un gioco interattivo in dvd per imparare a doppiare, "Doppio anch'io", il libro "Cattivi", che pubblicheremo postumo, e una dinastia di doppiatori». Ma soprattutto lascia «un patrimonio emotivo e artistico veramente importante». A salutarlo tutti gli attori a cui ha insegnato il mestiere, giovani e meno giovani. Ha lavorato con Ornella Muti e Sabrina Ferilli, che voleva solo lui come direttore di doppiaggio. Era un grande maestro della recitazione. Pur avendo 80 anni non era mai accademico. Ha svecchiato il doppiaggio, e diretto più di mille film tra cui «Apocalypse Now» e «L'Esorcista». Ma ha anche scritto sceneggiature di western, e tre libri, l'ultimo, uscito due anni fa per Mursia, intitolato «La donna del prete», una storia d'amore e di tormento di un prete che si innamora di una giovane donna.

Con Liliana, con cui era sposato da 56 anni, aveva fondato una delle società storiche del doppiaggio cinematografico, la Pumais, e dato voce a centinaia di attori, compresi Gregory Peck, Paul Newmane Alain Delon. Dopo la morte di Giuseppe Rinaldi, Oreste Lionello, Ferruccio Amendola, Pino Locchi e Carlo Baccarini era uno degli ultimi grandi della sua generazione: «Una volta - aveva dichiarato in un'intervista a Ciak - mi sfogai con Mastroianni: quanto avrei voluto fare il tuo mestiere. E lui: Ma tu sei più realizzato di me. Hai il doppio delle mie figlie...» Diceva anche: «Il mio è un lavoro da minatori. Pochi arrivano alla luce ed è sempre una luce riflessa». La sua però era particolarmente luminosa. «È stato un grande papà e un patriarca, un maestro di vita e di arte» piange ora Simona. Era suo padre.

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