Addio vecchia paghetta i figli vogliono la «card»

Addio vecchia paghetta i figli vogliono la «card»

Nino Materi

In Italia? Duecento euro al mese. In America? Carta di credito. In Francia? Genitori querelati dai figli per eccesso di tirchieria. Il mondo della «paghetta» è bello perché è vario. Ma certo non ha ormai più nulla a che vedere con quella antica abitudine - nata intorno agli anni ’40 - consistente nel riconoscere al «bravo bambino» poco più di una «mancia» settimanale. Il «pagamento» avveniva quasi sempre la domenica, quando il capofamiglia dava corso ad alcuni dei riti piccolo-borghesi dell’era pre (ma anche post) fascista: la messa, la guantiera di dolci, il film al cinema e - appunto - la paghetta al figlio maschio (darla anche alla figlia era considerato «sconveniente»). Il più delle volte si trattava di un obolo dal forte valore simbolico, inversamente proporzionale alla pochezza della «consistenza» economica. Insomma, nulla a che fare con il vero e proprio «stipendio» preteso dagli adolescenti di oggi, assecondati in questa loro assurda pretesa dal buonismo imperante dei genitori.
La conferma viene da uno studio dell'Osservatorio per i diritti dei minori su 200 mamme e papà di ragazzi tra i 14 e i 17 anni. A far lievitare le spese è soprattutto la tecnologia: ricariche telefoniche, giochini, cd, dvd, pay-tv e accessori vari. Abbigliamento firmato in ribasso. E a quanto pare il genitore più largo di manica è in genere il padre.
Per il 77% dei genitori la soglia minima di erogazione finanziaria mensile ai figli è di 200 euro, anche se ormai sono in molti a optare per le carte di credito prepagate.
Ma come spendono i giovani i soldi della paghetta?
SPESE HI TECH
Il 72% dei genitori attribuisce alla tecnologia, regina del tempo formativo e ludico degli adolescenti, la lievitazione delle richieste monetarie dei figli. «Difatti - spiega Marziale - telefonini cellulari, computer, collegamenti al web con relativi scaricamenti di suonerie o altri programmi, giochini elettronici e lettori multimediali necessitano di abbonamenti ed accessori i cui costi lievitano costantemente».
Per il mantenimento delle spese tecnologiche, il 65% dei genitori ha dichiarato di corrispondere ai figli mediamente 105 euro mensili così ripartite: 25 per l'acquisto di ricariche telefoniche, 30 per l'acquisto di qualche giochino o cd audio o dvd, 30 per l'acquisto di accessori vari, 20 per l'acquisto di eventi sportivi su pay-tv. Nelle voci rilevate non rientra l'abbonamento ad Internet quale addebito ai figli.
MENO GRIFFE
Decisamente in ribasso le pretese «griffate» nel settore dell'abbigliamento. Solo il 15 dei genitori ha lamentato pretese filiali eccessive in tal senso: oggi fa più trendy un videofonino, piuttosto che un costoso capo di abbigliamento.
L'APERITIVO
Tra le voci in secondo piano: un minimo fisso giornaliero per lo spuntino a scuola, le iscrizioni a società sportive o a scuole artistiche, il ritrovo in locali pubblici per la pizza o l'happy hour, il carburante per il motorino. Da rilevare, aggiunge ancora il sociologo, che il compito di erogare gli euro periodicamente ai figli è a totale appannaggio delle madri, il 66% delle quali lamenta emorragie fuori bilancio determinate dall'intramontabile generosità paterna.
I TEENAGER INGLESI
Gli adolescenti britannici sono più ricchi e spendaccioni dei loro coetanei in altri sei Paesi d'Europa, e hanno a disposizione più del doppio dei soldi con cui tirano avanti i teenager in Italia o Spagna. Lo afferma una ricerca condotta in Regno Unito, Francia, Germania, Svezia, Spagna, Olanda e Italia dalla società specializzata Datamonitor. L'indagine ha fatto i conti in tasca agli adolescenti del continente nel 2003, ed è risultato che i giovanissimi sudditi di Sua maestà sono di gran lunga quelli che hanno il più ricco budget. Dietro di loro, ben distanziati, ci sono gli svedesi.
Nel 2003 un giovane britannico tra i 10 e i 17 anni ha avuto un bilancio annuale medio di 775 sterline, pari a 1.113 euro. Dopo di loro, gli svedesi hanno vantato un budget di 697 sterline, poco più di 1.000 euro. A seguire i francesi e i tedeschi, quasi in perfetta parità, con rispettivamente 635 e 629 all'anno. Fanalini di coda i teenager italiani e gli spagnoli . Datamonitor ha osservato anche come spendono i giovanissimi, dividendoli per fini di ricerca in tweens, coloro che hanno tra i 10 e 13 anni, e i teens, quelli tra i 14 e i 17, visto che si tratta di fasce d'età dove il tipo di spesa varia rapidamente, nei gusti e nei costi.
Emerge così che nel 2003 i giovani tweens europei hanno speso in cibo, bevande e prodotti per l'igiene personale e la cosmesi 3,5 miliardi di euro, o che nello stesso anno le adolescenti britanniche (dai 10 ai 17) sono state in percentuale (73%) le più grandi utilizzatrici di trucco, molto più delle loro coetanee europee.
QUERELE FRANCESI
Ai confini del paradosso, invece, cio che accade in Francia, dove migliaia di genitori sono stati addirittura trascinati in tribunale dai figli. Motivo? La paghetta è troppo scarsa. Secondo i dati del ministero della Giustizia francese, citati dal quotidiano Le Figaro, da 30 casi registrati nel 1992 si è passati a 1.800 nel 1999 e a oltre 2.000 nel 2003. Su 400.000 casi di diritto familiare sottoposti a giudizio ogni anno, 2.000 riguardano le cause dei figli contro i genitori.