«Agenzie illegali? Nessun allarme, l’Italia è al sicuro»

Ancora una volta il Consiglio di Stato è intervenuto sul sistema concessorio che regola il settore dei giochi e delle scommesse nel nostro Paese. Nel giro di poche ore due sentenze hanno fatto rumore. La prima, di cui s’è parlato diffusamente una settimana fa, diceva testualmente che «la semplice carenza di titolo concessorio non appare, di per sé, inibitoria dell’espletamento dell’attività». Per inciso si riferiva a un centro Goldbet. La seconda riconosce il diritto di un centro Stanley a ottenere l’autorizzazione di Polizia anche in assenza di titolo concessorio.
Di qui gli interrogativi su presente e futuro di una norma che, oltre a rappresentare un cardine del nostro ordinamento, ha permesso allo Stato di incassare centinaia di milioni e di metterne in previsione almeno altrettanti. Ai canti di vittoria degli operatori esteri, si contrappone il pensiero di Aams attraverso le parole rilasciate da Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi, ad Agicos: «Ci troviamo in presenza di provvedimenti di natura cautelare il cui merito specifico verrà successivamente approfondito prima dal Tar competente e poi dal Consiglio di Stato. A questo riguardo ricordo che recentemente il Consiglio di Stato, ma con pronunce a carattere decisorio definitivo, operate tanto dalla IV quanto dalla VI sezione, ha confermato da un lato la legittimità delle normative rispetto ai principi comunitari e dall’altro la conformità delle disposizioni relative all’istituto concessorio. Pertanto, d'intesa con l'Avvocatura Generale dello Stato, stiamo valutando le azioni processuali necessarie per la riaffermazione di quanto appena ricordato. Ecco perché le dichiarazioni allarmistiche sull’attuale organizzazione dei giochi appaiono del tutto sproporzionate».
Zero chiarezza, direbbe Mourinho. È evidente, invece, lo stato d’incertezza che pone in imbarazzo tutti quegli operatori che hanno partecipato in passato ai bandi e intendono onorare le nuove gare su Gratta&Vinci, Vlt e altro ancora. Vale la pena di investire somme importanti sulle concessioni?, questo è l’interrogativo di giornata che non fa onore a un Paese fondato sul diritto, ma che spesso vacilla proprio su questo punto. A suo tempo Raffaele Palmieri, presidente di Sicon, lanciò proprio da questa pagina la proposta di affidare al solo Tar di Roma le istanze di natura amministrativa, «così come fu legiferato nel mondo dello sport per evitare distorsioni interpretative». Sarà bene che l’appello vada accolto, e anche al più presto.
E ancora. In una nota inviata ad Aams e al ministero dell’Economia e Finanze, il Sicon ha richiesto chiarimenti su alcuni aspetti in discussione da tempo: 1) l'utilizzo distorto del sistema di gioco telematico da parte di molti operatori attraverso i punti di commercializzazione, 2) la situazione normativa sui ctd Stanley, 3) l'introduzione del gioco «10 e Lotto» come nuova modalità di gioco, quindi senza fare ricorso a bando. Per il Sicon si tratta di aspetti in contrapposizione con le norme che generano una concorrenza sleale e, quanto al terzo punto, precludono l’accesso ad altri operatori. Aspettasi risposta.