Ahmadinejad giura tra impiccagioni e arresti

Mahmoud Ahmadinejad ha giurato ieri da presidente e si è fatto beffe dei segnali mandati dalle diplomazie occidentali, mentre le forze di sicurezza disperdevano e arrestavano i manifestanti. Ahmadinehjad ha liquidato con poche parole la scelta dell’Occidente, Italia compresa, di non congratularsi con lui per la rielezione. «Abbiamo sentito dire - ha commentato Ahmadinejad al termine della cerimonia - che alcuni leader occidentali hanno deciso di riconoscere il nuovo governo, ma di non congratularsi: vogliono la democrazia soltanto se serve i loro interessi, e non rispettano il voto e i diritti del popolo». Ha poi tagliato corto: «Dovreste sapere che nessuno in Iran sta ad aspettare le vostre congratulazioni. Agli iraniani non interessano né le vostre minacce e angherie né i vostri sorrisi o saluti». L’allusione era in particolare agli Usa, che martedì avevano fatto sapere di volersi limitare a «prendere atto» della riconferma di Ahmadinejad.
Fin dalle prime ore del mattino l’area intorno al majilis (il parlamento) era cordonata dagli uomini dei pasdaran e dai miliziani basiji. Interrotte anche le comunicazioni via cellulare, chiusi i negozi e due stazioni della metro. Manganelli, gas lacrimogeni e al peperoncino hanno impedito ai sostenitori del candidato riformista Mir Hossein Moussavi di raggiungere la zona e manifestare come previsto. Le autorità hanno imposto anche la chiusura dei negozi intorno a piazza Vanak, così che nessuno potesse creare assembramenti con il pretesto dello shopping. Gli uomini delle forze di sicurezza se la sono presa anche con gli automobilisti che, come ormai si usa dall’inizio delle proteste a giugno, suonano i clacson in segno di solidarietà con i dimostranti. Nonostante i divieti circa 800 persone si sono comunque riunite fuori dalla moschea Sepahsalar: gli agenti hanno disperso la folla arrestando una decina di persone. Tra questi un consigliere di Moussavi e il responsabile del blog attraverso il quale l’opposizione che fa capo a lui comunica con i sostenitori.
Intanto ieri è arrivata la conferma della morte di un bambino, Ali Reza, colpito alla testa con un manganello durante le manifestazioni del 30 luglio al cimitero di Behesht-e Zahra in ricordo di Neda.
La «resistenza dei riformisti iraniani è ammirevole», ma gli Stati Uniti non chiudono la porta al dialogo con il regime di Teheran e considereranno Ahmadinejad il leader eletto, ha detto il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. Da parte sua Moussavi ha assicurato che l’opposizione non verrà meno. «Il nostro movimento sopravviverà - ha scritto sul sito del suo partito, Ghalamnews - mostrando l’inefficacia degli arresti».
Ma il regime continua a usare impiccagioni e torture come deterrente all’ondata di proteste che lo ha travolto dopo le presidenziali.

La macchina del boia macina esecuzioni capitali: nella sola giornata di giovedì sono state 24. Amnesty International denuncia l’escalation: «Il drammatico record del 2008, con una media di un’esecuzione al giorno, sarà superato».MarAl

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