Ahmadinejad prova i missili per colpire Israele

Crisi nucleare in Medioriente. Ieri Teheran ha testato i vettori a medio-corta gittata. Oggi tocca agli Shahab: possono "viaggiare" per duemila km. Washington chiederà all'Iran "l'accesso immediato" al nuovo sito atomico

Ahmadinejad prova i missili per colpire Israele

L'Iran del presidente Ahmadinejad e della "guida spirituale" Khamenei tira dritto per la sua strada, rispondendo con salve di missili (sono solo esercitazioni militari, al momento… ) ai moniti e alle minacce che gli arrivano dagli Stati Uniti e dall'Occidente dopo la scoperta del secondo sito nucleare "coperto" dove si lavora a ritmi forsennati per mettere a punto il programma atomico del Paese.

Ieri mattina, nell'ambito dell'operazione militare che dovrebbe «migliorare le capacità di dissuasione delle forze armate iraniane», i Guardiani della rivoluzione hanno lanciato due missili a corto raggio (del tipo Tondar e Fateh 110) sperimentando anche un sistema di lancio multiplo. È l'ennesima, scervellata prova di forza del regime di Teheran che segue la nuova condanna lanciata dalla comunità internazionale per il suo programma. Il bello verrà però stamani, quando gli artificieri dei Pasdaran lanceranno un missile a lungo raggio capace, secondo gli esperti americani e inglesi, di raggiungere Israele e le basi americane nel Golfo. Il missile, ha confermato il capo delle forze aeree dei Pasdaran, Hossein Salami, è uno Shahab 3, già testato più volte in passato, e capace di percorrere più di duemila chilometri.

Gente così va tenuta sotto pressione, pensano a Washington. Di qui la richiesta, rivolta a Teheran sul tamburo, di aprire agli ispettori dell'Aiea il nuovo impianto per l'arricchimento dell'uranio «entro poche settimane». Lo scrive il New York Times citando fonti dell'amministrazione che, nei previsti colloqui del 1° ottobre a Ginevra, intende sottolineare che gli ispettori dovranno avere pieno accesso a tutto il personale che ha partecipato alla costruzione dell'impianto finora tenuto segreto e alla documentazione relativa alla sua realizzazione.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, naturalmente. A replicare per le rime è Ali Ashgar Soltanieh, ambasciatore all'Aiea. Dice l'ambasciatore che «il baccano fatto dagli Usa e altri Paesi occidentali sul nuovo impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio» avrà un effetto negativo sui colloqui fra Teheran e il gruppo dei 5+1 a Ginevra. Secondo Soltanieh, citato dall'agenzia Isna, l'Iran aveva comunicato all'Aiea «volontariamente e prima del limite di tempo previsto» dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) l'esistenza del nuovo sito, nel quale, ha sottolineato, «non c'è ancora materiale nucleare». Ecco perché, ha concluso Soltanieh, la denuncia fatta nel vertice del G20 a Pittsburgh dal presidente Barack Obama e da altri leader occidentali è stata «una ridicola sceneggiata politica». Dicono a Washington che i servizi di intelligence occidentali erano da tempo a conoscenza del nuovo sito e che l'Iran ne ha dato comunicazione all'Aiea solo quando ha capito di essere con le spalle al muro. Diverso, naturalmente, è il parere di Teheran, che per bocca del suo ambasciatore all'agenzia atomica dell'Onu ricorda puntigliosamente che in base al Trattato di non proliferazione nucleare, di cui è membro, l'Iran era tenuto a dare notizia del nuovo sito «180 giorni prima» che l'uranio cominciasse a essere iniettato nelle centrifughe per l'arricchimento. «Noi - ha aggiunto - lo abbiamo fatto anche prima di questo limite di tempo stabilito».

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