Ai «flop manager» delle banche Usa 32 miliardi di dollari

Da top a flop manager, ma comunque ricchi, ricchissimi anche se hanno lasciato molti praticamente in mutande. I pay roll conditi con la salsa del bonus milionario sono un bel paradigma per raccontare la metastasi di Wall Street. Stipendi alti per alti risultati, si diceva per giustificare ingaggi alla Kobe Bryant. Come l’assegno da 32 milioni di dollari staccato per ciascuno dei cinque dirigenti di più alto livello delle 20 principali banche americane. In tutto, facile il conto, uno cheque collettivo da 32 miliardi.
La storia è stata tirata fuori dall’Institute for policy studies, un pensatoio liberal ma non certo sospettabile di antipatie precostituite nei confronti della casta dei banchieri. «Prendiamo 100 americani con un salario medio - riflette il think thank di Washington -. Queste persone dovrebbero lavorare più di mille anni per guadagnare quanto quei 100 dirigenti hanno guadagnato in tre anni». Forse suona un po’ populista, ma resta il fatto che con gli stipendi d’oro gli americani, soprattutto quelli senza neppure un dollaro di reddito causa recessione, devono ancora regolare i conti. C’è piuttosto - e forte - un sentimento di rivalsa nei confronti di quelle banche così munifiche verso i propri manager e poi, a crisi conclamata, pronte a presentarsi con il piattino in mano per chiedere ossigeno finanziario alle casse federali.
In più c’è l’assoluta convinzione che la pratica del premio scintillante non sia mai caduta in disuso, nonostante la campagna moralizzatrice di Barack Obama e i disastri combinati dai guru delle alchimie contabili e finanziare. In attesa che se ne occupi il G20 di Pittsburgh a fine mese, sempre l’Institute for policy studies ricorda che nelle 10 principali istituzioni beneficiate dagli aiuti statali i manager continuano a incassare compensi a sei zeri a fronte dei 160mila licenziamenti effettuati. Con guadagni 85 volte superiori a quelli di chi dovrebbe vigilarne il comportamento, tipo i funzionari della Sec (l’omologa della Consob) o della Fdic, l’agenzia di controllo sul credito.
In questa storia, più che il lieto fine, non può mancare la beffa finale. Ricordate i 100 flop manager milionari? Bene, grazie alla ripresa dei titoli bancari incamerati sotto forma di stock option, la loro ricchezza è cresciuta di 90 milioni di dollari. Quando si dice cadere in piedi...

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