Alemanno: più voce al Pdl. E Gasparri s’infuria

RomaLe esternazioni di Umberto Bossi scaldano il clima politico estivo, e portano a un acido botta e risposta a distanza persino Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri. I due esponenti del Pdl, entrambi ex di An, stessa generazione politica, esperienze simili pur se in diverse correnti, passati dal Fronte della Gioventù al Msi fino alla svolta di Fiuggi, finiscono per scontrarsi a mezzo stampa in seguito alle dichiarazioni agostane del leader leghista. Scintille che nascono da un’intervista che il sindaco di Roma rilascia al Quotidiano nazionale, e nella quale Alemanno parla di «retromarcia scontata» di Bossi sull’inno nazionale. Scontata, spiega il primo cittadino della capitale, perché il Carroccio «fa la voce grossa per alzare il prezzo», e questo atteggiamento «obiettivamente indebolisce il centrodestra». Così dal colle capitolino Alemanno elargisce un consiglio diretto ai vertici del Pdl, che dal suo punto di vista «devono farsi sentire di più». Il problema per il sindaco di Roma è che «i messaggi del Pdl sono troppo schiacciati sul governo e, di fatto, affidati esclusivamente a Berlusconi: noi abbiamo bisogno che i coordinatori e i capigruppo diano voce al partito. È un passo indispensabile per evitare che la Lega sia troppo pesante sul versante dell’immagine. E poi, serve un maggior radicamento sul territorio».
Tra i destinatari del messaggio, dunque, anche due ex colleghi di partito di Alemanno, ossia il ministro della Difesa Ignazio La Russa (coordinatore del Pdl con Denis Verdini e Sandro Bondi) e, appunto, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. Che in mattinata aveva accusato il Pd di essere «allo sbando», tentando sedurre «fuoriusciti dal Pdl» per trovare candidati alle regionali, e che di incassare da Alemanno il consiglio ad «alzare la voce» per non lasciare al solo Cavaliere il monopolio della visibilità del Pdl non sembra affatto contento. Tanto che nel giro di nemmeno due ore il presidente dei senatori del Popolo della libertà detta alle agenzie una replica a dir poco piccata. «In merito al suggerimento del sindaco di Roma affinché i capigruppo del Pdl si facciano sentire di più - ringhia l’ex ministro delle Telecomunicazioni - faccio presente che dai temi della lotta alla criminalità alla difesa della famiglia e della vita le posizioni sono chiare e scandite con forza e continuità. Non ci si limita solo alle parole ma anche agli atti politici e legislativi».
Risposta secca, poi il veleno nella coda: «Non abbiamo quindi bisogno di molti consigli - conclude Gasparri - e, del resto, ci asteniamo dal darli al sindaco che pure potrebbe trarre giovamento da qualche parere in più». Ma la vis polemica del capogruppo Pdl a Palazzo Madama non si esaurisce nel chiarimento con scintille tra lui e Alemanno. Alla sua omologa del Pd Anna Finocchiaro, che aveva ironizzato sul botta e risposta interno per rimarcare la litigiosità del Pdl, Gasparri risponde: «Ha poco da replicare. Il suo partito è in stato confusionale se arriva a pensare di votare nelle regioni per nostri presidenti. Noi siamo sempre più forti. Loro sono senza futuro».
E intanto le ultime uscite da Ponte di Legno di Bossi, secondo Avvenire, sono state «un doppio autogol». Per il quotidiano dei vescovi, infatti, «mantenere il clima di agitazione permanente (...

) insistendo su una retorica antinazionale invece che sull’effetto unitario del federalismo può corrispondere a qualche modesto interesse propagandistico, ma non giova alla stessa funzione politica esercitata dalla Lega».

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