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"Chiedo scusa a tutti quelli che indossano la divisa". Le parole di Cinturrino dal carcere

"Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato", "Quando ho visto che stava morendo ho perso la testa": le parole dell'assistente capo della Polizia fermato per l'omicidio di Abderrahim Mansouri

"Chiedo scusa a tutti quelli che indossano la divisa". Le parole di Cinturrino dal carcere
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"Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia". Le prime parole di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo della Polizia fermato per l'omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, sono per i collegli. "Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia", ha detto rivolgendosi al suo avvocato. E lo stesso legale ha riportato le parole entrando nel carcere di San Vittore dove si terrà l'interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo.

Cinturrino "ha sparato perché aveva paura"

L'avvocato Porciani ha spiegato che il suo assistito è "triste, pentito di quello che ha fatto" e ha aggiunto che sia lui che la madre "sono andati a pregare in Chiesa", anche per la vittima. Il difensore ha inoltre ribadito che Cinturrino "ha sparato perché aveva paura; quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore", ha aggiunto ribadendo che l'assistente capo "non ha mai preso un centesimo da nessuno".

La messinscena della pistola: "Il collega non poteva non sapere"

Per quanto riguarda la messinscena della pistola, l'avvocato Porciani ha spiegato che "era in quello zaino da qualche tempo e che il suo collega", quando ha ricevuto l'ordine di andare a prenderlo in commissariato, "non poteva non sapere". "Che Cinturrino venga cacciato sono d'accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga", ha concluso a proposito delle parole del Capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani.

Il collega al pm: "Cinturrino chiedeva soldi e droga"

Nel frattempo, emergono nuovi dettagli sulle dichiarazioni degli altri poliziotti. "Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici". Così uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, ha confermato a verbale, interrogato il 19 febbraio, le "richieste di soldi e droga" da parte di Cinturrino. L'agente l'ha descritto come violento e "poco raccomandabile": pestava pure con "accanimento" con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri detto Zack: "So che lui lo voleva prendere".

Carmelo Cinturrino, poi, avrebbe simulato, con un messaggio inviato a un collega poliziotto 13 minuti dopo aver sparato ad Abderrahim Mansouri a Rogoredo, che il 28enne fosse ancora vivo. "È arrivato in fondo Zac. Zio. Vieni che è lì" è la chat, riportata da un collega interrogato giovedì scorso, che sarebbe stato inviato alle 17.46. Gli accertamenti della squadra mobile hanno dimostrato che il colpo della Beretta di ordinanza che ha ucciso il pusher è stato esploso fra 17.33 e 2 secondi e le 17.33 e 40 secondi e che, quindi, a quell'ora, "Zack", soprannome con cui era noto fra la forze dell'ordine il cittadino marocchino della famiglia Mansouri, era già steso a terra da quasi un quarto d'ora.

"Cinturrino è un pazzo, la pistola non c'era"

"È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola". Sono parole che l'agente che era più vicino a Carmelo Cinturrino, quando ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, avrebbe detto ai colleghi quel 26 gennaio descrivendo ciò che aveva fatto l'assistente capo 41enne. Vengono riportate in uno dei verbali dei quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. "Ci portiamo addosso un peso", ha raccontato uno degli agenti interrogati cinque giorni fa.

I due poliziotti arrivati dopo sulla scena - dopo che il collega 28enne sarebbe andato, su ordine di Cinturrino, a recuperare la borsa in commissariato con dentro la pistola finta per la messinscena - hanno confermato di aver capito subito, "insospettiti", che "la pistola l'aveva messa lui" vicino al corpo di Mansouri.

Cinturrino, tra i colleghi anche noto come "paladino o fenomeno" e pure molto chiacchierato, era arrivato nel boschetto mentre gli altri erano impegnati in un arresto. "Non so chi l'ha chiamato", ha spiegato l'agente. Più volte, però, aveva detto che "voleva prendere" Mansouri, detto Zack, e sapeva, si legge ancora, "l'orario" in cui di solito compariva nel bosco di Rogoredo. "Alle 17, 17.30 (come quel pomeriggio del 26 gennaio, ndr), ogni tanto si coordinava con l'Ispettore e si cercava di prendere Zack".

Dopo aver fatto fuoco avrebbe detto, come riferito da un agente, che era "successo un casino" e che "aveva sparato in testa a Zack". E ha detto di aver chiamato i soccorsi, ma non era vero. Nell'interrogatorio anche il passaggio su un telefono che era stato sequestrato dal Commissariato Mecenate a Mansouri nei mesi scorsi, un episodio su cui i legali dei familiari della vittima, gli avvocati Piazza e Romagnoli, stanno facendo indagini difensive. "Il telefono - si legge - era praticamente nuovo e la Procura ha chiesto di fare comparazioni con una fattura che è stata presentata e poi è stato dissequestrato".

"Quando ho visto che Mansouri stava morendo ho perso la testa"

Durante l'interrogatorio davanti al gip

Domenico Santoro nel carcere di San Vittore, Cinturrino ha confermato quanto detto al suo avvocato ammettendo le sue responsabilità. Poi ha spiegato: "Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa".

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