Alitalia, aborto, Pacs Il Professore in radio si rifugia nei «non so»

Prima chiede: «Parliamo di contenuti». Poi evade le domande su quasi tutti i temi. «La crisi della compagnia? Non ho le carte per giudicare...»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

La facoltà di non rispondere non è mai stata prerogativa di un candidato premier a due mesi dalle elezioni. Almeno fino a ieri. Intervistato su Radio 24 dal direttore Giancarlo Santalmassi, in un’ora e mezzo Romano Prodi ha inanellato una serie di «mah», «non so» e «vedremo» più consoni a un teste reticente che a un leader politico.
Certo, il Professore potrebbe invocare le attenuanti sulle domande meno «politiche». Come la prima, imprevista («Che cosa prende a colazione?») a cui comunque avrebbe potuto rispondere con meno indecisione («Per ora un caffè, poi vediamo...»). Anche quel giochetto proposto da Santalmassi, per cui l’intervistato deve nominare il «furbetto del quartierino» del giorno, può risultare spiazzante. E infatti il Professore abbozza: «Non ne ho la minima idea, la deve dare lei la pagella». Imbarazzo comprensibile, ma insomma è solo un gioco e Santalmassi gli concede un po’ di tempo per pensarci e ci riprova: su, scelga un personaggio per questo premio simbolico. Macché. «Io ripeto, sono venuto qui tranquillo, passeggiando... e non ho proprio pensato a nessuna delle polemiche politiche».
Del resto Prodi non è mai stato un battutista, però piace perché è competente e preparato. Non brilla come umorista, ma sa andare al sodo. «Fatemi domande sui contenuti», implora. Accontentato. Parliamo di Alitalia: la compagnia di bandiera è in crisi nera, «qual è la ricetta Prodi?». Ricapitalizzare con soldi pubblici? Privatizzare? Farla fallire? Sentiamo. «Mah, io le dico solo che quando ero presidente della Commissione Ue aspettavo il piano Alitalia e non è mai arrivato, e me lo chiedo ancora perché... per il resto è chiaro che l’Alitalia per i problemi che ha, o si ha una cura energica che rovescia la situazione o arriva il cosiddetto effetto senescenza...».
Santalmassi incalza: «Eh però lei non mi risponde: se vince le elezioni, cosa fa Romano Prodi per risolvere il problema dell’Alitalia?». Calma, quella era solo una premessa, ora il Professore entra nel merito... Macché. «Quando le dico che non mi è arrivato il piano, vuol dire che Romano Prodi non ha i dati per rispondere in questo momento. Io non sono il ministro dei Trasporti, quindi non mi può dire che cosa io devo fare. C’è una situazione di assoluto disaccordo su chi deve decidere e lei viene a chiedere a me... quando io aspettavo da presidente della Commissione Ue... domani domani domani... il piano e non è mai arrivato». Santalmassi sconsolato: «Ma per esempio un’idea tra Fiumicino o Malpensa ce l’ha lei?».
Privato di una risposta su Alitalia («perché Prodi non ha le carte», ricorderà più tardi), Santalmassi dà la parola agli ascoltatori. Giuseppe: «Che cosa intende fare nei primi cento giorni di governo?». Domanda semplice e prevedibile, il Professore avrà pronta una bella risposta secca e precisa... Macché. «Scusi, le posso rispondere con serenità? Non è questa la domanda da fare».
Come no? E perché mai? «Perché uno non è che può mettere le cose in fila...». Poi un sussulto: «Comunque le rispondo lo stesso. La cosa più rapida da fare è dare un messaggio di forza, di impulso all’economia: alleviare l’imposta sull’ora lavorata e iniziare un grande piano di ricerca, sviluppo e innovazione. Ma nel primo giorno bisognerà controllare i conti». Santalmassi non gradisce: «Però quello che si fa nei primi cento giorni è importante, lei vuole solo controllare i conti?».
Anche sulla riforma dei contratti collettivi le risposte del Professore sembrano vaghe all’intervistatore. «Mi scusi, ma questo lo posso dire io, lei mi deve dire come si fa», si spazientisce.
Sui temi etici, Prodi fa una giravolta e per i Pacs sceglie come modello il conservatore Aznar contro il socialista Zapatero. Poi Santalmassi gli chiede: «Storace sta per limitare l’importazione della pillola Ru486: cosa ne pensa?». Forza, Romano: sì o no? «Mah, questo è un problema che non incide sulla regolamentazione sull’aborto, riguarda il discorso della tecnica sanitaria e qui la parola è una parola che deve essere data alla scienza, all’analisi delle conseguenze scientifiche di questo. Quindi bisogna vedere quello che avviene negli altri Paesi europei, riflettere su questo, ma il problema dell’aborto è un problema di grande contenuto e di profondità etica, è un fatto drammatico, gli strumenti devono essere presi in modo che diano sicurezza, che diano una situazione che allevi il dramma che in quel momento di compie».
Risposta degna di Mai dire gol. Resta il dubbio: sì o no?
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it

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