Almodovar contro il Papa: "Esca dalle mura vaticane vada tra le famiglie vere"

Il regista spagnola invita il Santo Padre ad abbandonare la visione tradizionale della famiglia: "Prescinda dal fatto che il gruppo sia formato da genitori separati, trans o monache malate di aids"

Almodovar contro il Papa: 
"Esca dalle mura vaticane 
vada tra le famiglie vere"

Madrid - Il Papa dovrebbe abbandonare la visione tradizionale della famiglia e per rendersene meglio conto dovrebbe uscire dal Vaticano e mescolarsi tra la gente. Il polemico invito a Benedetto XVI è contenuto in un’intervista che pubblica domani il settimanale Die Zeit, in cui il regista spagnolo Pedro Almodovar spiega che nel suo universo cinematografico "non ha alcun significato il fatto che il Papa riconosca solo la variante cattolica della famiglia".

L'attacco di Almodovar "Da oltre vent’anni faccio film in cui la famiglia è composta da un gruppo di persone, al centro delle quali c’è un piccolo essere, di cui tutti si occupano, un essere che amano e del quale soddisfano i bisogni, a prescindere dal fatto che il gruppo sia formato da genitori separati, travestiti, transessuali o monache malate di aids". Dopo questa premessa arriva l’invito a Benedetto XVI ad uscire dalle stanze vaticane per andare a vedere la realtà delle famiglie moderne. "Perché il Papa non esce per una volta dal Vaticano per andare a vedere com’è fatta la famiglia di oggi?", polemizza il regista, il quale rincara la dose affermando che "è assolutamente pazzesco non voler riconoscere il modo in cui vivono milioni di persone! Le mie famiglie sono più reali di quelle del Papa, perchè non vivono secondo qualche dogma, ma fanno i conti con i compromessi dell’esistenza".

Il significato del cinema In occasione dell’uscita in Germania del suo ultimo film Los abrazos rotos (Gli abracci rotti, ndr), con Penelope Cruz, Almodovar ammette che per lui il cinema è diventato ormai una specie di droga, di cui non riesce più a fare a meno. "Ne ho bisogno - spiega - allo stesso modo dei tossicodipendenti che si iniettano la droga nelle vene". Il regista ammette tuttavia che il guaio, però, è che in questo modo "si cancella il resto dell’universo e si impoverisce intellettualmente, come avviene per un eroinomane, che pensa solo all’eroina".

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