nostro inviato a Genova
«Un patto per la crescita sui progetti concreti del Sistema Italia per la nautica, senza preconcetti o strumentalizzazioni». È l'appello rivolto al governo dal neopresidente dell'Ucina, Anton Francesco Albertoni, nel discorso inaugurale del 46° Salone di Genova, tenuto a battesimo dal vicepremier Massimo D'Alema e dal ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. «Nei giorni del difficile dibattito sulla Finanziaria - ha detto Albertoni - invitiamo il governo a guardare i numeri lusinghieri di questo Salone: sono l'immagine di un'industria, la nostra, leader nel mondo». Un'industria che registra un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro, di cui 3,5 derivanti dalla produzione nazionale di imbarcazioni, accessori e motori marini. Un'industria che continua a essere leader nel comparto delle navi da diporto con 347 progetti nel portafoglio ordini per il 2007, pari al 41% del mercato mondiale. Le cifre sono chiare: il contributo della nautica al Pil nazionale è di circa 3 miliardi di euro, ma questo valore - come ha sottolineato anche Albertoni - diventa di poco inferiore agli 8 miliardi se si considera l'indotto, turismo nautico compreso. «Oggi - ha aggiunto il presidente dell'Ucina - rappresentiamo un settore che può rilanciare l'economia italiana, possiamo far decollare un vero Sistema Italia della nautica».
Cordiale freddezza in platea per gli attesi interventi politici dopo un mini-show delle "Iene" con tanto di manifesto: "Anche i ricchi piangano". Ma quando il governatore della Liguria, Claudio Burlando, si è improvvisato parafulmine, il clima è diventato più disteso. Burlando, in sostanza, ha ripetuto con chiarezza il concetto già espresso un giorno prima: no alla tassa di Rifondazione Comunista sugli yacht. «Ripeto - ha detto - che essere di sinistra vuol dire difendere chi ha meno, ma non necessariamente tartassare chi ha di più e se l'è guadagnato». Il ministro Bianchi ha ingoiato il rospo e nel suo intervento, dopo aver reso omaggio a un «settore vitale per la nostra economia», ha preferito parlare di porti. Il vicepremier Massimo D'Alema, invece, ha spedito a Genova la sua anima marinara di velista doc lasciando tutto il resto alla Farnesina. E dopo aver ricordato che «il mercato del lusso più importante oggi è rappresentato dalla Cina, un paese a guida comunista», è andato a cercarsi l'applauso con una battuta: «L'Italia è un lungo molo sul mare. Se qualcuno compra una casetta in campagna trova approvazione sociale, ma se qualcuno si compra una barca ha la disapprovazione sociale».
«Fortunatamente faccio barche e non politica - spiega Norberto Ferretti, numero uno dell'omonimo gruppo -. Certo, siamo sempre pronti a lottare pur adeguandoci agli eventi». Il riferimento alle possibili stangate che stanno per abbattersi sul ceto medio, non è casuale. «Siamo abituati a rimboccarci le maniche - ha aggiunto Ferretti -. Se il mercato italiano dovesse frenare cercheremo di sopperire in altra maniera. Credo che la nautica meriti le stesse attenzioni riservate al mondo dell'automobile».
Altolà delle aziende al governo «Attenti a non farci affondare»
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