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E Schwazer a 41 anni firma il record italiano di marcia

Il primato sarà omologato solo a fine 2026. L'altoatesino: "Sacrifici ripagati"

E Schwazer a 41 anni firma il record italiano di marcia
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Il tempo, nello sport, non cancella: stratifica. E allora la vittoria di Alex Schwazer a Kelsterbach non è soltanto un risultato, ma un passaggio chiave in una carriera che continua a interrogare. Il 3h01:55 con cui il 41enne altoatesino ha dominato la maratona di marcia distanza nuova vale il successo nella prova dei campionati tedeschi e il terzo tempo mondiale stagionale, alle spalle dei giapponesi Suwa e Jusho, scesi sotto le tre ore. È anche il miglior crono europeo del 2026.

Il dato tecnico racconta di una gara costruita con intelligenza ed esperienza: passaggio prudente a metà (1h32:39) e seconda parte in progressione, un negative split che certifica condizione e gestione. Ma pesa anche il dato umano. Schwazer, oro olimpico nel 2008, è tornato a gareggiare solo nel 2024 dopo otto anni di squalifica. Un rientro tutt'altro che lineare, come dimostra anche l'episodio di Alessandria, lo scorso marzo, quando fu fermato dai giudici nella mezza maratona di marcia dopo una serie di segnalazioni tecniche che lo portarono al ritiro. «La forma è ottima e abbiamo deciso di preparare la gara più lunga: sono state cinque settimane molto impegnative, ma i sacrifici sono stati ampiamente ripagati», ha spiegato. E ancora: «Speravo di fare 2h58' e il tempo che ho fatto equivale a questo in condizioni ideali».

Il 3h01:55 migliora il precedente limite italiano: il 41enne tesserato per l'Atletica San Biagio ha superato nettamente il 3h03:55 di Andrea Agrusti ottenuto lo scorso 25 ottobre a Zittau, ma non è ancora record ufficiale. La maratona di marcia è una specialità recente e i primati verranno omologati solo a fine stagione: il 31 dicembre sarà riconosciuto il crono. Una sospensione formale che riflette la fase di costruzione della disciplina.

Sul futuro resta prudente: «Non dipende certo da me io non sono un professionista, ho un lavoro, una famiglia e l'ultima gara vera che ho preparato nello specifico era quella che speravo di

fare alle Olimpiadi di Parigi. Non è facile, bisogna capire tante cose. Ora ho gareggiato qui, mi prendo una pausa e poi vedremo». Un'incertezza che non cancella il valore di un ritorno capace, ancora, di lasciare il segno.

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