Attenzione: qui volano le pietre. O più che altro un bel vaffa a reti unificate che fa fare al curling il salto della specie, per diventare il parente prossimo dell’hockey su ghiaccio.
Era insomma una tranquilla serata a Cortina quando l’olimpismo è andato a farsi benedire: tema del contendere la partita tra Svezia e Canada, ma soprattutto il colpetto malandrino di Mark Kennedy in uno sport in cui la rivalità di solito resta congelata dal fatto che si gira il mondo insieme con la scopetta in mano. E invece tutto succede in un attimo: Oskar Erikssen, il vichingo, accusa animatamente il rivale di aver barato toccando volutamente la stone dopo averla già tirata, cosa assolutamente vietata dalle sacre regole del gioco. O meglio si può, ma solo sulla maniglia, mentre in quel caso una ditata un po’ più sotto avrebbe aggiustato il tiro. A quel punto Kennedy la prende sul personale («mi stai accusando di barare?
Fuck off!»), mentre lo scandinavo sempre più furibondo replica: «Dopo te lo mostro in un video». Direte voi (a digiuno di curling): e l’arbitro? Risposta: non c’è, perché in questa disciplina ci si regola da soli, in amicizia appunto, un po’ come le bocce. Almeno fino a ieri.
È la fine di un mito, ed anche una scivolata mondiale, amplificata dal fatto che in questi Giochi gli atleti sono dotati di microfoni e dunque non si può neanche discutere in santa pace. In realtà poi gli arbitri ci sarebbero anche, ma sono chiamati solo a certificate le distanze dei graniti dal centro, e non essendoci la possibilità di guardare le immagini non possono intervenire altrimenti. «Ho visto il movimento del dito - ha detto il giudice a Erikssen -, ma non so se ha toccato la stone». Fine della discussione e, anche, fine della partita: 8-6 per il Canada.
Noi che siamo innamorati dello sguardo panteroso della Costantini siamo indignati (e dispiaciuti che le ragazze abbiano ieri perso 8-7 con la Cina buttando via l’ultimo end con il vantaggio del martello, e lo diciamo ormai da esperti). E indignata è anche la Federazione internazionale, che di conseguenza ha deciso di annullare lo spirito decouberteniano del gioco: d’ora in poi inserirà due giudici con diritto di parola ad ogni partita. Che è poi è un attimo che si arriva a litigare per il Var.
Kennedy, però, non cede: «Non so perché Oskar l’abbia fatto, forse era nervoso visto che stava perdendo.
Sarà, ma non ditegli a Erikssen che un’immagine quantomeno sospetta confermerebbe la furbata. Alla prossima volta potrebbe finire a scopettate.