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A mani nude per 900 metri: l’arrampicata più difficile della storia

Nel 2017 lo statunitense Alex Honnold infranse ogni record salendo El Capitan, nel parco dello Yosemite (California) senza imbracature

Honnold impegnato nella free solo di El Capitan
Honnold impegnato nella free solo di El Capitan

Si staglia imperioso su tutti gli sfondi Mac, appena accendi. Solo che un conto è quella tessitura di pixel, altro trovarselo davanti sul serio. Apple l’ha usato anche per battezzare uno dei suoi sistemi operativi. El Capitan - perché è di questo che stiamo parlando - è una montagna che svetta per oltre 2000 metri nel parco dello Yosemite, California.

Possiede una parete praticamente liscia e lunghissima, che si estende per novecento metri verso l’alto. Alex Honnold, che nel 2017 ha poco più di trent’anni, la scruta con deferenza, ma non lascia prevalere lo sconforto. Si è allenato duramente per un anno ed è persuaso di potercela fare. Il passaggio scelto, la Freerider, è un’ascesa verticale che offre i medesimi appigli di un lancio senza paracadute. Sarebbe già un garbuglio cimentarsi con corde e puntelli. Figurarsi a mani nude.

Honnold è peraltro il primo arrampicatore nella storia dell’umanità a scegliere di farsela in free solo (l'arrampicata solitaria senza assicurazione). Non ha, dunque, la riprova di quel che potrebbe essere. L’assenza di precedenti elettrizza e stordisce. Qualcuno tenta di dissuaderlo: ci sono decine di via più praticabili di quella per salire. Molti addetti ai lavori, prima dell’impresa, segnalano sommessamente come diversi esperti scalatori ci abbiano messo giorni a percorrerle con l’attrezzatura giusta.

Del resto, viene rilevato, questa è una salita intrisa di insidie fisiche e mentali. Rischia di mettere a durissima prova la resistenza delle dita, delle braccia, dell’addome e delle gambe. Se cede anche soltanto una parte, Honnold cade. Se verso metà della salita non trovasse più fessure per tenersi, se fosse tradito dalla vista e mettesse il piede in un’intercapedine velenosa, per lui sarebbe finita.

Arriva ai piedi di El Capitan che sono le cinque e mezza del mattino. Lo Yosemite è già un gatto che si stiracchia sul cuscino. La montagna stacca anche il più alto edificio del mondo, il grattacielo Burj Khalifa di Dubai, che si ferma a 830 metri. Nella scala francese che disegna la difficoltà d’arrampicata El Capitan è un 7c. La Dura Dura, considerata la parete più difficile da scalare al mondo, è un 9b+. Solo che quella è lunga 50 metri. Alex deve percorrerne 850 in più. Fosse arrampicata libera, almeno avrebbe le corde. Qui invece sono soltanto lui e la montagna.

Honnold non è uno sprovveduto: ha trangugiato El Sendero Luminoso in Messico. Ce l’ha fatta anche con la Half Dome, sempre nel parco dello Yosemite, e con moltissime altre scalate intricate. Però lo sa che questa è come sempre una danza con la morte. Stavolta un po’ più delle altre, perché il margine di incertezza disinstalla ogni parvenza di sicurezza.

Inizia ad attaccarsi. Procede lentamente, scegliendo movenze impercettibili, calcolando a vista ogni stacco successivo, inspirando profondo prima di ogni balzo verso l’alto. Va avanti zigzagando, i muscoli in tensione, il ventre contratto, le spalle tirate. Non si arrende nemmeno quando le dita imburrate di gesso iniziano a tremare. Anche quando si trova ad un’incollatura dalla cima, sa che la minima défaillance equivarrebbe alla fine. Quattro ore dopo la sua partenza, alle nove e mezza, sventolerà la mano dalla cima in segno di vittoria.

Quel lento con la morte lo fa sentire terribilmente vivo. Non è inciampato nemmeno a questo giro. Ogni volta che apre il Mac, gli viene da sorridere un po’.

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