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"Sarà l’America’s Cup più bella di sempre. E noi a Napoli saremo forti come mai"

L’Ad di Luna Rossa Max Sirena, alla vigilia dei preliminari di coppa in Sardegna, lancia l’edizione ’27

"Sarà l’America’s Cup più bella di sempre. E noi a Napoli saremo forti come mai"
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Ha cominciato la sua vita di velista come prodiere, uno di quei ragazzi molto fotografati ma anche non sempre considerati pur avendo un ruolo fondamentale a bordo, secondo forse solo al timoniere. Adesso Max Sirena è amministratore delegato di Luna Rossa, il team voluto da Patrizio Bertelli che ha lanciato la sua ottava sfida alla America's Cup. Lo abbiamo sentito alla vigilia delle regate che da dopo domani porteranno i team a Cagliari per il primo evento della edizione numero 38. I partecipanti saranno cinque su sette. Presenti Emirates Team New Zealand, Luna Rossa, GB1, Tudor Alinghi, La Roche Posay Team France.

Max, finalmente a Cagliari.

«Luna Rossa ha la sua base qui da diversi anni, l'abbiamo scelta dopo studi sulle condizioni meteo e logistiche che ci garantivano più giornate di navigazione e poter accogliere un team internazionale. Erano anni che cercavamo di portarci un evento di Coppa».

Una delle critiche alla nuova Coppa dell'ACP (America's Cup Partnership, il nuovo organismo di governo che riunisce tutti i team partecipanti, challenger e defender) è adesso che sia simile al SailGp (il circuito alternativo voluto da Larry Ellison).

«Chi fa questo commento non ha capito cosa è questa partnership tra i partecipanti. C'è una differenza enorme, perché noi in Coppa siamo soci, a differenza del SailGp dove c'è un proprietario del circuito. Da quando è stata costituito ACP c'è un forte interesse, con team che pensano di entrare nella edizione successiva. Poi tutti conoscono il diverso potenziale della Coppa America».

Non toglie spettacolo il fatto che si usano solo barche già costruite?

«In realtà quasi tutte hanno pochi mesi di vita e il vero lavoro per migliorare le prestazioni è poco visibile. Sul piano della conduzione sarà ancora più importante la fase di pre-partenza per conquistare una posizione dominante».

Quali margini di miglioramento hanno le barche?

«Serviranno wing molto efficienti, sistemi di controllo per essere sempre veloci. Il grosso del guadagno, a di là di andare veloce sul dritto, sarà nella transizione, quindi nelle strambate e nelle virate».

Dopo Barcellona, cosa avete cambiato?

«Abbiamo cambiato tante persone in tutte le aree e non significa che puntiamo il dito su chi c'era: in molti casi era opportuno un cambio generazionale. Poi abbiamo Peter Burling: quando ho iniziato a parlare con lui dopo il divorzio da New Zealand, era quasi sicuro di non poter salire in barca. Lo volevo per la sua esperienza e per non lasciarlo a un altro team. Con le nuove regole può timonare. Con il suo arrivo, quello di Josh Junior e di alcuni designer abbiamo portato nel team una cultura un po' diversa».

Come sarà il livello della competizione per la prossima Coppa?

«Il livello sarà altissimo, tutti i team hanno uomini davvero forti. Da pochi giorni gli australiani hanno annunciato la loro sfida con persone come Grant Simmer e Glenn Ashby. I francesi saranno la sorpresa vera perché hanno lavorato in silenzio e hanno una barca copia di quella che ha vinto a Barcellona. Gli inglesi hanno trovato un partner importante nel gruppo Oakley. Gli americani non scherzano, hanno a capo Ken Read».

Vi sentite un po' lo sfidante da battere?

«Luna Rossa è in Coppa da quasi 30 anni ma la vera continuità c'è da 2019. Non basta mettere il team dentro una stanza e vederlo subito al 100%, ci vuole tempo e un metodo di lavoro. Posso dire che saremo più forti di prima. Se poi mi si chiede qual è l'obiettivo beh ovvio quello è vincere la Coppa.

Al pubblico piace chi vince, perché comunque nello sport per fortuna ancora non esistono troppe scorciatoie. Credo che Napoli con il suo abbraccio sarà una cosa unica, sarà la coppa più bella nella storia della Coppa America».

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