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Seattle domina New England 29-13 e si porta a casa il Super Bowl

Undici anni dopo la vittoria dei Patriots di Tom Brady, i Seahawks si vendicano grazie a una prova maiuscola della difesa, che annichilisce per tre quarti l’attacco guidato dal giovane Drake Maye

Seattle domina New England 29-13 e si porta a casa il Super Bowl

La vendetta è un piatto che va servito freddo. 11 anni dopo l’errore all’ultimo secondo che costò il titolo ai Seahawks di Russell Wilson, Seattle riesce a rendere il favore ai New England Patriots ed aggiudicarsi la sessantesima edizione del Super Bowl. Non è stata una delle finali più spettacolari degli ultimi anni: visto che si affrontavano le due migliori difese della Nfl si sono viste poche giocate importanti ma Seattle è riuscita ad avanzare con più consistenza, accumulando un vantaggio importante nei primi tre quarti. La costante pressione della difesa dei Seahawks è stata troppo per l’attacco dei Patriots, che è riuscito a segnare il primo touchdown solo nel quarto quarto, quando era sotto 19-0. Alla fine, però, la rimonta di New England è interrotta da un intercetto, consentendo a Sam Darnold e soci di portarsi a casa il secondo titolo nella storia della franchise dello stato di Washington. Nel frattempo sui social infiammano le polemiche sull’halftime show del cantante portoricano Bad Bunny, ricevuto malissimo dall’America profonda nonostante la presenza a sorpresa di Lady Gaga e Ricky Martin.

I Green Day non attaccano Trump

Il complesso cerimoniale che precede il calcio d’inizio era iniziato circa mezz’ora prima del calcio d’inizio con l’esibizione della storica band punk Green Day, che non ha mai nascosto le sue simpatie di sinistra. La Nbc, che quest’anno trasmette il Super Bowl in America, ha censurato alcune parolacce nel medley suonato dalla band di Seattle. Il finale con American Idiot, canzone di protesta contro il presidente repubblicano George W. Bush, è stato l’unico messaggio politico lanciato al presidente Donald Trump, che quest’anno ha deciso di non presenziare alla finalissima che si gioca nella capitale del woke, San Francisco. Sembra evidente che la Nfl sia riuscita a convincere i Green Day ad evitare le dichiarazioni politiche anti Maga che fanno parte da anni dei loro show. Meno controversa l’esibizione della cantante Brandi Carlisle che ha cantato la canzone patriottica America the Beautiful in una semplice versione acustica. Altrettanto sottotono l’esecuzione dello Star Spangled Banner, l’inno nazionale degli Stati Uniti, cantata da Charlie Puth con un accompagnamento classico e un coro gospel. Interessante come il previsto sorvolo dei caccia F22 sia stato rimpiazzato all’ultimo momento dal passaggio di due bombardieri B1 Lancer: gli intercettori sarebbero stati spostati per ragioni operative, forse legate ai movimenti di truppe in corso nel Golfo Persico. Due esecuzioni tradizionali, senza particolari controversie o momenti discutibili, forse in risposta alle troppe polemiche sull’halftime show di Bad Bunny.

1Q, dominano le difese, Maye in crisi

Prima del calcio d’inizio, gli allenatori di New England avevano lasciato capire che il piano della difesa per limitare il quarterback di Seattle Sam Darnold sarebbe stato simile a quanto visto contro C.J. Stroud dei Texans: usare al meglio la pass rush per mettere pressione al quarterback e logorare la linea offensiva dei Seahawks. I favori dei bookmakers di Las Vegas vanno tutti a Seattle, che dovrebbe vincere con un margine di 4,5 punti ma la prima sorpresa arriva con il lancio della moneta: New England vince ma decide di calciare la palla e ricevere l’ovale all’inizio del terzo quarto. Il primo drive dei Seahawks è tutto quello che i tifosi di Boston non avrebbero voluto vedere: Darnold e l’attacco di Seattle marciano rapidamente in avanti, conquistando primo down dopo primo down e portandosi rapidamente nella red zone. La difesa dei Patriots riesce a bloccare le corse di Seattle, che si vede costretta a calciare un field goal: 3-0 Seahawks dopo poco più di tre minuti nel primo quarto. Appena scende in campo l’attacco di New England le cose non vanno altrettanto lisce: la difesa di Seattle si conferma come molto ruvida, il che spiega perché coach McDaniels preferisca puntare sulle corse del running back Rhamondre Stevenson. Quando Drake Maye viene steso da Hall, New England perde alcune yard preziose; lo scramble del giovane quarterback al secondo down limita i danni ma, alla fine, i Patriots sono costretti al primo punt di giornata. Il successivo possesso dei Seahawks vede la difesa di New England mettere una pressione mostruosa su Darnold, costringendo Seattle ad un three-and-out nonostante un possibile break al terzo down. Il secondo possesso per New England si rivela altrettanto complicato per Drake Maye, che subisce l’ennesimo sack da Witherspoon, confermando la sofferenza della linea offensiva contro l’implacabile pass rush dei Seahawks. Il primo quarto si chiude con l’ennesima impresa della difesa dei Patriots: questo Super Bowl si conferma come una battaglia tra le difese.

2Q, crisi New England, Walker domina

Il drive dei Patriots viene bloccato ancora prima di partire: Seattle è in grado per ora di bloccare sia i lanci di Maye che le corse dei running back di New England. Il possesso dei Seahawks è altrettanto complicato, almeno fino a quando un raro errore della linea offensiva dei Patriots apre la porta a Walker, che fa quasi 30 yards di corsa. La prima giocata importante di questo Super Bowl LX viene seguita da un’altra corsa di Kenneth Walker III: la difesa di New England riesce a fermare il drive di Seattle, che è costretta ad accontentarsi di un altro field goal. L’attacco dei Patriots è costretto a risalire tutto il campo, cosa più facile a dirsi che a farsi. Dopo una breve corsa di Henderson, ecco l’ennesimo sack per Maye: il lancio breve per Diggs non basta per il primo down. Ennesimo flop dell’attacco di New England, che sta faticando sia nei lanci che nelle corse: per portare a casa il settimo titolo della Nfl sarà necessario trovare nuove soluzioni. Appena l’ovale torna a Seattle, nuova corsa da nove yards per Walker, vera e propria spina nel fianco dei Patriots: 85 yards finora per il running back di Seattle. Il lancio per Cooper Kupp è il preludio per l’ennesima corsa centrale per Walker che vale un altro primo down. Il drive di Seattle viene fermato dalla difesa di New England, che costringe i rivali al punt: posizione problematica per Drake Maye, costretto a giocare dalla propria zona di meta. L’attacco è reduce da quattro stop consecutivi e deve iniziare a macinare yards: una breve corsa di Stevenson alleggerisce un po’ la pressione fino a quando Maye non trova Douglas ed il primo down. Una falsa partenza mette i Patriots con le spalle al muro e l’Hail Mary di Maye non trova Hollins. Nuovo punt e nuova occasione per Seattle di allungare prima dell’intervallo: il buon ritorno di Shaheed facilita il compito dei Seahawks, come la ricezione di Kupp e le corse di Walker e Holani. Seattle è vicina alla linea del field goal ed ha ancora 32 secondi per tentare di trovare il primo touchdown. Un incompleto controverso su Kupp concede a Darnold un ultimo tentativo per andare nella end zone: il lancio per Smith-Njigba viene quasi intercettato dal fortissimo cornerback Gonzales. Il field goal va a segno: il primo tempo si chiude sul 9-0 per i Seahawks.

Halftime, quanti hanno cambiato canale?

Mentre sta per iniziare il controverso show con l’artista portoricano Bad Bunny, quasi sei milioni di spettatori si sono sintonizzati su YouTube per l’All American Halftime Show, spettacolo alternativo organizzato da Turning Point Usa, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk. Uno spettacolo di tutt’altro tenore, con nomi meno conosciuti, a parte l’headliner Kid Rock ma più in sintonia con la sensibilità dell’America profonda, quella che ne ha avuto abbastanza del woke. Nel frattempo sulla Nbc, Bad Bunny mette in scena uno spettacolo totalmente in spagnolo, una celebrazione della cultura latina diretta al pubblico internazionale ma che lascia basito l’americano medio. Notevole il fatto che, a parte Lady Gaga, sono quasi del tutto assenti cantanti o ballerini bianchi. La reazione del pubblico dello stadio varia molto: c’è chi applaude, chi fischia e chi lascia il posto per andare a bere qualcosa. Considerato che gran parte del pubblico presente non è appassionato di reggaeton o trap, nessuno o quasi conosce le canzoni cantate. I tanti riferimenti culturali di Porto Rico lasciano intendere che questo fosse uno show dedicato al pubblico del Centro e Sud America, paesi nei quali la Nfl vorrebbe espandere la propria presenza. La reazione su X e sui vari social media segue in buona parte la faglia che divide l’America in due universi incapaci di comunicare in maniera normale. Lo spettacolo era sicuramente ben congegnato, con buone coreografie ed alcuni intermezzi curiosi ma il fatto che quasi tutta l’audience avrebbe avuto bisogno dei sottotitoli è difficile da superare. D’altro canto, la presenza di artisti molto conosciuti come Lady Gaga e Ricky Martin ha garantito comunque un buon livello di star power. Cose che si sarebbero potute evitare? La presenza del “prezzemolino” Pedro Pascal, il messaggio sul megaschermo “l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore” e le ultime parole di Bad Bunny, “noi restiamo qui”, un chiaro riferimento alle polemiche sugli illegali e l’Ice. La cosa di cui, però, parleranno tutti in America sono le curve degli ascolti: quanti saranno stati gli americani ad aver cambiato canale?

3Q, Maye nel pallone, niente touchdown

Quando, finalmente, si torna a parlare di football, tutti i riflettori su Drake Maye, che ha vissuto un primo tempo di estrema sofferenza contro l’arcigna difesa di Seattle. Il primo lancio è troppo arretrato per Douglas mentre la corsa di Henderson sulla sinistra guadagna quasi 7 yards ma l’ennesimo incompleto di Maye costringe i Patriots all’ennesimo punt. Il drive di Seattle è di tutt’altra consistenza, una combinazione tra corse brevi e lanci un po’ pericolosi che consentono a Darnold e compagni di superare di slancio la linea di metà campo. La difesa di New England, che ha tenuto in partita finora la squadra di coach Mike Vrabel, inizia a soffrire e lascia sempre più spazio alle corse di Walker. Drive finora disastroso per la difesa dei campioni della Afc, costretta ad arretrare play dopo play grazie alle corse che consentono a Seattle di fare quello che l’attacco guidato da Maye non è mai riuscito a fare, ovvero mettere una serie di primi down uno dietro l’altro. Alla fine, però, quando entra nella red zone (le ultime 20 yards prima del touchdown), Seattle viene sistematicamente bloccata dalla difesa dei Patriots. Nuovo field goal per Jason Myers e tre punti che rendono davvero complicata la situazione di New England, che finora non è stata in grado di operare gli aggiustamenti necessari nel lungo intervallo. Appena la palla torna ai Patriots, continua il calvario di Drake Maye, incapace di recapitare l’ovale ai suoi ricevitori, coperti in maniera asfissiante dalla difesa dei Seahawks. L’attacco di New England ha accumulato finora poco meno di 100 yards, tre volte meno di quanto fatto da Darnold e soci. Il sack dell’uomo di linea Williams fa perdere yards al quarterback dei Seahawks e Seattle è costretta a riconsegnare l’ovale a New England, che partirà da circa metà campo. Il nuovo drive è molto inconsistente, con alcune scelte discutibili di Maye: l’incompleto su Boutte è l’ennesima doccia fredda per i tifosi dei Patriots, che stanno soffrendo le pene dell’inferno. La palla torna a Seattle per l’ennesimo three and out ma la difesa continua a fare il suo dovere: ci vuole un fallo della difesa per garantire un primo down ai Patriots ma Maye non è mai in grado di fare un lancio senza pressione. Alla fine Maye perde il pallone e consente alla difesa dei Seahawks di conquistare il pallone a 37 yards dalla end zone di New England.

4Q, non è proprio serata per i Patriots

Mentre i Seahawks continuano a bruciare secondi preziosi ed avanzare sul campo, la situazione di New England si fa sempre più disperata. Il primo down guadagnato da Cooper Kupp porta Seattle nella red zone e, stavolta, la potente secondaria dei Patriots non può niente: Barner è tutto libero e Darnold gli recapita l’ovale per il primo touchdown di questo Super Bowl dominato dalle difese. Per risalire da uno 0-19 in soli 14 minuti servirebbe un quarto quarto leggendario, di quelli che hanno reso Tom Brady il giocatore più decisivo nella storia del football americano. Purtroppo per i fedelissimi di Boston e dintorni, la bandiera dei Patriots si è ritirata qualche anno fa. Proprio quando la finalissima sembrava chiusa a tripla mandata, l’arcigna difesa di Seattle concede quegli spazi che Drake Maye stava cercando fin dal primo minuto. Il quarterback dei Patriots riesce finalmente a sbloccarsi e fa un mezzo miracolo, recapitando due passaggi precisissimi che consentono a New England di accorciare le distanze grazie al touchdown di Mack Hollins. Il tempo per recuperare non manca di sicuro, visto che mancano ancora 12 minuti e 27 secondi prima della fine del tempo regolamentare. Il successivo possesso di Seattle si conclude con l’ennesima occasione mancata da Darnold, che non riesce a passare il pallone al suo ricevitore, che aveva spazio per segnare un facile touchdown. Pessimo il ritorno del punt dei Patriots, costretti a partire dalle proprie quattro yard: alla fine ci pensa Stevenson a togliere New England da una situazione pericolosa e continuare il drive della speranza. Molto pericoloso il lancio di Maye in profondità per Hollins, che per un niente evita l’intercetto: d’altro canto i Patriots hanno bisogno di due touchdown per conquistare la vittoria e poco meno di \0 minuti a disposizione. Alla fine, però, Maye sbaglia a leggere la situazione e viene beffato da Love, che intercetta l’ovale e ritorna fino alle 40 yards dei Patriots. Seattle si deve ancora accontentare di un field goal, convertito ancora dal precisissimo Myers, che batte il record del Super Bowl in quanto a punti segnati da un kicker. I Patriots si giocano le ultime residue chance con un buon drive che viene brutalmente interrotto da un intercetto della difesa raccolto da Nwosu, che segna un touchdown difensivo. Con la gara già decisa, si entra nel proverbiale garbage time, gli ultimi minuti che spesso servono a rendere meno pesanti le sconfitte. Alla fine arriva il touchdown di Stevenson che riesce a ricevere un passaggio molto basso di Maye: la conversione da due punti non viene ricevuta da Hunter Henry, lasciando il punteggio su un eloquente 29-13.

Il touchdown segnato da Walker viene annullato da un fallo commesso dalla linea offensiva di Seattle ma questa partita ha già detto tutto quel che doveva dire. Trionfano meritatamente i Seahawks: molto su cui riflettere per i Patriots e per Drake May, che tornano a casa con parecchie recriminazioni.

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