Aria di blitz per sesso e affari e spuntano anche le bombe

nostro inviato a Bari

Tira una strana aria a Bari, e non è lo scirocco, è aria di déjà vu. Il capoluogo pugliese, epicentro giudiziario con le tre inchieste che puntano su malagestione e intrecci tra politica e imprenditoria della sanità regionale, vive un momento di strana calma nella settimana che ha visto arrivare in città i componenti della commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale.
Una visita che la dice lunga sulla delicatezza del momento. Non è venuto il presidente, Ignazio Marino, candidato alla segreteria nazionale del Pd, proprio mentre a Bari si vive un braccio di ferro tra correnti del partito in vista della scelta del segretario regionale. Per non dire delle voci sulla ricandidatura di Nichi Vendola alle prossime regionali, considerato che il governatore non vive il suo miglior momento. Non c’è nemmeno Salvatore Mazzaracchio, vicepresidente della Commissione ed ex assessore regionale alla Sanità nella giunta Fitto. Insomma, la partita giudiziaria in questi giorni è anche politica, e proprio oggi in via Nazariantz, sede della procura, si insedia Antonio Laudati, il nuovo procuratore capo.
Sabato i riflettori si sposteranno invece sulla Fiera del Levante, dove arriverà per la cerimonia di inaugurazione il premier, Silvio Berlusconi. Proprio nei dintorni del quartiere fieristico, ieri, sono state trovate due bombe a mano di fabbricazione inglese. Erano per strada, vicino al lungomare. Secondo gli inquirenti non si tratta di residuati bellici: sono di produzione recente e perfettamente in grado di esplodere. Le ha trovate una pattuglia di carabinieri e bersaglieri impegnata nei controlli di sicurezza in viale Maratona, tra il vecchio stadio e la fiera: una era sotto un albero, l’altra in un’area di parcheggio. Forse – è la pista più accreditata – è solo un gesto dimostrativo in una guerra tra clan per la gestione dei parcheggi. Ma è un segno della tensione.
La «bomba» che accoglierà il presidente del Consiglio, però, potrebbe essere un’altra. Una svolta improvvisa nell’inchiesta del pm della Dda Pino Scelsi, indagine che a margine degli accertamenti sul giro di affari nel settore delle protesi sanitarie dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini aveva già riservato al premier la grana mediatica della escort Patrizia D’Addario. Si parla di nuovi arresti, dopo quelli dell’ex socio di Tarantini, Max Verdoscia, e di un presunto pusher (entrambi ora ai domiciliari), sempre relativi al filone droga.
Un filone parallelo al principale, e in fondo strumentale a quello sul business sanitario, in quanto gli stupefacenti secondo la procura sarebbero stati un «benefit» per ingraziarsi amicizie importanti, e finalizzati – come in gran parte anche le «ragazze immagine» e le escort - a migliorare le entrature nel filone principale d’inchiesta: accessi privilegiati nelle forniture di protesi ad Asl e ospedali. Eppure già in occasione dei primi arresti del mese scorso si è accostato l’argomento cocaina alle serate in Sardegna, alle feste nella maxivilla che Tarantini aveva affittato in costa Smeralda proprio per curare le «pubbliche relazioni» della sua azienda. Ma la via mediatica per Villa Certosa è stata breve, anche se solo come insinuazione, e nonostante le smentite dei diretti interessati.
Di certo, il tintinnar di manette intorno a personaggi che sui giornali sono stati accostati al premier e considerati vicini al Pdl (per quanto lo sviluppo delle inchieste baresi sia stato poi dirompente nei confronti del centrosinistra), dopo i mesi di esposizione mediatica con i racconti della D’Addario sulle serate a Palazzo Grazioli, potrebbero far temere una trappola in caldo per il fine settimana. Non certo una riedizione dell’avviso di garanzia arrivato a Berlusconi in occasione del G7 di Napoli, 15 anni fa. Ma semmai un tentativo indiretto di coinvolgerlo nelle indagini pugliesi. Diventate troppo imbarazzanti per il Pd e per i partiti che governano la regione.