Da Armstrong a Hammett se la (mala)vita è tutta un jazz

Gangster che assumono artisti come Kid Ory, detective che ascoltano Davis. In un libro gli "strani" rapporti tra letteratura gialla e musicisti maledetti

Da Armstrong a Hammett se la (mala)vita è tutta un jazz

Ovunque ci sia un night fumoso e un po' decadente c'è una bionda provocante e misteriosa, c'è un gruppo eterogeneo di loschi figuri e nell'aria brumosa di solito s'espandono le note ora rabbiose ora rilassate di un'orchestra jazz. Al suono di una tromba fa spesso eco quello secco di uno sparo e - al di là dei luoghi comuni - non si possono negare le indissolubili «relazioni pericolose» tra il jazz e il romanzo poliziesco o hard boiled, come racconta Franco Bergoglio nel saggio mozzafiato Sassofoni e pistole (Arcana, pagg. 330, euro 17,50), che racconta la storia della musica preferita dagli autori di thriller di ieri e di oggi, «di sparatorie a tempo di swing, di cantanti platinate e ispettori fanatici di Miles Davis». In fondo gli investigatori privati e i jazzmen agiscono nello stesso modo; da Maigret a Mike Hammer girano attorno a un delitto di cui si conosce tutto tranne il colpevole, e agiscono improvvisando, come fanno Charlie Parker o John Coltrane. Conta di più «come» lo dicono di «cosa» fanno. Se i romanzi di Raymond Chandler fossero canzoni, le interpreterebbe il sax rotondo di Stan Getz. Autori noir, jazzisti e personaggi dei thriller sono (quasi sempre) scontenti, disadattati, sul confine tra legge e delitto, presi da quel blues che suonano o ascoltano per rinfocolare la malinconia (vedere in proposito i racconti Dead Man Blues, titolo di un brano del picaresco pianista Jelly Roll Morton , scritti da Cornell Woolrich nel '48 sotto lo pseudonimo William Irish o La musica del diavolo di Walter Mosley , storia romanzata di Robert Johnson).

La letteratura (e il jazz) non si fanno coi bravi ragazzi né coi buoni sentimenti, come diceva André Gide, così in romanzi come Giorno degli angeli di Robert Ferrigno, l'ex spacciatore trasformato in detective Danny ascolta in un club A Ghost of a Chance (With You), pezzo del 1932 di Bing Crosby (interpretato anche da Billie Holiday e di recente da Diana Krall) o nei racconti di Richard Stark i cattivi bevono birra al ritmo del jazz e ascoltano i sax - splendidi e antitetici tra loro per suono e volume - di Lester Young e Coleman Hawkins. Negli anni '20 e '30 del secolo scorso - quando Hammett e Chandler pubblicavano sulla rivista Black Mask - il giallo era visto come una proiezione moderna dell'epopea del Far West e «i detective hard boiled come cowboy in giro per le strade della città, uomini della frontiera senza frontiera». Non a caso in libri come Hot Kid di Elmore Leonard c'è un'apparizione di Jay McShann, ma c'è anche la musica country tradizionale della Carter Family e il western swing di Bob Wills.

Sappiamo dal leader nero dei diritti civili e autore di canzoni James Weldon Johnson che fu il musical Darktown Follies (1913) a lanciare la moda del ragtime e il «Rinascimento di Harlem». La rinascita di Harlem come polo culturale ebbe i suoi effetti anche sul giallo, soprattutto con The Conjure Man Dies scritto nel 1932 da Rudolph Fischer, caposaldo della letteratura noir afroamericana pieno di riferimenti alla musica nera e centrato su un brano allora molto di moda, You Rascal You (portata al successo anche da John Fogerty dei Creedence). Questo romanzo è talmente popolare nell'iconografia afroamericana, da fare il paio con Mumbo Jumbo di Ishmael Reed, che negli anni Settanta codificò la nuova detective story afroamericana. Decine sono i romanzi gialli che hanno Harl em come sfondo; da Corri uomo corri di Chester Himes (con un povero uomo di colore che si rifugia tra le braccia di una cantante jazz) per arrivare al James Bond di Vivi e lascia morire, dove l'accompagnatore di 007, Leiter, girando per i club della zona dice, descrivendo il glorioso Savoy Ballroom: «Tutti hanno cominciato su quella pista. Tutte le grandi orchestre di jazz americano che avete ascoltato sono orgogliose di aver suonato qui una volta: Duke Ellington, Louis Armstrong, Cab Calloway, Noble Sissle, Fletcher Henderson. Questa è la mecca del jazz e del jive».

Nella realtà, musica e malavita andavano a braccetto e ispiravano decine di racconti. Accadeva nel quartiere a luci rosse di Storyville, a New Orleans, dove gli artisti si esibivano nei più luridi bordelli; accadeva sulle strade del Mississippi, dove i bluesmen itineranti spesso finivano male, come capitò a Robert Johnson, avvelenato da un marito geloso in un juke joint del Mississippi. Accadde a Chicago con l'avvento del Proibizionismo. Partì così la vendita clandestina di alcolici e la «jazz age» celebrata da Fitzgerald. I gangster nei locali facevano lavorare gli artisti neri, salvandoli dall'indigenza. Nel club di George Delsa suonarono i re del jazz come Buddy Bolden (che poi impazzì ed ebbe una vita degna di un mistery celebrata in un libro da Michael Ondaatje), King Oliver e Freddie Keppard; Earl Hines e Ethel Waters erano tra i preferiti di Al Capone; quando King Oliver rifiutò di suonare al Cotton Club, fu emarginato e finì dimenticato...

Il jazz nel noir comunque non ha perso la sua forza ai nostri giorni, ad esempio con i racconti di Michael Connelly che ha inventato Harry Bosch, versione anni Novanta del vecchio detective, il quale nel tempo libero si allena a suonare il sax tenore sotto l'occhio esperto dell'anziano Sugar Ray. Ma gli esempi citati da Bergoglio, le canzoni, gli artisti, le frasi topiche sono centinaia, da L'inferno non ha fretta di Charles Williams, dove l'eroina maledetta canta - dopo una scena di sesso - Easy to Love di Cole Porter , a Ammazzando sotto la pioggia di James Patterson passando per i grandi francesi come Boris Vian e Léo Malet. Non resta che fare come l'autore: infilarsi l'impermeabile, caricare la pipa e buttarsi nella giungla. Magari per trovare il raro Killing Jazz. A Detective Story di Cristopher B. Booth (1928), dove il jazz (musica del diavolo) viene usato per far prendere un colpo apoplettico a un rel igioso.

Commenti