Arrivano all’Aem i documentari di scienza e natura

Igor Principe

Un luogo comune vuole che le parole «documentario scientifico» suscitino immediate associazioni alle seguenti idee: lentezza, torpore, noia. Si tratta però di una visione obsoleta, sconfessata non solo dal crescente interesse riscosso negli ultimi anni dalla divulgazione scientifica, ma anche dalla capacità dei documentaristi di realizzare prodotti che non siano soltanto filmati, ma quasi dei film.
A questa caratteristica - l'eccellenza cinematografica abbinata all'autenticità scientifica - guarda da 18 edizioni Sondrio Festival, di cui è prossima la diciannovesima (dal 10 al 16 ottobre). In Valtellina si è affermato come l'appuntamento di maggior rilievo nel panorama culturale: una mostra internazionale su parchi e aree protette, costituita da una rassegna di documentari provenienti da ogni angolo del pianeta. Constatata la crescita nel tempo, gli organizzatori hanno deciso di stimolarne quella nello spazio aprendosi a una dimensione regionale. Ecco perché quest'anno ci sono due anteprime milanesi della rassegna. La prima, ospitata ieri alla Casa dell'Energia Aem in piazza Po, con il documentario dell’austriaco Michael Schlamberger premiato dalla giuria del pubblico nella passata edizione. Il secondo appuntamento è per il 4 ottobre con una proiezione riservata alle scuole e dedicata all'area marina delle Secche di Tor Paterno, a Roma. Il 23 ottobre sarà proiettato il film che vincerà l'edizione 2005, alla quale partecipano 11 finalisti, selezionati da una giuria di naturalisti ed esperti di cinema su 60 opere giunte a Sondrio da ogni dove.
«Portare il Festival a Milano non è solo una sfida con il pubblico di una grande piazza», dice Giuseppina Fàpani Antamati, assessore alla Cultura di Sondrio e presidente Assomidop (ente che organizza l'evento). «È soprattutto un modo per diffondere a largo raggio le tematiche trattate dai documentari. Argomenti importanti che riguardano il rapporto dell'uomo con la natura».

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