Sessantuno minuti che sanno tanto di campagna elettorale. Tanto dura l'intervento di Giorgia Meloni che ai piedi di Castel Sant'Angelo chiude la ventisettesima edizione di Atreju, la più lunga e partecipata di sempre con 9 giorni di dibattiti e oltre 100mila presenze.
La premier rivendica sì i risultati del governo e non dimentica il repertorio identitario caro al centrodestra. Ma, soprattutto, tra una citazione di Nanni Moretti e una di Cetto La Qualunque, mette nel mirino la sinistra e il Pd in particolare, a conferma che la corsa verso le elezioni politiche del 2027 è ormai iniziata. E il primo bersaglio è proprio Elly Schlein, che a differenza degli altri leader dell'opposizione ha deciso di non partecipare ai dibattiti della kermesse. Li ringrazia uno a uno, da Giuseppe Conte a Matteo Renzi, passando per Carlo Calenda, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. E poi affonda: "Questo è il luogo in cui il valore delle persone si misura solo sui contenuti e chi scappa dimostra di non avere quei contenuti". "Con il suo nannimorettiano mi si nota di più se vengo o se non vengo per niente - aggiunge - ha comunque fatto parlare di noi". Segue altra frecciata: "La cosa divertente è che il presunto campo largo l'abbiamo riunito noi Atreju e l'unica che non si è presentata è quella che dovrebbe federarli. Contenti loro".
Meloni mette poi in fila una sorta di pantheon al contrario della sinistra. Cita Francesca Albanese, "nuova eroina a cui il Pd sta regalando riconoscimenti mentre lei partecipa giuliva a incontri con leader di Hamas". "Ha detto che l'assalto" alla redazione della Stampa "sia di monito", aggiunge, e "i paladini della libertà di stampa muti". Poi tocca a Ilaria Salis, che "nonostante ora guadagni quindicimila euro al mese non ha ancora dato indietro i soldi all'Istituto delle case popolari di Milano per le sue occupazioni abusive". Ce n'è anche per Maurizio Landini, che oggi "insieme al Pd si indigna perché vendono Gedi e non ci sarebbero garanzie per i lavoratori". Ma, affonda, "quando chiudeva Stellantis ed erano gli operai a perdere il lavoro, tutti muti. Anche Landini che faceva interviste a Repubblica contro il governo e fischiettava". Infine Greta Thunberg, che piace "ai finti ambientalisti della Ztl". Nei giorni scorsi l'attivista svedese ha criticato il governo, quindi - dice Meloni - potete "stare tranquilli" perché "siamo ancora dalla parte giusta della storia".
E in più di un passaggio le critiche alla sinistra si fanno persino irridenti, come quando evoca il Mercante in fiera e la carta della pagoda per dire che "si portano sfiga da soli" e "ogni volta che parlano male di qualcosa poi va benissimo", come accaduto con "le macumbe su Atreju" che "è stata l'edizione più partecipata di sempre". Affonda il colpo anche quando ricorda il riconoscimento che la cucina italiana ha ottenuto dall'Unesco. "A sinistra - dice - hanno rosicato così tanto che è una settimana che mangiano tutti dal kebabbaro, roba da matti".
Prima della chiusa con l'inno di Mameli e l'immancabile A mano a mano di Rino Gaetano, un passaggio anche sulla riforma della giustizia e il referendum sulla separazione delle carriere. Non inciderà sui destini dell'esecutivo, che - ribadisce per l'ennesima volta - rimarrà "in carica fino alla fine della legislatura". Quindi "fregatevene di me" e "votate nel merito" e "per voi stessi", perché "non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco, ultimo caso di una giustizia che va profondamente riformata". E sulla magistratura affonda il colpo anche quando parla dei centri in Albania.
"L'Ue - dice - sta lavorando a un regolamento sui Paesi sicuri per mettere al riparo le nostre decisioni dalle sentenze della magistratura politicizzata". "I centri funzioneranno, ma grazie ai giudici con un anno e mezzo di ritardo. E - conclude - chi dice che si configura un danno erariale, rispondo che il tema c'è ma non è al governo che va imputato".