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Un dialogo toccante con la "sua" Firenze e i grandi del passato

Dall’esordio alle ultime opere su carta: un’esperienza mistica

Un dialogo toccante con la "sua" Firenze e i grandi del passato
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da Firenze

A Firenze apre «la mostra dei sogni di Mark Rothko», maestro dello spirituale nell'arte, gigante dell'arte moderna. Sono le parole del figlio Christopher per descrivereRothko a Firenze, che porta oltre 70 opere nelle sale rinascimentali di Palazzo Strozzi e poi, commovente appendice, in due luoghi a lui cari: il Museo di San Marco, «casa di Beato Angelico», e la Biblioteca Medicea Laurenziana, progettata da Michelangelo (da sabato fino al 23 agosto, catalogo Marsilio Arte). «È l'ultima che seguirò con questo coinvolgimento», ci dice Christopher Rothko. Con Elena Geuna cura una mostra che è una guida alla contemplazione di Rothko.

Storia minima di un artista ad alta densità: Rothko nasce Rotkovic nel 1903 a Dvinsk, allora Impero Russo, oggi Lettonia, da famiglia ebrea. È il solo in casa a frequentare la scuola talmudica. La famiglia emigra in America, lui entra a Yale ma poi molla, va a New York, insegna arte ai bambini («lavoro che adorava»), a 30 anni fa la prima mostra. Diventa cittadino americano, studia filosofia, si sposa, si separa, si risposa: a metà anni Quaranta matura lo stile Rothko: campiture irregolari di colori intensi (i Multiforms). Arrivano la fama, i progetti leggendari degli anni 60 e 70 (i Seagram Murals, la Rothko Chapel), vive disprezzando gli agi (non l'alcol), si ammala, si suicida. Segue un'epica lotta tra gli eredi e la Marlborough Gallery per i diritti delle opere (il Rothko Case, vince la famiglia). Il resto è storia recente: quotazioni da record, dipinti virali su Instagram Dopo l'esposizione nel 2023 alla Fondation Louis Vuitton di Parigi (850mila visitatori), tutto sembrava già detto, e invece no: in questa mostra (con prestiti da Tate, Met, Pompidou, Guggenheim Bilbao) si avverte la ricerca di un senso oltre la soglia, oltre quella linea chiara che taglia in due quasi ogni dipinto, fatto di rettangoli dai bordi sfumati. Le foto non rendono: Rothko, la sua texture cangiante, è un'esperienza da vivere di persona, in silenzio.

La mostra approfondisce il legame dell'artista con la città, che visitò nel 1950 e nel '66. Al Museo di San Marco si perse per ore, ipnotizzato dalla capacità di Beato Angelico di evocare il trascendente nel quotidiano. Del vestibolo della Biblioteca Laurenziana ha memoria tattile quando realizza i Seagram Murals commissionati per il Four Seasons (restituirà i soldi, giudicando l'ambiente inadatto: oggi sono in parte alla Tate). Davanti allo scalone michelangiolesco sono esposti due suoi studi, al Museo di San Marco cinque sue opere dialogano in altrettante celle, in assonanza con la pittura beata di Fra Angelico.

A Palazzo Strozzi un percorso cronologico-cromatico ci guida dal primo autoritratto alla stagione surrealista, dalle tavolozze gialle e rosse a quelle più verde-blu, granata-porpora e infine il black and grey della malattia e le ultime tenui opere su carta, di una bellezza disarmante.

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