Domenico De Maio, 40 anni da poco compiuti, è direttore del dipartimento Education & Culture della Fondazione Milano Cortina 2026. Quando lo incontriamo ha da poco terminato un incontro in una scuola secondaria del centro di Milano: ha presentato e portato agli studenti l'esperienza diretta di un atleta paralimpico.
Un mese di Giochi olimpici e paralimpici non sono soltanto sport e medaglie...
«Una delle grandi intuizioni di Milano-Cortina è stato inserire nel contratto madre un impegno concreto nei confronti degli studenti. Uno dei primi passi è firmare un accordo strategico con il ministero dell'Istruzione per creare anche una vero programma educativo. Da lì è nato il progetto Gen26».
Ce ne parli.
«Il progetto si basa su tre pilastri: la promozione dei valori sportivi olimpici e paralimpici; la diffusione di una cultura della salute attraverso il movimento; la creazione di nuove competenze in grado di organizzare un nuovo grande evento sportivo».
Quanti studenti siete riusciti a coinvolgere?
«In questi anni almeno due milioni di ragazzi sono entrati a contatto con la realtà olimpica, basti pensare alle mascotte dei Giochi ideate da una scuola di Catanzaro o ai Flo, pensati e realizzati da un istituto di Segrate».
Si parla tanto di legacy, di eredità alla città.
«Un evento su tutti, la Winter Games Week, una settimana di sport ed eventi lanciata nel 2023 che in tre edizioni ha coinvolto mezzo milione di studenti in tutta Italia, ventimila solamente a Milano. Ora, grazie al commissario Ue Glenn Micallef, verrà istituita, a partire febbraio 2027, una settimana europea dedicata agli sport invernali, ispirata al modello di Milano Cortina 2026».
E sul fronte culturale?
«Non abbiamo pensato a commissionare singoli eventi, piuttosto alla creazione di una comunità culturale, un luogo di confronto permanente. I Giochi hanno portato in questi anni almeno 30 milioni di maggiori investimenti verso l'ecosistema culturale a cui hanno aderito le principali istituzioni: dal Carnevale di Venezia alla Triennale di Milano; da Trento al circuito culturale lombardo. Modello positivo è stato l'assessorato regionale alla Cultura guidato da Francesca Caruso che ha stanziato 3 milioni di euro per progetti ispirati ai valori olimpici e alla montagna».
Poi ci sono i due grandi eventi: quanti giovani studenti siete riusciti a portare su campi di gara?
«Al termine dei Giochi, saranno oltre 40mila quelli che saranno riusciti a seguire gratuitamente una competizione in uno dei 4 cluster di queste Olimpiadi diffuse. Almeno 8mila soltanto nella città di Milano. Vogliamo che le nuove generazioni possano vivere in prima persona l'energia dei Giochi e comprendere, il valore dello sport come strumento di crescita, rispetto e consapevolezza».
Domani inizieranno le Paralimpiadi: cosa significa per un ragazzo poterle guardare da vicino?
«Le Paralimpiadi sono un'occasione straordinaria per promuovere una cultura dell'inclusione che non si esaurisce nell'evento sportivo. Significa investire sul futuro e contribuire a costruire una società più attenta, consapevole e aperta alle differenze, che poi sono ricchezze».
Ha lavorato sei anni alla Fondazione per un evento che si concentra in poco più di un mese. Come ha visto crescere Milano?
«Sono entrato che il comitato era composto da poco più di venti persone ed è cresciuto fino a 4.000. È stata un'esperienza ad alto impatto sociale, e Milano ha risposto con orgoglio a queste Olimpiadi. In un momento come questo, fortemente divisivo, i Giochi hanno messo tutti d'accordo, restituendo alla città una nuova internazionalità».
Quindi Milano-Cortina non termina il 15 marzo...
«Nient'affatto.
L'obiettivo di Gen26 e dell'Olimpiade culturale è stato anche quello di creare progetti che possano restare nel tempo, sia immateriali - come le competenze acquisite sul campo - sia materiali, penso alle numerose opere d'arte sorte sull'onda olimpica che spaziano dall'arte alla cultura fino alla lirica. E poi nel 2028, Valtellina e Dolomiti ospiteranno gli Yog, le Olimpiadi invernali giovanili».