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Gli anarchici da carte bollate di Askatasuna provano a zittire il Giornale. Cerno: fanno pena, non paura… almeno i loro 'padri' criminali non frignavano dalla mammina

Ieri, i signorini dei centri sociali ci hanno fatto recapitare una lettera scritta dai loro avvocati in cui ci diffidano dal continuare a fare il nostro lavoro

Gli anarchici da carte bollate di Askatasuna provano a zittire il Giornale. Cerno: fanno pena, non paura… almeno i loro 'padri' criminali non frignavano dalla mammina
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Ci mancavano gli anarchici fighetti che prima sprangano lo sbirro e poi frignano da mammà. Quelli che ci mettono con la testa in giù, ma almeno noi una testa ce la abbiamo. Loro invece sfasciano le città, picchiano i poliziotti, assaltano le redazioni dei giornali: insomma, fanno gli anarchici, i delinquenti che destabilizzano lo Stato.

E poi, come un qualunque figlio di papà della borghesia benpensante (quelli che detestano per finta), vanno a piagnucolare dagli avvocati, chiedendo loro di intimidirci e di tappare la bocca alla libera stampa. Almeno quei delinquenti, da Valpreda a Cospito, avevano le palle. Loro hanno le spalle (ben coperte).

Parliamo degli anarchici del centro sociale Askatasuna di Torino, una calamita che attira ogni genere di criminalità politica da tutta Europa e della quale da molto tempo ci occupiamo con reportage e inchieste giornalistiche. L'ultima l'ha firmata il nostro Francesco Boezi. Un articolo dettagliato e informato nel quale raccontiamo le intercettazioni in cui i membri di Askatasuna insultano, tra le altre cose, le loro compagne ebree, i partigiani e le vittime del terrorismo. Una notizia talmente vera e verificata che li ha fatti impazzire.

Ieri, i signorini dei centri sociali ci hanno fatto recapitare una lettera scritta dai loro avvocati in cui ci diffidano dal continuare a fare il nostro lavoro, cioè raccontare i fatti ed, eventualmente, anche

i loro misfatti. Una lettera intimidatoria, ma coerente con lo spirito di questi anarchici da operetta e dei loro amichetti islamisti, che mettono le donne nei recinti a pregare e poi vengono a insegnare a noi la libertà.

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