La querelle sulla famiglia del bosco rischia di far scoppiare una crisi diplomatica tra Italia e Australia. «Il governo australiano ci faccia tornare a casa» ha detto l'altra sera Catherine Birmingham, la mamma dei tre bambini a cui il tribunale dei minori dell'Aquila ha sospeso la capacità genitoriale assieme al papà, il britannico Nathan Trevallion, per colpa delle cattive condizioni igienico-sanitarie in cui vivrebbero i bambini, privi anche secondo i giudici di una istruzione adeguata e oggi ospitati in una casa famiglia a Vasto da oltre tre mesi.
L'appello al premier australiano Anthony Albanese è rimbalzato sul quotidiano Sydney Morning Herald dopo la trasmissione della tv australiana 60 Minutes, quando i genitori della bambina di otto anni e dei gemelli di sei, allontanati dalla famiglia da oltre quattro mesi, davanti alle telecamere hanno lanciato un appello straziante: «Mi sento vuoto di dentro, pieno di tristezza - ha detto Trevallion al programma - i miei figli non si meritano quello che sta succedendo loro. Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei figli».
Il Garante dei minori Marina Terragni si è già espressa favorevolmente al ricongiungimento, secondo la psicologa responsabile del servizio minori della struttura di accoglienza di Vasto (che ospita anche la madre) Lucia Fiorillo la donna non rispetterebbe le regole e aizzerebbe i bambini contro gli educatori impedendo loro di partecipare alle attività, tanto che il tribunale dei Minori potrebbe valutarne il trasferimento in un'altra sede. Quanto allo psichiatra Tonino Cantelmi e alla psicologa Martina Aiello, consulenti della famiglia Trevallion, la donna e i bambini meriterebbero «una casa più idonea».
Il padre invece ieri ha trascorso circa un'ora e mezza nello studio degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, a Chieti. Con lui c'era anche Rachael, la sorella della moglie arrivata insieme alla madre circa un mese fa dall'Australia. Ai giornalisti, fotografi e cameraman che li attendevano in strada, davanti al portone dello studio, Nathan non ha rilasciato dichiarazioni.
Come sappiamo tra pochi giorni (forse già giovedì) si dovrebbero sapere gli esiti delle perizie disposte dallo stesso tribunale sulla loro capacità genitoriale, curate dalla consulente tecnica nominata dal tribunale, Simona Ceccoli, che le ha affidate alla psicologa Valentina Garrapetta, accusata - di pregiudizio dai legali dei genitori - come ha rivelato la Verità - per aver già criticato la famiglia anglo-australiana sui social media. I bambini sarebbero anche vittima di atti di autolesionismo come segni di morsi sulle mani, secondo quanto avrebbe riferito la madre ma i responsabili della struttura nelle loro relazioni inviate al tribunale - che sarebbero naturalmente molto ostili al ricongiungimento famigliare - non ne avrebbero fatto cenno. Secondo il suo racconto il figlio di notte si sveglierebbe urlando e chiedendo aiuto proprio alla madre. Nei prossimi giorni i bambini saranno anche sottoposti ad alcuni test psichiatrici.
Da qui l'appello all'Australia, Paese natale di mamma Catherine che a suo dire l'avrebe «delusa» perché non avrebbe aiutato a sufficienza la coppia.
«Non possiamo tornare in Australia, il nostro cavallo Lee è troppo vecchio e non può volare ancora. Un'opzione per noi è rimanere in Europa, per ricominciare tutto daccapo». Ovunque ma non in Italia. Un'altra bella botta alla credibilità della nostra magistratura.