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Dipendente dall’intelligenza artificiale a 20 anni: il primo caso in Italia

La ragazza è in cura al Serd di Mestre dopo essersi isolata e aver dialogato solo con l’algoritmo. Per i medici è la punta dell’iceberg

Dipendente dall’intelligenza artificiale a 20 anni: il primo caso in Italia
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Qualcuno lo temeva e, purtroppo, è accaduto. Anche in Italia abbiamo il primo caso di dipendenza da Intelligenza artificiale. Una ragazza di vent'anni, arrivata a chiudersi completamente agli altri e a dialogare solo con l'algoritmo, è adesso in cura presso il Serd di Mestre.

Siamo di fronte al lato oscuro della tecnologia avanzata. A livello mondiale, questa dipendenza è già conosciuta e viene chiamata GAID, ossia Generative Artificial Intelligence Addiction Syndrome. I primi casi sono stati riconosciuti tra il 2024 e il 2025. Tra i più noti abbiamo quello di un 50 di Taiwan, che aveva sviluppato un legame ossessivo con un'amante virtuale, e poi il caso di un quattordicenne in Florida, diventato dipendente da un chatbot sulla piattaforma Character.AI. Ad oggi, i numeri sono in aumento.

Era quindi solo questione di tempo prima che il primo episodio venisse riscontrato anche in Italia. A dare l'allarme è stata la Usl di Venezia, che ha riportato il caso di una ventenne costretta a rivolgersi al Serd per disturbi da dipendenza comportamentale. La giovane aveva trovato nell'AI una vera e propria amica alla quale riferire tutto. Attualmente il centro ha in cura circa 6 mila pazienti con vari tipi di disturbi, ma questo è il primo che vede coinvolta l'Intelligenza artificiale.

Il timore è che il problema possa estendersi e che sempre più giovani possano soffrire. L'algoritmo, del resto, è programmato per rispondere sempre e in modo gentile e positivo. Mediante il costante dialogo, l'AI arriva a conoscere la persona che le sta parlando e questo la porta a dare risposte sempre più accurate e attese dal suo interlocutore. Persone sole, adolescenti che non sono riusciti a trovare delle reali amicizie, possono effettivamente legarsi all'algoritmo, trovando in esso quel conforto e quella comprensione che non riescono a percepire altrove. Dunque si isolano, diventando ancora più dipendenti dall'AI.

La ventenne veneziana era arrivata a convincersi che l'Intelligenza artificiale fosse l'unica ad ascoltarla e a capirla. Compresa la situazione, i suoi familiari sono fortunatamente intervenuti in tempo.

"Per noi è come la punta di un iceberg, in un servizio che è storicamente marchiato come quello rivolto ai tossicodipendenti", ha dichiarato a Il Gazzettino la dottoressa Laura Suardi, primario del Serd che ha in cura la giovane. La Suardi ha spiegato che l'algoritmo "man mano che impara a conoscerti sa dare delle risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche molto più di un tuo coetaneo, rafforzando progressivamente quella che sembra essere una relazione amicale.

Diventa un problema quando non la si sa gestire, quando diventa un unico orizzonte di riferimento".

Limitare o vietare l'uso di cellulari e computer serve fino a un certo punto. In caso di disturbi comportamentali è importante rivolgersi a dei professionisti.

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