Era prevedibile che i genitori del tredicenne che ha tentato di uccidere la sua prof firmassero senza indugio il consenso per il trasferimento in comunità del piccolo killer. Era peraltro immaginabile che gli stessi fossero descritti sotto choc, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del ragazzino: «Mi spiace non averla uccisa, i prossimi sarebbero stati papà e mamma». Del resto in questa storia atroce non c'è nulla che sembri possibile: un bambino che dalla sua cameretta, forse con poltrona da gaming regalo di Babbo Natale, ordina pistole scacciacani, materiale esplosivo, felpe con la scritta rossa «vendetta». Un bambino che paga con carta di credito, riceve pacchi al suo indirizzo di casa, che ha illimitato accesso a qualsiasi piattaforma digitale. Davvero misterioso, anche perché al momento non è emerso nessun profilo di inadeguatezza dei genitori. In effetti i vigili mamma e papà avevano subodorato che qualcosa non andava nel bimbo: l'avevano portato da una psicologa per provare a guarirlo da quell'ansia generata dal rapporto conflittuale con la scuola e in particolare con una professoressa ostile. Poi, preoccupati per i persistenti livelli di disattenzione, impulsività e iperattività avevano anche chiesto la certificazione Adhd. E, se il bimbo a un certo punto non avesse stabilito di eliminare la sua fonte di frustrazione, di certo gli alacri genitori, di fronte a voti bassi, avrebbero reclamato giustizia al preside o fatto ricorso al Tar. Una catena di deleghe di responsabilità in nome del «bene del bimbo» che nella fragilità della preadolescenza si deforma in delirio di narcisismo, in «io mi merito tutto, e chi non me lo riconosce io lo distruggo, tanto nessuno può farmi niente». E così, nell'unico comunicato dei genitori si pretende un'indagine sui plagi ricevuti dal bimbo.
Intanto oggi hanno arrestato un altro minorenne che cercava complici per un attentato terroristico, anche lui dalla cameretta con la porta chiusa a chiave perché la privacy dei nostri figli è ormai un diritto inalienabile, oltre che una gran comodità. Intanto direbbe De Amicis: i Franti esistono. E possono essere i nostri figli.