Onesta è una parola che ricorre spesso nel linguaggio di Carlotta Manni, mamma di Stella, content creator e figura di riferimento sui social network sul tema della maternità e della genitorialità. Onesta perché è così che Carlotta ha voluto raccontare la sua storia, una di quelle che racchiudono più vite in una: sei anni vissuti a New York poi il ritorno forzato in Italia, il trasferimento ad Aruba per inseguire un altro sogno poi il rientro in pianta stabile a Viterbo per cominciare una nuova vita. Carlotta è onesta nel modo di parlare e raccontarsi, di quella onestà che non ti indora la pillola, che non gira intorno al problema ma piuttosto ti dice le cose come stanno, con schiettezza. Il suo percorso su Instagram nasce nel 2020, Carlotta aveva già lasciato New York - dove ha vissuto per diversi anni - portandosi dietro un bagaglio pesante fatto di sogni non realizzati, una bambina di pochi mesi, Stella, due cani, un trasloco internazionale e un marito, Gianmarco, costretto a rimanere nella Grande Mela a lavorare per poter pagare gli affitti arretrati.
"Rientrata in Italia mi sono trovata che non potevo lavorare fuori casa, Stella era una bambina ad alto contatto e non avevo aiuti, quindi ero impossibilitata a fare qualsiasi cosa. Mi stavo dedicando al mio profilo Instagram, pensando di aprire un piccolo store online. In realtà poi ho visto che i social erano anche la mia valvola di sfogo e servivano in primis a me; mi accorgevo che quello che vivevo io non era solo mio, cioè che la maternità non è tutta rosa e fiori. All'inizio il profilo era più di divulgazione, perché sono una persona a cui piace informarsi, sapere, essere aggiornata sugli argomenti, per cui avevo iniziato a condividere informazioni con le mamme e questo veniva apprezzato. Poi, essendo anche un mio spazio, ho iniziato a parlare anche di quello che io provavo e sentivo e mi sono accorta che c'erano tante persone che provavano le stesse cose, che mi ringraziavano perché si sentivano capite e non giudicate. Questo mi ha dato la spinta. Ho pensato: "Non solo io posso sentirmi meno sola, condividendo la mia esperienza di mamma, ma posso anche aiutare persone che si sono sentite sole come me".
C'è stato un video, un post che ha segnato un punto di svolta nel tuo percorso social?
Quando io ho iniziato i reel non erano ancora molto usati, andavano molto di più i post fotografici. Infatti quando ho aperto il profilo io scrivevo dei pensieri e pubblicavo delle foto di Stella. Poi, con la divulgazione, successivamente sono subentrati i reel, ecco in quel periodo c'è stato un video che è stata - diciamo così - una svolta: un reel nel quale mi sono esposta un po' di più. Avevo una serie di video e foto in cui piangevo con Stella in braccio, contenuti che spesso vengono criticati sui social. Voglio precisare che non è che mi facessi sempre video mentre piangevo, qualcuno lo fa anche per esorcizzare il proprio momento no; fatto sta che vivevo h24 sola in casa con Stella, ero esausta e mi arrivavano messaggi da mio marito o mia sorella tipo "Come va?" e io rispondevo "va così", condividendo con loro una foto o un video mentre piangevo. Erano video per testimoniare cosa accadeva, non li avevo fatti con l'idea di pubblicarli. A un certo punto, però, li ho messi tutti insieme in questo reel per comunicare che essere madre non è sempre bello. Ovviamente smorzavo la situazione mostrando anche i lati positivi, cercavo di far passare il concetto che non c'è niente di male a mostrare anche la parte più brutta e fragile della maternità. Ecco, mi ricordo che avevo circa 3 mila follower e mi svegliai il giorno dopo con 500mila visualizzazioni. Così ho capito che c'era bisogno di normalizzare anche questo aspetto della maternità. Ma il vero boom è arrivato quando ci siamo trasferiti ai Caraibi: con tanti reel condivisi con costanza il profilo è iniziato a salire tanto.
Nella tua bio su Instagram hai scritto "mamma onesta", in molti invece definiscono le mamme come te, che parlano della propria esperienza e magari danno consigli sui social, "mamme guru". Cosa ne pensi di questa definizione?
Trovo questa definizione brutta. Credo che sia più giusto dire che ci sono persone che trovano bello condividere con altre persone la propria esperienza. Quando si tratta di genitorialità si toccano corde molto delicate. Già è difficile ammettere - come genitore - di sbagliare, eppure tutti sbagliamo, ma la differenza è che oggi c'è molta più informazione rispetto a prima. Ci sono persone che si prendono la briga di prendere queste informazioni e cercare di metterle in pratica e persone che invece rimangono sulle vecchie posizioni e non si informano. Quando poi c'è quella persona che cerca di informare gli altri e di portare la sua esperienza - non perché è una "mamma guru" ma perché si è presa la briga di leggere, studiare e documentarsi - allora sei attaccabile e spesso solo perchè non sei un professionista (anche se alle volte se la prendono pure con loro). Allora, ragionando così, non posso neppure dare una ricetta perché non sono uno chef stellato. Attraverso il mio profilo non sto facendo terapia, sto solo dando informazioni che sono reperibili, che può prendere chiunque, solo che io mi prendo la briga di documentarmi e condividerlo con altre mamme. Credo che a volte, sui social, molti sentano il bisogno di screditare a prescindere. Io specifico sempre che è la mia esperienza.
Di fatto sei una content creator. Con il tempo questa attività si è trasformata in un vero e proprio lavoro che assorbe le tue giornate. Come funziona il tuo lavoro?
Diciamo che quello che arriva al pubblico è la punta dell'iceberg, ragione per cui spesso si crede che il nostro non sia un lavoro e che non facciamo niente. In realtà, dietro c'è molto lavoro: creazione di contenuti, sponsorizzazioni e in merito a queste ultime c'è tutta una parte legata al rapporto con il cliente. Io e mio marito non siamo seguiti da un'agenzia facciamo tutto da soli e ci occupiamo di tutto dalle mail di collaborazione alla realizzazione delle campagne di Adv, seguendo tutto l'iter. Si tratta di un lavoro lungo che richiede cura e molte correzioni fino alla pubblicazione online. Più c'è la parte personale con i video che pubblico per mantenere la community attiva. Purtroppo dall'altra parte questo, essendo una cosa nuova, non è ancora percepito come un lavoro. La cosa bella è che c'è una grande flessibilità in questo lavoro, quindi mi posso permettere di dire a mia figlia: "Oggi stiamo a casa e facciamo l'albero di Natale". Poi magari lavoro la notte. D'altro canto è un lavoro che non conosce pause, io non stacco mai. Non c'è domenica, non c'è vacanza, non sto mai davvero ferma.
Com'è il tuo rapporto con i follower? C'è la tua community che ti segue e ti sostiene ma immagino ci sia anche una parte negativa, che è rappresentata dagli haters.
Sì e la parte negativa è sicuramente quella più difficile da gestire. Mi ci sono scontrata tanto perché avendo una pagina che tratta di genitorialità sono più soggetta alle critiche. Diciamo che la situazione ultimamente si è alleggerita perchè prima i miei contenuti erano più virali, adesso la visibilità si è abbassata in generale quindi se sei meno virale rimani più nella tua community. In più ho cambiato anche un po' la mia comunicazione, perché nella maternità continua a esserci una parte di difficoltà ma rispetto a prima, quando Stella era più piccola, le cose sono cambiate ovviamente. Ora mio marito è a casa, i nonni ci aiutano, economicamente va meglio, io sto meglio; quindi la mia comunicazione non può più essere la stessa di quando ero mamma di una bambina piccola, totalmente assorbita da lei e dalla maternità. Non sono più quella persona, quindi devo raccontare anche altro. Ora che Stella è cresciuta sto cercando anche di esporla meno, sono più attenta, la mostro ancora sul mio profilo ma in modo diverso. Però quando i miei video erano virali - e si parlava molto di "maternità onesta" o di disciplina dolce - ho preso una marea di insulti e cattiverie e a tratti tutto questo è pesante. Io sono una persona forte, ma immuni alla cattiveria non si è mai. Molti si sentono in diritto di poter dire qualsiasi cosa solo perché ti esponi pubblicamente, ma un conto è la critica e un conto sono gli insulti. Le critiche le accetto, la maleducazione e la cattiveria no. Poi c'è un altro grande problema: c'è un'analfabetismo funzionale diffuso. (Secondo i dati OCSE colpisce il 35% degli adulti in Italia, ndr) Allora penso: io l'ho detto, l'ho spiegato, l'ho scritto. Se tu non capisci, più di questo non posso fare. E' un limite tuo. Fare contenuti più leggeri è sicuramente più facile.
Sulla tua pagina hai parlato anche di temi forti come l'interruzione volontaria di gravidanza e l'aborto: quanto è stato difficile aprirti con i tuoi follower?
Il paradosso è che nella vita reale a malapena mio marito mi vede con le lacrime agli occhi. Io mi commuovo con grande facilità, anche davanti ai cartoni poiché sono fin troppo empatica, ma faccio molta fatica a piangere davanti agli altri dei miei dolori. Invece mi è capitato su Instagram di piangere, parlando delle mie esperienze. Non è stato facile, perché quando parli di queste cose la delicatezza è poca e se c'è la persona che ti capisce, c'è anche quella che ti insulta. Questo rende tutto ancora più duro e difficile perché tu hai già un dolore, un senso di colpa, e qualcuno ti ci mette il carico. Però è bello che, dall'altra parte, ci siano persone che si sentono capite e supportate e sono queste persone che mi hanno sempre dato la carica per continuare a farlo comunque, perché è giusto che anche argomenti forti vengono normalizzati.
Come nasce l'idea del libro "Mi sei caduta dentro"?
Parto col dire che sono una figura privilegiata per la visibilità che ho sui social. In un certo senso mi sono sentita anche un po' in colpa con coloro che provano a scrivere, a pubblicare da una vita e non trovano editori e magari sono anche più bravi di me. L'idea di scrivere un libro è nata da un contatto: mi hanno scritto svariate case editrici tra cui Mondadori e, contentissima della loro mail, ho detto subito sì. Anche perché nella mia vita avrei sempre voluto scrivere un libro, mi è sempre piaciuto scrivere. La casa editrice avrebbe preferito una sorta di manuale sulla disciplina dolce, ma a me quell'idea avrebbe messo comunque in difficoltà non avendo una professione consona. Forse avrei venduto molto di più, ma non ho sentito totalmente mio il progetto; io volevo scrivere la mia storia, per mettere nero su bianco tutto il mio percorso dall’interruzione di gravidanza alla ricerca di maternità, passando per l’aborto spontaneo.
È stato terapeutico scrivere la tua storia?
Da un lato è stato terapeutico, dall'altro è stato devastante perché per scrivere il libro ho dovuto attraversare di nuovo tutto, anche cose che avevo messo via e mi sono fatta dei bei pianti. Il libro non ha avuto un grandissimo successo, perchè se cerchi un romanzo non è che devi prendere per forza il mio - le cose che nascono da Instagram sono più i manuali - però va bene così. Le persone che lo hanno letto mi hanno dato dei feedback che per me valgono più del resto. Quelle persone che si sono sentite comprese, che mi hanno detto "sei riuscita a esprimere quello che io non riuscivo a dire a parole" oppure "Mi dai speranza".... queste sono le cose che per me hanno valore.
Come content creator che futuro ti aspetta? Hai altri sogni, idee, come può evolversi il tuo progetto social?
Io sono molto proiettata sul presente e non sono una persona strategica. Ci penso ma neanche troppo. Diciamo che sarei una bomba di idee ma poi le lascio lì, non concretizzo e magari finisce che queste idee le mettono in pratica altri creator. In realtà un piccolo progetto c'è, sta per uscire, ed è legato ai viaggi. Con Stella ci siamo spostati tanto anche in aereo (e su questo ha scritto l'e-book "Viaggia in grande con i piccoli") e siccome quando viaggiamo ho sempre dato tanti consigli che piacciono per il 2026 abbiamo in programma di fare almeno quattro viaggi di gruppo in famiglia da fare con i nostri follower.
Negli anni ci siamo accorti che Stella, essendo figlia unica, quando incontrava altri bambini il viaggio cambiava in meglio sia per lei che per noi, così abbiamo deciso di fare questa cosa. È anche un modo per incontrarsi con i follower e viaggiare alla nostra maniera rispettando i tempi e le esigenze delle famiglie ma vivendo pienamente i luoghi che visitiamo.