Leggi il settimanale

Milano, il Pride cambia orario per il caldo. Polemiche e defezioni ancora prima di iniziare

Sarà forse ricordato come il Pride delle polemiche, tra chi sostiene che l'evento andasse rimandato a causa delle temperature, le tante defezioni, e chi protesta per la questione palestinese

Milano, il Pride cambia orario per il caldo. Polemiche e defezioni ancora prima di iniziare
00:00 00:00

Mancano poche ore al corteo del Milano Pride, che è stato confermato per la giornata di oggi, sabato 27 giugno. Alla fine l'evento si farà nonostante le altissime temperature attese, è stato infatti deciso di procedere, limitandosi a far slittare l'orario di partenza in avanti, ovvero dalle 15.30 si è passati alle 17.00. Una scelta che ha destato non poche perplessità, se non vero e proprio malcontento da parte di qualcuno.

Al corteo sono attese decine di migliaia di persone, in una giornata in cui si toccheranno facilmente i 40°. Città come Parigi, strette nella morsa del caldo, hanno deciso di rimandare la parata a settembre, proprio per tutelare la salute delle persone. A Milano, invece, si è deciso di andare avanti, come affermato dal sindaco Beppe Sala: "Il programma a Milano non cambia, ci sarò anche io. Vieterò le bibite alcoliche e nei prossimi giorni apriremo una discussione per spostare la data della parata, ma a partire dall'anno prossimo".

Le assenze di quest'anno

L'irriducibilità del primo cittadino non ha tuttavia incontrato la piena approvazione dei partecipanti, e già gira voce di importanti assenze. Il consigliere regionale di Patto civico e attivista Luca Paladini, ad esempio, ha già fatto sapere che non ci sarà, pur con grande rammarico. "Conosco il mio quadro clinico da persona fragile e sono spaventato all'idea di stare ore per strada", ha spiegato, riferendosi ai propri problemi di cuore. "Perché non pensare per le prossime edizioni a una soluzione affinché nessuno - anziani, bambini, malati - debba rinunciare alla manifestazione?". Anche sui social non sono mancati i commenti polemici. Tra chi non partecipa c'è il Tempio del Futuro Perduto, una delle più grandi comunità culturali indipendenti d’Europa, con oltre 100.000 persone iscritte e più di 1 milione di visitatori. Alla base della scelta del centro culturale meneghino c'è il presunto "rainbow washing" messo in atto da partiti politici e aziende. "Noi siamo sempre stati uno dei carri più seguiti del Milano Pride e negli ultimi anni ci siamo sentiti sempre più a disagio", dice a LaPresse Tommaso Dapri, fondatore di Tempio. "Non sono solo gli sponsor a fare rainbow washing - prosegue - Certo sono la cosa più eclatante e anti-etica, ma il problema è che c’è una parte di partiti politici, completamente istituzionali, molto lontani da comunità e movimento, tipo il Partito democratico per citarne uno, che si è appropriata sempre di più del Pride. Come facciamo quindi a partecipare a un Pride in cui c’è un partito che vota per la guerra, per il riarmo e per togliere soldi alle scuole, agli ospedali, ai centri culturali. Questo è il nostro problema principale, è l’ipocrisia che c’è alla base", spiega ancora Dapri che denuncia anche la mancanza di trattative trasparenti tra l'organizzazione del Milano Pride e gli sponsor nonché gli ingenti investimenti che è necessario fare ogni anno per poter sfilare con il proprio carro.

I punti sanitari con acqua e zone d'ombra

Oltre all'orario modificato, l'organizzazione del Milano Pride ha fatto rafforzare i servizi di assistenza e sono stati istituiti punti sanitari, dove sarà possibile trovare acqua e zone d'ombra. Il corteo terminerà all'Arco della Pace, intorno alle ore 19.00. Ma sarà sufficiente? Come se ciò non bastasse, a infiammare l'evento non è solo il caldo di questi giorni. Non sono infatti mancate polemiche di altro genere. A pochi giorni dal Milano Pride, locali storici come Borgo delle Perse e LeccoMilano hanno fatto sapere che non sfileranno con il loro carro per protestare contro il mancato sostegno dimostrato dal coordinamento della manifestazione nella battaglia contro le nuove ordinanze comunali sulla movida.

Le polemiche sulla questione israelo-palestinese

Ci sono state poi contestazioni sul documento politico del Pride, in cui si trovano riferimenti alla guerra israelo-palestinese. Ad alcuni non è piaciuto l'uso delle parole "genocidio a Gaza". La presidente di Arcigay Milano Alice Redaelli ha tuttavia ribadito che la posizione del Pride sulla difesa dei diritti umani è sempre stata trasparente e molto chiara. "Parteciperò al Milano Pride, non mi faccio intimidire da antisemitismo dilagante", ha fatto sapere il giornalista Klaus Davi, come riportato da Quotidiano Nazionale. “Ci andrò con la Kippah colorata arcobaleno Lgbt che mi ha regalato Raffaele Sabbadini, presidente di Keshet Italia”. E ancora: “Se l'Arcigay ama così tanto i nostri stessi assassini è un problema loro. Forse avrebbero bisogno di uno psicologo”. Ma c'è chi ha deciso di non sfilare proprio per la questione palestinese. Davi ha affermato di rispettare la scelta di Keshet, del consigliere comunale Daniele Nahum e del senatore Ivan Scalfarotto, che invece non parteciperanno.

Sulla questione, gli organizzatori del Pride hanno dichiarato di non aver ricevuto alcuna richiesta di partecipazione da parte di Keshet Italia, l'organizzazione Lgbtqia+

ebraica che mesi fa aveva denunciato l'esclusione di un proprio carro dalla 
partecipazione del Pride di Roma, salvo poi partecipare grazie alla mediazione del Comune, ma solo sfilando a piedi e senza un carro dedicato.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica