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Niente smartphone sotto i due anni, la nuova linea guida del Regno Unito. Ma il problema sono gli adulti e come li usano

La misura nasce da un dato: nel Regno Unito il 98% dei bambini di 2 anni usa schermi ogni giorno, e da una pressione crescente sul governo perché affronti un problema che non riguarda più soltanto il contenuto, piuttosto l’abitudine precoce a una forma di attenzione passiva e intermittente

Niente smartphone sotto i due anni, la nuova linea guida del Regno Unito. Ma il problema sono gli adulti e come li usano
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Come sono cresciuto nella mia infanzia? Con ore e ore di Goldrake, Jeeg Robot, Mazinga, Candy Candy (fino a prima dei dieci anni), e poi scorpacciate di telefilm come Supercar, A-Team, L’uomo da sei milioni di dollari (in Italia grazie a Silvio, se era per la mamma Rai ci saremmo fermati a Goldrake e SuperGulp, a quell’età sarebbe stato un trauma) e chi più ne ha più se ne ricordi, e sono ricordi bellissimi. Un po’ come tutti quelli che hanno chiamato generazione Z. Siamo venuti su scemi? Chi sì e chi no, indipendentemente da quello. Come crescono adesso? A me fanno ridere, non i bambini e ragazzini ma gli adulti e i legislatori.

Vado al sodo: il Regno Unito ha appena pubblicato linee guida nazionali che raccomandano niente schermi sotto i 2 anni e non più di un’ora al giorno tra 2 e 5 anni, con indicazioni ulteriori contro gli schermi ai pasti e nell’ora prima di dormire, contro i video veloci “stile social” e a favore dell’uso condiviso con gli adulti. La misura nasce da un dato: nel Regno Unito il 98% dei bambini di 2 anni usa schermi ogni giorno, e da una pressione crescente sul governo perché affronti un problema che non riguarda più soltanto il contenuto, piuttosto l’abitudine precoce a una forma di attenzione passiva e intermittente.

Ora, considerate che in genere questo genere di linee guida sollecitate dal governo sono l’anticamera di una possibile legge, come sta succedendo nell’UE e anche oltreoceano: l’Austria ha annunciato un divieto dei social sotto i 14 anni, dichiarando esplicitamente di voler colpire gli effetti degli algoritmi additivi e dei contenuti dannosi, in Francia la camera bassa ha approvato a gennaio un divieto simile sotto i 15 anni, negli Stati Uniti una corte d’appello federale sta esaminando le leggi di Florida e Georgia che limitano l’uso dei social da parte dei minori. Le norme sono contestate dalle lobby tech in nome del Primo Emendamento, però il dato interessante è che negli Stati Uniti il problema viene ormai formulato non solo in termini di età minima, piuttosto di design della dipendenza. Tra l’altro Mark Zuckerberg, sotto processo, ha dichiarato che loro sistemi non riescono a controllare del tutto l’età degli utenti. Che Mark lo faccia o meno per paraculaggine aziendale il discorso mi sembra assurdo: i minori devono essere controllati dalle famiglie, non da Zuckerberg. Mentre per i grandi, beh, facciano loro, anche perché sono dentro lo stesso meccanismo, per questo non lo vedono per i figli. D’altra parte ci sono linee guida sul cibo, eppure il tasso di obesità negli adulti è altissimo. Ci sono linee guida sulle sostanze cancerogene (alcol, insaccati, ecc) ma la gente se ne frega (e per quanto mi riguarda deve fregarsene, il salutismo non è un obbligo per gli adulti).

Comunque sia, tornando al Regno Unito, non è che serva una circolare britannica per scoprire che a un bambino di due anni non si dovrebbe piazzare davanti uno smartphone o un tablet su Tik Tok come si mette un ciuccio in bocca. C’è una comodità familiare e pigrizia educativa con tablet e telefono usati come babysitter luminose per comprare mezz’ora di silenzio senza chiedersi che cosa si sta insegnando a un cervello che ancora si sta formando. A proposito: i danni cognitivi sui minori, sui cervelli in fase di sviluppo, sono ormai più che documentati. E quindi cosa facciamo: una circolare per non dare la vodka ai bambini per dormire? O ci devono arrivare da soli gli adulti? O gli adulti non ci arrivano perché sono troppo presi a scrollare, e quindi che male farà?

Oltretutto lo ha detto anche Vincenzo Schettini nell’ultimo Sanremo, usate meno il telefonino, fa male.

Chi è Schettini? Uno scienziato? No, l’insegnante che fa i soldi con i reel sulla fisica su Instagram e Tik Tok. Ecco, noi siamo messi così, e c’è poco da fare, però sui bambini, visto che li avete fatti, stateci attenti, la responsabilità è vostra, non delle piattaforme, signore mie.

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